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L’ HASTAG #CIAONE# FA RIMA SI’ CON “CIALTRONE” MA ANCHE CON “COGLIONE” !!!!!

18 aprile 2016

da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

Politica e dintorni

17/04/2016 23:16

Niente quorum. E i renziani passano alle offese

L’ex rottamatore: “La demagogia non paga”. Dal fronte del ‘sì’ c’è comunque moderata soddisfazione per l’affluenza

Niente quorum. E i renziani passano alle offese
Al referendum i votanti si fermano al 32%. Ma ad urne ancora aperte gli uomini del premier-segretario twittavano contro chi si recava alle urne

Niente quorum al referendum sulle trivelle. Il dato ufficiale è del 32,1%, mentre per la validità del referendum sarebbe servito il 50% + 1 votante.

Ma è ancora il dato politico a far discutere, con l’ennesima entrata a gamba tesa dei renziani, sempre più convinti di essere i padroni del Paese.

L’hastag #ciaone rivolto al quorum in un tweet di Ernesto Carbone, membro della segreteria del Pd, ha scatenato su Twitter una guerra di «cinquettii», tanto che l’hashtag è arrivato tra i top trend del giorno. Ma a criticare Carbone anche militanti del Pd che non hanno votato al referendum. «Prima dicevano quorum – ha scritto Carbone – Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare #ciaone».
«Trovo imbarazzante che in queste ore dirigenti di spicco del Partito democratico stiano irridendo a colpi di tweet quei cittadini che hanno scelto di votare al referendum e dunque di partecipare in modo attivo alla vita democratica del proprio Paese. Si tratta di un atteggiamento irresponsabile perché non sembrano rendersi conto che fra loro ci sono anche tanti iscritti ed elettori del Pd e che esaltare la scelta dell’astensione alla vigilia di importanti elezioni amministrative e pochi mesi prima di un altro referendum sulla Costituzione rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang per lo stesso Partito democratico», dichiara Miguel Gotor, senatore della minoranza Pd., sempre più convinti di essere i padroni del Paese.

In particolare, l’hastag #ciaone, scritto ad urne aperte e  rivolto al quorum in un tweet di Ernesto Carbone, membro della segreteria del Pd, renziano di ferro e perennemente in corsa per un posto quanto meno da sottosegretario, ha scatenato su Twitter una guerra di «cinquettii». Ma a criticare Carbone anche militanti del Pd che non hanno votato al referendum. «Prima dicevano quorum – ha scritto Carbone – Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare #ciaone».

«Trovo imbarazzante che in queste ore dirigenti di spicco del Partito democratico stiano irridendo a colpi di tweet quei cittadini che hanno scelto di votare al referendum e dunque di partecipare in modo attivo alla vita democratica del proprio Paese. Si tratta di un atteggiamento irresponsabile perché non sembrano rendersi conto che fra loro ci sono anche tanti iscritti ed elettori del Pd e che esaltare la scelta dell’astensione alla vigilia di importanti elezioni amministrative e pochi mesi prima di un altro referendum sulla Costituzione rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang per lo stesso Partito democratico», ha  detto Miguel Gotor, senatore della minoranza Pd.

“Comunque ciaone fa rima con cialtrone. #SIvotaSI”, ha commentato su Twitter Nicola Fratoianni dell”esecutivo nazionale di Sinistra Italiana.

E il premier? A urne chiuse un primo commento: “Ha vinto chi lavora sulle piattaforme, ha perso la demagogia e chi ha voluto la conta a tutti i costi.

Per il presidente della regione Puglia Emiliano, tra i maggiori promotori del referendum, l’affluenza del 30 % è comunque buona.

Polemiche anche sulla possibilità o meno di votare.

