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CAMERATI E’ L’ ORA DELLA RISCOSSA……. BASTA FARCI BISTRATTARE DA DEMENTI, LADRI E CORROTTI !!!!

aprile 10, 2016

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HANNO  RIDOTTO  IL  PIU’  BELLO  PAESE  DEL  MONDO  IN  UNA  LATRINA  A  CIELO  APERTO!!!!

CI  HANNO  RIEMPITO  DI  DELINQUENTI  E  APPESTATI,  MA  IL  LORO  PROBLEMA  SONO  I  GADGET  CHE  RICORDANO  IL  VENTENNIO  FASCISTA……. MENTRE  LORO  RUBANO  TUTTO  QUELLO  CHE  POSSONO,  COMPRESI  I  RISPARMI  DELLA  POVERA  GENTE,  POVERA  GENTE  CHE  HA  PAURA  DI  USCIRE  DI  CASA  PER  COLPA  DI  TUTTA  LA  FECCIA  CHE  HANNO  LASCIATO  ENTRARE  E  CHE  CI  OBBLIGANO  A  MANTENERE  NEGLI  ALBERGHI,  MENTRE  NON  PASSA  GIORNO  CHE  NON  CI  SIA  UN  SUICIDIO  DI  UN  ITALIANO  A  CAUSA  DELLA  MISERIA…… MISERIA  CHE  LORO,  DEMENTI  E  DISONESTI,  HANNO  CREATO !!!!

CHE  D I O  VI  STRAMALEDICA  E  AUSPICO  CHE  IL  PRIMA  POSSIBILE  FACCIATE  LA  SUA  CONOSCENZA !!!!

Patrick di Majan

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da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

Una grande destra

10/04/2016 16:16

‘La prima fila ai giovani, a noi la prima linea dove si combatte’

Da Orvieto Francesco Storace ha parlato anche delle elezioni romane e della candidatura della Meloni. Critiche a Berlusconi e Renzi. Mentre su Fini…

'La prima fila ai giovani, a noi la prima linea dove si combatte'

 

