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AHAHAHAHAHAH…….. E VOI GLI CREDETE ANCORA A QUESTI ????

aprile 3, 2016

Io mi domando e dico : cos’hanno fatto di tanto male i Friulani per dover subire dei governanti del genere……????

Patrick di Majan

 

da  Messaggero  Veneto    03 aprile 2016

L’assessore Torrenti: “L’accoglienza non si fa nel sottopasso”

L’esponente della Giunta Regionale critica i volontari che indirizzano i migranti nel tunnel di via Cernaia a Udine: vanno ospitati alla Cavarzerani di Alessandra Ceschia

03 aprile 2016

UDINE. Il sottopasso di una stazione non è, e non deve diventare, un luogo di prima accoglienza per i profughi, se non è possibile evitare che ciò accada è meglio chiuderlo.

Non fa giri di parole l’assessore regionale alla Solidarietà con la delega all’Immigrazione Gianni Torrenti, alludendo ai flussi migratori che hanno portato a Udine oltre un migliaio di rifugiati e che continuano e riversare, nel tunnel di collegamento pedonale sotterraneo fra la stazione dei treni e quella delle corriere, stranieri alla ricerca di un posto in cui dormire.

«È del tutto inopportuno che ci siano dei volontari che ritengono questa una soluzione stabile, tanto da portare in un sottopasso ferroviario coperte o cibo – esordisce l’assessore Torrenti –. La situazione a Udine non è emergenziale, c’è la ex caserma Cavarzerani e, in caso di necessità, verrà attrezzata una palazzina alla Friuli.

Non vi sarebbero disagi di alcun tipo se non venissero proposte forme di accoglienza del tutto improvvide che, a lungo andare, imporranno la chiusura del sottopasso, almeno per un periodo, pur creando disagi all’utenza».

Torrenti associa la situazione del sottopasso ferroviario di Udine al silos di Trieste, ripetutamente sottoposto a sgomberi organizzati da Prefettura, Regione e Comune.

«Dobbiamo fare in modo che i profughi vengano accolti nei luoghi di accoglienza deputatati, gestiti da enti che abbiano le capacità e le competenze necessarie.

Non si può trasformare un sottopasso ferroviario in un luogo di accoglienza, men che meno farvi dormire o mangiare delle persone. Questo non aiuta minimamente. Il volontariato è utile ed encomiabile se si inserisce in un’ottica di collaborazione agli enti preposti, nel rispetto delle regole» argomenta l’assessore. «Bene ha fatto – aggiunge Torrenti – il prefetto di Udine Vittorio Zappalorto a intervenire, anche prendendo in considerazione la chiusura del passaggio sotterraneo».

Passando ai numeri, Torrenti stima la presenza di 3.500 profughi in Friuli, sommando i minori e gli ospiti degli Sprar, si superano le 4.000 unità.

«C’è stato un incremento degli arrivi ultimamente – osserva – registriamo una ventina di nuove presenze al giorno, alcuni sono respinti in Austria, altri sono esplusi, ma vi sono anche molte partenze».

Vero è che il Friuli Venezia Giulia è ben oltre la quota assegnata del 2,19 per cento delle presenze globali di profughi sul territorio nazionale («superiamo il 2,90 per cento, che tradotto in cifre significa circa un migliaio di persone» ragguaglia l’assessore), ma è altresì vero che sono in programma nuovi trasferimenti fuori regione.

«Con ogni probabilità, la prossima settimana ne verrà organizzato uno da Udine – assicura Torrenti – e i numeri all’interno dello hub scenderanno nuovamente». Del resto, nonostante le polemiche, tutte le regioni stanno facendo la loro parte.

«Tutte tranne la Campania, che è leggermente sotto quota per motivi anche legati alla sicurezza – conferma Torrenti – le altre regioni rispecchiano le quote assegnate».