Il ”Comitato VOTA SI per fermare le trivelle” a Roma in particolare ha raccolto numerose segnalazioni da parte di cittadini che denunciano ostacoli nell’esercizio del voto:

“Alcuni cittadini hanno denunciato di aver trovato sbarrato il seggio dove erano soliti votare, come nel caso di Via della Magliana 296, senza aver avuto preventiva informazione dell”accorpamento del seggio da parte del Municipio di competenza. In alcuni seggi stanno conteggiando tra i votanti anche minorenni che non hanno diritto al voto. Grazie a scrutatori attenti è stato possibile riconteggiare correttamente i votanti ai fini del quorum”.

 

Igor Traboni

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TANTO  PER  FARVI  CAPIRE  CHI  E’  L’ AUTORE  DELL’ HASTAG #CIAONE#………. QUALCUNO  LO  CHIAMA  ONOREVOLE,  PER  ME  NON  HA  NULLA  DI  ONOREVOLE  E  MOLTO  DI  DISONOREVOLE !!!!

Patrick di Majan

da  SECOLO  D’ ITALIA

Usa computer del Senato per inviarsi minacce da solo: indagato deputato Pd

Di Redazione, il 14 maggio 2014
Ernesto-Carbone  Ernesto Carbone

Aveva denunciato la sua ex amante per stalking, accusandola di averlo perseguitato e minacciato più e più volte via mail, ma la sentenza di assoluzione della giovane ha fatto emergere un’altra verità: sarebbe stato lui, il deputato del PD Ernesto Carbone, a introdursi nella casella di posta elettronica dell’ex compagna e inviarsi quelle mail di minaccia.La giovane fu assolta un anno fa e nelle motivazioni il giudice Anna Tavernese precisava che

l’istruttoria ha fornito sufficienti elementi per affermare che sicuramente la persona offesa era abusivamente entrata nell’indirizzo di posta elettronica dell’imputata e da questo stesso indirizzo aveva poi inviato dei messaggi.

Oggi, a dodici mesi di distanza, Ernesto Carbone è stato iscritto nel registro degli indagati per accesso abusivo al sistema informatico e falsa testimonianza nell’ambito di un’indagine appena avviata. Qualche dettaglio in più su questa vicenda arriva dalle stesse motivazioni, secondo le quali

La testimonianza del Carbone è stata oltremodo lacunosa, disseminata di continui non ricordo, quasi a voler evitare di dichiarare il falso, ma comunque costellata di false dichiarazioni.

Poi un particolare ancor più curioso: quelle mail di minaccia inviate dalla casella di posta elettronica della donna a quella di Carbone sarebbero state inviate dai luoghi in cui lo stesso Carbone lavorava, in molti casi inaccessibili alla sua ex amante, a cominciare da Palazzo Madama. Il deputato, secondo l’accusa, avrebbe approfittato anche di un momento libero in Parlamento per inviarsi da solo email minatorie.

Lui nega ogni addebito e scarica la colpa su altri:

Non ho mai utilizzato la mail di quella persona e anche la mia casella è stata oggetto di intrusioni. E non è possibile che io abbia inviato mail dai pc del Senato, non ho mai avuto l’account necessario a usarli.

Saranno le indagini, ancora in corso, a fare chiarezza sull’accaduto.

Fonte: Crimeblog

 

* In data 20 ottobre 2015, l’on. Ernesto Carbone, contattando la redazione di Qelsi, ha chiesto di rettificare la notizia, sostenendo di essere stato assolto con sentenza definitiva da tutte le accuse. Il contenuto potete leggerlo qui.

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da  IL  FATTO  QUOTIDIANO.IT

 

Carbone (Pd), spese viaggi e cene: Sin Spa lo porta in tribunale. Lui: “Atto ritorsivo”

di | 12 dicembre 2014

Carbone (Pd), spese viaggi e cene: Sin Spa lo porta in tribunale. Lui: “Atto ritorsivo”

Palazzi & Potere
Il deputato renziano dovrà comparire davanti al tribunale civile di Roma per l’azione di responsabilità del Sistema informativo nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura di cui l’esponente democratico è stato presidente e ad per un anno: contestati i costi della carta di credito, soprattutto al ristorante

