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SIETE SOLO IL DISONORE E LA VERGOGNA DELL’ ITALIA……. PEZZENTI !!!!

7 aprile 2016

da  AZIONE  CULTURALE

 

Tutta l’intolleranza della sinistra “mentalmente aperta”

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“…Quella cosa strana si chiama biblioteca! …”. È un simpatico slogan che ultimamente capita spesso di sentire, soprattutto negli ambienti antifà e affini (una specie di riservisti sempre pronti alla ‘chiamata alle armi’) per organizzare contro-manifestazioni soprattutto ai legittimi raduni della Lega ma anche di altre formazioni politiche che hanno la sventura di essere collocate, in forza di automatismi incredibili, tra i reprobi.

Evidentemente non tutti hanno pieno diritto di prendere parte al gioco democratico di questo Paese, e questo è grave. Apriti cielo poi se queste manifestazioni avvengono in città o luoghi considerati intoccabili da chi sta “dalla parte sbagliata”. Le tipiche divise da sedicenti emancipati “Rainbow Style”, il sorrisetto sarcastico, cialtronescamente saccente: è così che si presentano i “mentalmente aperti”.

Lo slogan che “esorta a informarsi” (ovvero “conformarsi”) nasconde un’elucubrata asserzione: una persona acculturata non può non scegliere di essere cosmopolita e dunque apologeta dell’internazionalismo “de core” che permea l’attuale sinistra.

Il radical-chic medio diventa per ‘lievitazione’ uno che segue il destino di un mondo nuovo senza frontiere (in realtà, quello ridisegnato dalle classi dominanti), uno che accoglie senza se e senza ma. Tutto ciò prelude ad un’altra frase fatta, di maggiore impatto e che, a sentire gli open-minded, dovrebbe essere la concatenazione logica di una mente pensante: Gli immigrati ci salveranno!

Per esempio, lo scorso 8 novembre a Bologna, quella che doveva essere una normale manifestazione democratica, indetta dalla Lega con la parola d’ordine “Liberiamoci”, fu subito additata, dalle infaticabili sentinelle dell’antifascismo militante, come un tentativo di far “rinascere il fascismo dalle proprie ceneri”, proprio nella rossa Piazza Maggiore, presa ‘in ostaggio’ dai tre partiti principali dell’opposizione (Lega in testa).

Ma i simpatizzanti di Salvini, bollati come “fascisti a prescindere”, non avevano il diritto di essere lì, avrebbero violato il sacrario dei Partigiani in piazza e poi Bologna è meticcia, votata al multiculturalismo e non consente che si parli ancora di concetti antiquati e reazionari come Patria, confini e così via. Sì, è irreale, ma le cose stanno così.

In un angolo della piazza, separati da un cordone di celerini, si fronteggiavano i partecipanti alla manifestazione e un centinaio di antifà e antirazzisti, semicolti e wiki-colti, protagonisti di un mondo arcobalenato, in cui vi sono solo diritti e nessun dovere, dove il Progresso rende liberi.

Fu in quel contesto che, citando Siddartah, forse senza averlo mai letto, vi era chi, tra uno spinello e l’altro, invitava filosoficamente il basso popolino della “cosiddetta destra” a scoprire e frequentare fruttuosamente le biblioteche.

Insomma, sembra incredibile a raccontarlo, ma i nullafacenti da apericena, i simil-punkabestia, gli immigrati adolescenti di terza generazione, quelli ‘cool’ che giocano a fare i gangsta in sedicesima, gli studenti fuori corso e via dicendo, tutto il campionario del “giovanume” sì-global (compresi i sempiterni vecchi “compagni de sempre”) esortavano con questo slogan paradossale a informarsi, a studiare.

È ovvio che questi luoghi comuni scaturiscono da quanto instillato dalla scuola e da vasti settori della società contemporanea; frequentare le biblioteche (a prescindere dalle letture che si scelgano di intraprendere) sarebbe così il vaccino per proteggersi dalla xenofobia, individuata come primo e certo pericolo, in perenne agguato, mentre ormai il mondo è ineluttabilmente proiettato verso un destino senza patrie né confini.

Quanta ipocrisia. In realtà sono ben altri i fattori che stanno preparando una serie di tensioni sociali, le quali hanno in definitiva altre motivazioni che provocano esasperazione, anche in un popolo largamente e tradizionalmente tollerante come il nostro. I fenomeni andrebbero analizzati con il dettato rigoroso della concretezza dei fatti e con lo sforzo di cogliere malesseri e disagi innegabili. E questo è il punto. In realtà si possono pure frequentare le biblioteche ma se non si studia e non si hanno gli strumenti per mettere a frutto le famose ‘letture’, non serve proprio a nulla, come dimostrano i sedicenti compagni.

In realtà gli antagonisti ’saputelli’ sono il risultato di una serie di riforme scolastiche che hanno permesso ad una generazione di terminare il proprio percorso formativo nulla conoscendo e nulla capendo, diventando così veri e propri analfabeti funzionali al sistema.

La “maestra” che ha sponsorizzato l’idiozia del termine “petaloso” è l’emblema del livello degli insegnanti forgiati dalla sinistra demenziale; essi stanno plasmando le nuove generazioni secondo modelli didattici fatti di maieutica spicciola, estroversione per tutti, un trionfo di creatività che sostituisce lo studio vero e i metodi di costruzione di un pensiero critico, a vantaggio invece di ‘percezioni’, ‘sensazioni’ e ‘impressioni’ considerate l’approccio fondamentale della conoscenza.

Questi in verità leggono ma poi le fonti che consultano sono biecamente univoche, prevedibili, organizzate da chi ha previsto un lavaggio del cervello. Prendono per buona qualsiasi cosa derivi da una precisa parte politica e denigrano tutte le altre fonti, soprattutto se considerate opposte al proprio sistema di pensiero, anche se dovessero scientificamente risultare impeccabili.

Non hanno intenzione di porre a confronto tesi diverse, per essi è importante solo il rafforzamento delle proprie convinzioni. Chiaramente questa è la negazione della concezione socratica del sapere e del divenire del pensiero. Insomma un vero e proprio esercizio dell’ignoranza: tutto il contrario della sapienza, che indaga, cerca in profondità a costo di mettere in crisi pensamenti ed elaborazioni, comunque sempre in fieri.

Per giunta, i nostri, credono che proprio ai loro avversari politici manchi la perspicacia e l’intelligenza di saper guardare dentro le cose. C’è in essi, dunque, un’assoluta convinzione di rappresentare la Verità e la Giustizia. La controparte non è ammessa al cenacolo delle idee.

Questo è un atteggiamento ottuso e gretto, poiché solo chi è incolto può pensare di generalizzare su una parte politica, identificandola in blocco come il nemico, urlando quelle parole con l’arroganza di chi ha la verità in tasca. La forma mentis dei “mentalmente aperti” denota pertanto ignoranza e pregiudizi, altro che frequentazioni assidue di biblioteche.

(di Michele Vietri)

 

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