Nè, l’assessore teme che i rigidi controlli preannunciati dall’Austria alla frontiera potranno peggiorare la situazione. «Il flusso di migranti va principalmente da Sud a Nord – sottolinea – anche le autorità italiane effettuano controlli e rintracci al confine, non vi saranno ripercussioni sul nostro territorio in conseguenza a un confine presidiato» conclude.

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da  IL  GIORNALE.IT

 

 

Il reddito di cittadinanza? Finisce metà agli stranieri

Proteste per l’iniziativa della Serracchiani Ai friulani arriva solo il 56 per cento dei 40 milioni erogati per il mantenimento

Lo scatto con cui Debora Serracchiani aveva strappato di mano ai grillini il loro eterno cavallo di battaglia per farne una realtà applicata per prima dal Pd, e per giunta proprio nella regione che lei governa, aveva ricevuto perfino il plauso al fair play dei vertici del Movimento.

«Ha vinto il buon senso». Ma ora che la sperimentazione del reddito minimo in Friuli-Venezia Giulia è partita – il copyright dei pentastellati è stato modificato in «sostegno al reddito e inclusione attiva», visto che qui la cittadinanza c’entra ben poco – e che la governatrice vice segretaria dei dem con una conferenza stampa celebrativa ne ha snocciolato i dati, è riesplosa la polemica.

Perché tra i beneficiari della poderosa iniziativa da 40 milioni di euro, che abbraccia oltre 30mila persone per circa diecimila nuclei familiari con un reddito inferiore ai 6mila euro, il 44 per cento è composto da cittadini stranieri. «Una sproporzione, in una regione che conta l’8 per cento di residenti immigrati», tuona il centrodestra, che vede nella misura così com’è stata voluta dal centrosinistra, l’incubatore di «nuove tensioni sociali», con il sussidio mensile fino a 550 euro a patto che si frequenti un percorso di reinserimento lavorativo, sbilanciato verso a una platea a forte maggioranza straniera, quasi 13mila persone. Il requisito «incriminato» individuato tra quelli stabiliti per accedere alla misura che guarda a chi ha un Isee inferiore ai 6mila euro, è quello di risiedere da almeno 24 mesi sul territorio. «Avevamo chiesto chiarezza sui numeri, ora è arrivata e a questo punto abbiamo la certezza che il modo in cui è stata concepita la legge tutela soprattutto chi viene dall’estero. Era evidente che quel criterio – accusano da Forza Italia – avrebbe portato a escludere i friulani». Un universo silenzioso di famiglie che con la crisi hanno conosciuto la povertà e la fatica di difendere quell’unica casa di proprietà, magari ereditata, che nell’indicatore Isee distorce la loro reale situazione economica.

Il capogruppo azzurro in consiglio regionale, Riccardo Riccardi invita la giunta regionale a riformulare una norma «necessaria» ma che con «questa doppia classifica» finisce per «inasprire le tensioni sociali tra italiani e stranieri, dove i primi si sentono di serie B», in un territorio già soggetto a intensi flussi migratori. E se il dato sugli immigrati che intascheranno un assegno di mantenimento ogni mese per un anno, «è da approfondire», ammette Serracchiani, «è il concetto di fondo a essere sbagliato – ribatte – Queste sono persone che risiedono in Fvg da almeno 24 mesi, integrate e che, al pari degli italiani, stanno affrontando una situazione di difficoltà. Siamo intervenuti per garantire una seria ed equa lotta alla povertà, noi non siamo come la Gran Bretagna che vuole vietare l’accesso alle cure sanitarie degli immigrati, anche dei cittadini italiani». E poi rivendica quel protocollo contro i furbetti che è già stato avviato con la Guardia di Finanza che dovrà scovare eventuali brogli nelle procedure e riportare il denaro nelle tasche di chi «ne ha effettivamente bisogno». Ma «secondo la presidente – punge ancora Fi – una vedova, con figli, una pensione minima e una casa evidentemente non ne ha».

 

 

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