“Rivendico l’obiettivo e l’aspirazione a una grande destra. È quello che manca all’Italia. Ha ragione chi dice che questo non è il partito di Alemanno e Storace. Sarebbe una sciocchezza incredibile. Abbiamo bisogno di una casa comune. Ci serve una stanza a destra, in cui non essere trattati come ospiti”.
Francesco Storace ha esordito il suo discorso al dibattito “Di nuovo una Grande Destra” andato in scena ad Orvieto.
“Dobbiamo fare un partitino? Abbiamo già dato. Dobbiamo fare un grande partito senza far prevalere le logiche che escludono e non includono. Negli ultimi mesi stavo tentando di dare grande fiducia a Giorgia Meloni come leader politico, ma diventa sempre più difficile se nel suo partito il criterio guida è sempre lo stesso: i miei sono sempre meglio dei tuoi”, ha sentenziato l’ex governatore interrotto da un lungo applauso.
Ma Storace ne ha per tutti, anche per Silvio Berlusconi: “Silvio, che capacità di discernimento hai se tutti i tuoi “figli” – Alfano, Verdini – sono andati tutti a sinistra?”, ha chiesto il segretario nazionale de La Destra.
E’ stata poi la volta dell’altro ideatore del Patto del Nazareno: Matteo Renzi, attuale presidente del Consiglio dei Ministri, in difficoltà per le inchieste che stanno colpendo il suo governo.
“Renzi annaspa, ironizza pesantemente su sentenze e prescrizioni ma da presidente del Consiglio ha depenalizzato un mare di reati. Si lamenta di guadagnare meno dei Presidenti delle Regioni: la prossima volta si faccia eleggere deputato e si renderà facilmente conto di aver migliorato il suo tenore di vita, se questo è il suo problema”, consigliandogli di leggere il libro scritto da Edda Negri Mussolini e Emma Moriconi “Donna Rachele: mia nonna. La moglie di Benito Mussolini”: “Racconta la storia di una donna che non aveva diritto alla pensione perché suo marito faceva il presidente del Consiglio e per venti anni non ha preso un centesimo. Non è nostalgia – ha marcato –  è esempio”.
Durante il suo lungo discorso, Storace ha affrontato anche il frazionamento del centrodestra a Roma, dove sono in campo Alfio Marchini, Guido Bertolaso e anche Giorgia Meloni, discesa in campo nonostante la gravidanza.
“Non ho un’avversione personale per Meloni. Giorgia, vuoi fare il sindaco? Bene, parliamone. Non chiediamo posti, non ci interessano assessori o vicesindaci ma programmi. Un programma che eviti a Roma l’umiliazione del PD e dei 5Stelle. Da domani attendiamo risposte. Altrimenti siamo in campo”, ha chiarito Storace, sottolineando: “Se da 4 candidati dobbiamo averne uno, voglio vedere anche gli altri andarsene. Lo avevo già detto: “Giorgia, se decidi di candidarti, anche da incinta, lavoreremo il doppio” ma voglio capire se i nostri voti sono graditi o no”.
Ma l’ex governatore del Lazio ha le idee chiare sulle caratteristiche che dovrebbe avere il prossimo sindaco di Roma: “Voglio un sindaco-governatore con una città che abbia i poteri legislativi della regione; voglio far diventare proprietari i più poveri con il mutuo sociale; voglio garantire che nelle case popolari e negli asili abbiano accesso le famiglie degli italiani prima di quelle straniere; voglio che tutte le strade di Roma siano illuminate, la chiusura dei campi rom in sei mesi e che i vigili urbani siano impegnati seriamente contro ogni forma di abusivismo commerciale; voglio difendere gli ambulanti da una direttiva odiosa come la Bolksteinen, convenzionare negozi e mercati con una social card comunale, la carta di credito dei poveri e non più quella del sindaco, per risparmiare sulla spesa; voglio l’assunzione dopo ben sei anni dei vincitori dei concorsi; voglio che le giovani coppie possano essere aiutate a sposarsi con una moratoria fiscale locale per i primi tre anni di vita di ogni figlio; voglio utilizzare l’urbanistica come la leva per creare lavoro contro i signornò che bloccano gli investimenti; voglio cinema e teatri in ogni municipio, centrale e periferico, della città e voglio il completamento delle linee B e C della metropolitana; voglio un’amministrazione in prima linea nella lotta alla corruzione, con l’istituzione della centrale unica degli appalti, il codice etico per gli amministratori e l’adozione delle norme tagliamani come quelle approvate su nostra proposta in Regione”, ha spiegato con tenacia.
La conclusione è per la rinascita della destra: “Nessuno ostacolo ci ferma se la voglia di volare è più forte della paura di cadere”, citando poi un passaggio di una mozione congressuale di tanti anni fa: “Gli ideali sono come le stelle, non possiamo raggiungerli ne dimenticarli. Ma tracciamo la rotta in base ad essi”.
“Noi veniamo da una storia da dove in nome di un ideale ci si poteva morire, e chi purtroppo è capitato in questa sorte triste. Oggi siamo nel tempo in cui per il potere sono disposti ad uccidere. Noi dobbiamo far rinascere questa nuova e grande destra perché il potere non deve essere l’unico orizzonte della politica, mettendo in circolazione idee intorno alle quali trovare consenso per governare”, sottolineando: “Ci sono valori assoluti. Veniamo da una storia tramandata dai nostri padri che non dobbiamo vivere con nostalgia e con la forza dell’esempio che ci hanno trasmesso. E dobbiamo essere capaci di raccontarlo anche ai più giovani, sapendo che non dobbiamo più guardare al vicino di casa e incominciare a guardare chi una casa non ce l’hanno più”.
E ha condiviso l’intervento di Fausto Orsomarso, quando ha detto “basta con gli innominabili”: “Con una destra plurale non ci sarà più nessuno che comanda”, ha assicurato Storace, dicendo a chiare lettere: “Non mi spaventa discutere con Gianfranco Fini. Ha paura di lui chi ne imita il modo di governare un partito. Dobbiamo fare cose importanti, faremo la nostra parte nella costruzione del nuovo soggetto politico sapendo che non dobbiamo caratterizzarci per scelte isteriche ma esclusivamente politiche di cui ha bisogno l’Italia”.
“Sono venuto qui per raccontare una storia – ha spiegato concludendo il suo intervento – che possa confluire in una più vasta. Dobbiamo essere la destra fiera, la destra italiana, la destra plurale e che alla sua testa deve mettere la meglio gioventù”. E ha concluso: “La prima fila prendetevela voi, a noi lasciateci la prima linea dove si combatte”.
La manifestazione si è conclusa sulle note dell’Inno di Mameli.

