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MA IL CAZZARO E’ IMMUNE DA TUTTO……????

7 aprile 2016

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da  LA  STAMPA         06/04/2016

 

Ma un premier può fare propaganda per l’astensione?

 

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ANSA

Il premier Matteo Renzi

Ugo Magri

Roma

Renzi insiste: «Io spero che questo referendum fallisca». Cioè che il 17 aprile l’Italia non vada a votare. Per le opposizioni, il premier non si dovrebbe permettere. Tiene un comportamento «illecito», accusa il M5S; «illegale», denuncia Brunetta. Ecco, appunto: è davvero illegale proporre l’astensione, o il capo del governo è libero di dire ciò che gli pare? Vediamo come stanno le cose.

 

Cosa stabilisce la legge

Se Renzi fosse un privato cittadino, potrebbe propagandare quello che crede, astensione compresa. Il suo comportamento sarebbe forse censurabile, in quanto la nostra Costituzione (articolo 48) stabilisce che votare è un «dovere civico». Ma si tratterebbe di una censura morale, non penale, perché la legge non prevede questo genere di reato.

 

Il caso di Renzi

Sennonché Matteo non è un cittadino qualunque. Ricopre la carica di presidente del Consiglio, dunque veste di panni del pubblico ufficiale. E il Testo unico sulle elezioni all’articolo 98, ripreso dalla legge che regola i referendum, vieta ai pubblici ufficiali di interferire con le operazioni di voto. È punito con una pena detentiva da 3 mesi a 6 anni qualunque pubblico potere «si adoperi per indurre gli elettori all’astensione».

 

Questione di misura

«Adoperarsi», nella lingua italiana, significa sbattersi, prodigarsi, darsi da fare. Renzi può ragionevolmente sostenere che non è questo il caso suo perché lui si sta limitando a esprimere un punto di vista, un pensiero, e questo sacrosanto diritto nessuno glielo potrà negare fintanto che esisterà in Italia la libertà di espressione. Argomento ineccepibile. Sempre che non esageri, si capisce.

 

I precedenti di Silvio e di Bettino

Se invece facesse una campagna vera e propria per l’astensione, Renzi rischierebbe. Un magistrato potrebbe far leva sul già citato articolo 98 e contestargli di essersi «adoperato», appunto. Ma non sarebbe facile condannarlo nemmeno in quel caso. Del resto non venne aperto alcun fascicolo neppure su Craxi quando, nel ’91, invitò gli elettori ad andarsene al mare. Né venne incriminato Berlusconi quattro anni fa, quando tentò di mettersi di traverso al referendum sull’acqua. In compenso accadde che gli elettori non diedero retta a Bettino prima, a Silvio poi. Andarono in massa a votare, e l’asticella del quorum venne in entrambi i casi superata. Più che dai giudici, insomma, Renzi deve guardarsi dagli italiani. Che non amano farsi dire cosa debbono fare.

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