Le note curriculari inserite nella scheda personale della Camera dei deputati lo definiscono “esperto in politiche agricole e gestione di imprese”. Ma, ironia della sorte, è proprio il suo trascorso al vertice di un’impresa che si occupa, guarda caso, di agricoltura a creare ora qualche fastidio ad Ernesto Carbone. Asceso alle cronache per aver prestato la sua Smart all’allora futuro premier Matteo Renzi, l’onorevole avvocato, renziano della prima ora, componente della segreteria del Pd con delega alla pubblica amministrazione, innovazione e made in Italy, gettonatissimo ospite dei salotti televisivi, dovrà comparire davanti al giudice del tribunale civile di Roma (sezione specializzata in materia di impresa) per l’azione di responsabilità intentata contro di lui dal Sin Spa, il Sistema informativo nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura, sul quale transitano i 6-7 miliardi di finanziamenti europei per le imprese agricole.

“Spese fuori controllo”
Alla base della citazione promossa nei confronti del deputato del Pd dalla stessa società a capitale misto pubblico-privato (controllata dall’Agea, l’Agenzia pubblica per le erogazioni in agricoltura), che Carbone ha guidato tra l’aprile 2012 e lo stesso mese del 2013 come presidente e amministratore delegato, ci sono le presunte “irregolarità riscontrate dal Collegio sindacale per spese non riconducibili a fini aziendali” effettuate con la carta di credito del Sin. Strisciate per un totale di 23.335,73 euro, quasi la metà (10.732,75) per saldare i conti del ristorante, oltre a viaggi e trasferte (altri 2.964,44), alberghi (1.142,05), noleggio auto con conducente (1.452,29), voli aerei per Londra e la Croazia (4.563,20) e acquisto di biglietti del treno (2.481). Rilievi già oggetto di una lettera di contestazione del 14 febbraio scorso nella quale il cda del Sin spiegava che “per talune di queste spese (ristoranti) le giustificazioni” fornite da Carbone “non consentono di qualificarle come spese di rappresentanza”. Quanto a quelle per il trasferimento dal luogo di residenza a quello di lavoro, “non essendo mai stata assunta dal Cda alcuna delibera in merito”, non possono “essere poste a carico della società”. Poi ci sono i “voli aerei effettuati nei weekend estivi dal giugno ad agosto 2012 verso e dalla Croazia” e quelli “verso e da Londra” tra l’ottobre e il novembre dello stesso anno. Viaggi “difficilmente riconducibili agli scopi sociali”. Premessa che rimanda all’invito “a provvedere con cortese sollecitudine al rimborso a favore” del Sin delle somme contestate.

Il collegio dei revisori: “Conti al ristorante non qualificabili come spese di rappresentanza e viaggi non riconducibili agli scopi sociali”

Lo scontro Carbone-collegio revisori
Addebiti ai quali, come ricostruisce l’atto di citazione, Carbone risponde con una nota dell’8 aprile 2013. Dopo averla esaminata, il successivo 11 giugno (quando l’ormai neo-onorevole del Pd aveva già cessato l’incarico al Sin), il Collegio sindacale informa i nuovi vertici aziendali che “la rilevata assenza di giustificativi inerenti le spese” contestate sarebbe, secondo Carbone, “conseguente alla superficialità con la quale il Collegio avrebbe esaminato la relativa documentazione” dal momento che sul retro delle ricevute avrebbe annotato “espressa indicazione del relativo titolo di spesa”. Ma il collegio ribadisce “di aver esaminato tutti gli originali delle fatture” i quali “non riportavano alcuna indicazione del relativo titolo”. Di certo, le giustificazioni dell’ex presidente e amministratore delegato non sono bastate a convincere gli azionisti del Sin, che il 27 marzo hanno dato il via libera (con sei voti a favore e un astenuto) all’azione di responsabilità nei confronti del parlamentare del Pd.