 

“Rivendico l’obiettivo e l’aspirazione a una grande destra. È quello che manca all’Italia. Ha ragione chi dice che questo non è il partito di Alemanno e Storace. Sarebbe una sciocchezza incredibile. Abbiamo bisogno di una casa comune. Ci serve una stanza a destra, in cui non essere trattati come ospiti”.

Così Francesco Storace durante il dibattito “Di nuovo una Grande Destra”,  andato in scena ad Orvieto.

“Dobbiamo fare un partitino? Abbiamo già dato. Dobbiamo fare un grande partito senza far prevalere le logiche che escludono e non includono. Negli ultimi mesi stavo tentando di dare grande fiducia a Giorgia Meloni come leader politico, ma diventa sempre più difficile se nel suo partito il criterio guida è sempre lo stesso: i miei sono sempre meglio dei tuoi”, ha sentenziato l’ex governatore interrotto da un lungo applauso.

Ma Storace ne ha per tutti, anche per Silvio Berlusconi: “Silvio, che capacità di discernimento hai se tutti i tuoi “figli” – Alfano, Verdini – sono andati tutti a sinistra?”, ha chiesto il segretario nazionale de La Destra.

E’ stata poi la volta dell’altro ideatore del Patto del Nazareno: Matteo Renzi, attuale presidente del Consiglio dei Ministri, in difficoltà per le inchieste che stanno colpendo il suo governo.

“Renzi annaspa, ironizza pesantemente su sentenze e prescrizioni ma da presidente del Consiglio ha depenalizzato un mare di reati. Si lamenta di guadagnare meno dei Presidenti delle Regioni: la prossima volta si faccia eleggere deputato e si renderà facilmente conto di aver migliorato il suo tenore di vita, se questo è il suo problema”, consigliandogli di leggere il libro scritto da Edda Negri Mussolini e Emma MoriconiDonna Rachele: mia nonna. La moglie di Benito Mussolini”: “Racconta la storia di una donna che non aveva diritto alla pensione perché suo marito faceva il presidente del Consiglio e per venti anni non ha preso un centesimo. Non è nostalgia – ha marcato – è esempio”.

Durante il suo lungo discorso, Storace ha affrontato anche il frazionamento del centrodestra a Roma, dove, oltre a lui, sono in campo Alfio Marchini, Guido BertolasoGiorgia Meloni, discesa in campo nonostante la gravidanza.

“Non ho un’avversione personale per Meloni. Giorgia, vuoi fare il sindaco? Bene, parliamone. Non chiediamo posti, non ci interessano assessori o vicesindaci ma programmi. Un programma che eviti a Roma l’umiliazione del PD e dei 5Stelle. Da domani attendiamo risposte. Altrimenti siamo in campo”, ha chiarito Storace, sottolineando: “Se da 4 candidati dobbiamo averne uno, voglio vedere anche gli altri andarsene. Lo avevo già detto: “Giorgia, se decidi di candidarti, anche da incinta, lavoreremo il doppio” ma voglio capire se i nostri voti sono graditi o no”.

Ma l’ex governatore del Lazio ha le idee chiare sulle caratteristiche che dovrebbe avere il prossimo sindaco di Roma: “Voglio un sindaco-governatore con una città che abbia i poteri legislativi della regione; voglio far diventare proprietari i più poveri con il mutuo sociale; voglio garantire che nelle case popolari e negli asili abbiano accesso le famiglie degli italiani prima di quelle straniere; voglio che tutte le strade di Roma siano illuminate, la chiusura dei campi rom in sei mesi e che i vigili urbani siano impegnati seriamente contro ogni forma di abusivismo commerciale; voglio difendere gli ambulanti da una direttiva odiosa come la Bolksteinen, convenzionare negozi e mercati con una social card comunale, la carta di credito dei poveri e non più quella del sindaco, per risparmiare sulla spesa; voglio l’assunzione dopo ben sei anni dei vincitori dei concorsi; voglio che le giovani coppie possano essere aiutate a sposarsi con una moratoria fiscale locale per i primi tre anni di vita di ogni figlio; voglio utilizzare l’urbanistica come la leva per creare lavoro contro i signornò che bloccano gli investimenti; voglio cinema e teatri in ogni municipio, centrale e periferico, della città e voglio il completamento delle linee B e C della metropolitana; voglio un’amministrazione in prima linea nella lotta alla corruzione, con l’istituzione della centrale unica degli appalti, il codice etico per gli amministratori e l’adozione delle norme tagliamani come quelle approvate su nostra proposta in Regione”, ha spiegato con tenacia.

La partita è comunque tutta da giocare – ha aggiunto il candidato sindaco di Roma da Orvieto – Lo dimostra lo stesso sondaggio sgw che ci ha portato l’altra sera al 5%. Alle comunali romane i numeri balleranno fino alla fine“.

La conclusione è per la rinascita della destra: “Nessuno ostacolo ci ferma se la voglia di volare è più forte della paura di cadere”, citando poi un passaggio di una mozione congressuale di tanti anni fa: “Gli ideali sono come le stelle, non possiamo raggiungerli ne dimenticarli. Ma tracciamo la rotta in base ad essi“.

“Noi veniamo da una storia da dove in nome di un ideale ci si poteva morire, e c’è chi purtroppo è capitato in questa sorte triste. Oggi siamo nel tempo in cui per il potere sono disposti ad uccidere. Noi dobbiamo far rinascere questa nuova e grande destra perché il potere non deve essere l’unico orizzonte della politica, mettendo in circolazione idee intorno alle quali trovare consenso per governare”, sottolineando: “Ci sono valori assoluti. Veniamo da una storia tramandata dai nostri padri che non dobbiamo vivere con nostalgia e con la forza dell’esempio che ci hanno trasmesso. E dobbiamo essere capaci di raccontarlo anche ai più giovani, sapendo che non dobbiamo più guardare al vicino di casa e incominciare a guardare chi una casa non ce l’hanno più”.

E ha condiviso l’intervento di Fausto Orsomarso, quando ha ribadito “basta con gli innominabili”: “Con una destra plurale non ci sarà più nessuno che comanda”, ha assicurato Storace, dicendo a chiare lettere: “Non mi spaventa di discutere con Gianfranco Fini. Ha paura di lui chi ne imita il modo di governare un partito. Dobbiamo fare cose importanti, faremo la nostra parte nella costruzione del nuovo soggetto politico sapendo che non dobbiamo caratterizzarci per scelte isteriche ma esclusivamente politiche di cui ha bisogno l’Italia”.