Carbone: “E’ un atto ritorsivo”
Carbone non ci sta e sentito da ilFattoquotidiano.it parla addirittura di “atto ritorsivo” nei suoi confronti, meditando querele contro chi ha dato il via alla causa intentata nei suoi confronti. “Nella mia esperienza al Sin, che ho lasciato con un incremento degli utili di circa il 30%, mi sono ridotto lo stipendio da 480mila a 60mila euro lordi, ho tagliato gli emolumenti ai dirigenti ed eliminato tutti i benefit. Mi è capitato di bloccare dei pagamenti al collegio sindacale e questo, evidentemente, a qualcuno non è andato giù”, contrattacca l’ex presidente. Quanto alle spese con la carta di credito aziendale, tutto legittimo assicura lui: “Mi chiedono conto dei voli dalla Croazia, ma non dicono che il 14 e il 17 agosto stavo tornando in Italia per partecipare ai Cda del Sin – prosegue Carbone – Mi chiedono indietro poco più di mille euro per il noleggio con conducente, ma non dicono che durante il mio mandato ho rinunciato e restituito due Audi A6 a disposizione della mia carica”.

Ho lasciato con un incremento degli utili di circa il 30%, mi sono ridotto lo stipendio da 480mila a 60mila euro

L’omessa vigilanza sul dg
Ma oltre alla restituzione delle somme contestate, al deputato del Pd la sua ex azienda chiede anche il “risarcimento dei danni per omessa vigilanza sull’attività dell’allora direttore generale, Paolo Gulinelli“. Anche Gulinelli era inciampato sulle carte di credito. Il 10 ottobre 2014 è stato condannato in primo grado con rito abbreviato a due anni di reclusione con l’interdizione, sempre per due anni, dai pubblici uffici (pena principale e accessoria entrambe sospese) e al risarcimento dei danni in favore del Sin (da determinarsi in separato giudizio) che gli contestava spese per alcune decine di migliaia di euro, e di Almaviva, socio privato dello stesso Sin, quantificati in 15mila euro. Condanna scaturita dall’esposto, giunto in Procura il 5 dicembre 2012, nel quale il Collegio sindacale ipotizzava a carico di Gulinelli “l’uso di carta di credito aziendale per spese non riconducibili a fini istituzionali”, si legge nelle motivazioni di condanna dell’ex direttore generale. “Non avendo ricevuto delucidazioni fino al giugno 2012, il Collegio aveva chiesto spiegazioni all’allora presidente Carbone”. Che, il 22 ottobre dello stesso anno, risponde con una lettera richiamata in sentenza dal giudice: “…’all’esito delle verifiche effettuate’ non apparivano sussistere ‘comportamenti anomali’…”.

Ma il collegio dei revisori confermava le irregolarità. Così, il 16 gennaio 2013 Carbone scriveva un’altra lettera, questa volta all’Agea, per ribadire che “non erano emersi, alla data della nota ‘…elementi tali da giustificare una segnalazione nelle sedi competenti per sospette fattispecie di danno’…”. Ma evidentemente il tribunale che ha condannato Gulinelli deve averla pensata diversamente. Anche sulla questione dell’omessa vigilanza sull’operato dell’ex dg, Carbone respinge ogni addebito: “Sono stato presidente e amministratore delegato quando la persona che avrei omesso di controllare non era più direttore generale. Io non sono né la Guardia di Finanza né la magistratura: alcuni acquisti palesemente estranei all’attività istituzionale furono da lui rimborsati, ma rispetto ad una nota spese di un dirigente per un pranzo di rappresentanza io non avevo poteri ispettivi per sindacare quanto da lui dichiarato. Tra l’altro quando sono arrivato al Sin non c’era alcun regolamento sulle spese di rappresentanza, fui io a farlo adottare”. E adesso spetterà ad un altro giudice stabilire se l’azione intentata dal Sin nei confronti di Carbone, proprio per omessa vigilanza sull’operato di Gulinelli, sia o meno fondata.

Twitter @Antonio Pitoni

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