“Sono venuto qui per raccontare una storia – ha spiegato ancora – che possa confluire in una più vasta. Dobbiamo essere la destra fiera, la destra italiana, la destra plurale e che alla sua testa deve mettere la meglio gioventù”. E ha concluso: “La prima fila prendetevela voi, a noi lasciateci la prima linea dove si combatte”.

La manifestazione si è conclusa sulle note dell’Inno di Mameli.

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l’editoriale della domenica di roberto buonasorte

10/04/2016 06:00

LA ROTTA

Nasce la destra inclusiva, gioiosa e senza rancori. Ieri e oggi a Orvieto la prima pietra

LA ROTTA
Dal 6 giugno nulla sarà più come prima, il nostro un dovere morale

L’hanno appellata in tanti modi, questa nostra iniziativa politica che a partire da Orvieto ci porterà poi in giro per l’Italia, fino ad arrivare, in autunno, all’assemblea fondativa della grande destra.

La definiamo grande non per superbia o arroganza, ci mancherebbe altro, ma grande per i valori non negoziabili che intendiamo mettere al centro della nostra azione; grande nella generosità e nello spirito inclusivo e gioioso  e non  settario, che caratterizzerà il nostro radicamento sui territori; grande perché, così come fu An guidata da Gianfranco Fini agli inizi, si impegnerà ad individuare tante belle personalità della cultura e della società civile disposte, tutte insieme, ad offrire al nostro Paese una speranza per il futuro.

Non albergherà, nella grande destra, risentimento o stupida competizione da fiction televisiva, caratteristiche tipiche di un certo provincialismo grezzo e, diciamolo pure, molto insicuro; avremo, al contrario, come stella polare alcuni punti ben precisi da mettere in testa alla nostra agenda programmatica.

La sovranità del nostro popolo innanzituto, che viene prima di qualsiasi diktat imposto dalle centrali finanziarie europee; la lotta contro coloro che si sono resi responsabili e complici di scelte vergognose che stanno affamando i nostri connazionali come la Legge Fornero e il fiscal compact;  il superamento di un certo centrodestra a vocazione padronale e leaderistico; la solidarietà, come forma di impegno costante da porre quale argine alla spettacolarizzazione del comportamento quotidiano, volgare e arrivista, anche in politica.

Poi la cultura.

Rimbombano ancora, con violenza inaudita, le parole di Tremonti quando disse che “la cultura non dà da mangiare”: stupidaggine enorme, col P.I.L. certo si campa, ma con i valori e la cultura si vive.

Un film sugli anni di piombo visti da destra, l’avventura durissima ma appassionata che quotidianamente viviamo con questo nostro giornale, i libri – dopo la bella figura ricordata con “Donna Rachele, mia nonna la moglie di Benito Mussolini” – dalla settimana prossima troveremo nelle librerie “La prossima a destra” di Francesco Storace; è un mondo, il nostro, che ha messo innanzi a tutto prima la cultura e la coerenza, solo dopo le legittime aspirazioni individuali.

Questa è la nostra rotta, chiara, e con la prora verso l’obiettivo.

Certo, poi ci sono anche le elezioni amministrative, Roma senza dubbio è la più impegnativa, ma guai a pensare che sia la cosa più importante, le amministrative rappresentano un piccola tappa rispetto allo stravolgimento politico che ci sarà dal 6 di giugno: nulla sarà più come prima, il nostro impegno diventa un dovere morale.

Per questo, insieme agli amici di Azione Nazionale e alle tante altre associazioni sparse lungo tutto lo Stivale, ci siamo rimessi in campo, con la forza delle nostre idee da mettere a disposizione di un grande e nuovo progetto di centrodestra, coraggioso, partecipato e plurale, in un quadro politico – anche alla luce del responso referendario autunnale sulla riforma costituzionale – che sicuramente sarà diverso da quello attuale, e che dovrà vederci pronti.

Il tempo delle belle soddisfazioni potrebbe arrivare molto prima di quanto non immaginavamo fino a qualche  settimana fa.

Roberto Buonasorte

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la diretta

09/04/2016 21:14

Alemanno: “Non ci sbarreranno la strada per fare una grande destra”

La ricostruzione dell’ex sindaco, che si toglie qualche sassolino dalla scarpa e assicura: il coraggio non ci mancherà

Alemanno: "Non ci sbarreranno la strada per fare una grande destra"

È Gianni Alemanno ad infiammare la platea di Orvieto sulla strada della grande destra da ricostruire. L’ex sindaco della capitale parte proprio da quell’esperienza, che rievoca così: “quando si chiuse la mia esperienza al Comune di Roma. All’indomani di quella sconfitta mi sono ritrovato come quei reduci dalla seconda guerra mondiale che tornarono a casa, a e non trovarono gli amici ad aspettarli, e le case distrutte dai bombardamenti. Io tornavo e non trovavo più la mia casa, la casa comune che avrebbe potuto anche dirmi gli errori fatti, discuterne insieme. Invece le persone si erano nascoste, c’era stato il fuggi fuggi, già dopo il primo turno”. La ricostruzione continua. “Andammo a bussare alla porta di Fratelli d’Italia e commettemmo l’errore di andare noi a fare il passo dentro Fdi lasciando indietro altre persone che non erano ancora convinte. Commettemmo l’errore di dividerci. C’era già Francesco Storace, c’era Antonio Bonfiglio, che cercavano di ricreare AN. Per concretizzare entrammo in Fdi, e facemmo quella mozione che facemmo per mettere insieme la tradizione di AN lì dentro. Quella realtà non si è modificata, non nasce per la volontà di creare di nuovo AN, la subisce, ma l’idea purtroppo è quella di marcare la discontinuità e di dire che loro non sono figli di quella tradizione che insieme avevamo portato avanti: questa percezione doveva essere chiara anche quando andammo a parlare a Atreju, prima di entrare in Fdi. Sapete chi era la persona più corteggiata, da far entrare in Fratelli d’Italia? Oscar Giannino: non io, Storace, Menia, ma Giannino. E ci abbiamo provato, per quasi due anni. Ma la strada non è quella, anzi. Certe volte abbiamo l’impressione che si neghi questa strada ma anche che si voglia evitare che altri seguano quella strada. Mi sorge il dubbio che si voglia fare tabula rasa di quell’esperienza. Si vorrebbe forse ingenerare il rinnovamento, ma questo non ci appartiene, perché a destra si pensa che il rinnovamento arrivi dal solco delle generazioni che ci hanno preceduto”.

Dalla ricostruzione agli scenari futuri. “C’è un mondo intero che non è fatto solo di reduci, che hanno bene la consapevolezza di cosa è accaduto in questi anni, ma anche di un tessuto sociale in cui si annida la destra diffusa. Abbiamo parlato delle primarie, si sono riuniti a tre. Credo che a Storace e a tutti quelli che in questo momento difficile ci hanno messo la faccia vada fatto un grande ringraziamento. Non so come affronteremo tutte le sfide che abbiamo di fronte ma so che non ci mancherà il coraggio. Non ci sto a mettermi in colonna ad aspettare il momento in cui Berlusconi farà il passo indietro. Ci vuole coraggio, determinazione, tenacia. Non sarà in tre mesi o in sei mesi che faremo questo passaggio, ci vuole tenacia, in politica è la prima dote, dobbiamo tirarla fuori. Queste due forze: quella storica, che è la Destra di Storace, e quella nuova, Azione Nazionale, insieme, queste due esperienze siano un detonatore rispetto a un esplosivo che c’è in tutta la società. Arriveremo al 2017 con una forza in grado di farsi sentire e di dire al centrodestra basta con la logica verticistica con cui ci avete ammazzati tutti. Abbiamo il dovere storico di dare questa casa  ai nostri figli e a tutti gli Italiani”.

 

 

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