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SONO DA PRENDERE TUTTI A CALCI IN CULO……. SENZA SE E SENZA MA !!!!

marzo 29, 2016

da  ImolaOggi

 

I Poliziotti tirano la cinghia ma la portavoce di Alfano mantiene 2 stipendi!

I poliziotti tirano la cinghia ma la portavoce del Ministro dell’Interno mantiene due stipendi!

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Ma perché quando ci sono da fare sacrifici, tagli, rinunce a dare il buon esempio sono sempre i più poveri ed i più tartassati?
La Polizia, come anche i Carabinieri e la altre Forze dell’Ordine, hanno i contratti bloccati da 6 anni, mentre quest’anno si profila un aumento per gli statali di circa dieci euro al mese… a testa. Vero è che alle forze dell’Ordine è stato elargito un bonus da 80 euro al mese, che non è però strutturato (significa che come il vestito bello di Cenerentola, potrebbe scomparire allo scoccare della Mezzanotte del 31 dicembre di quest’anno) e non è utile ai fini pensionistici. Inoltre, fino a tutto il 2014, il comparto ha subito il blocco del tetto salariale, che detto in parole povere significa che chi avanzava di grado, e vedeva aumentate le proprie responsabilità lavorative, non si vedeva riconosciuto il corrispondente aumento di stipendio.

Che alle forze dell’ordine manchino le auto, scarseggino i mezzi per indagare, la benzina lo sanno tutti…. Insomma manca un po’ tutto, a chi lavora in divisa. E investire meno sulle forze dell’ordine, significa sacrificare la sicurezza dei cittadini.
Ma proprio in questi giorni, di lacrime e sangue per i conti dello Stato, e per i servitori dello Stato, arriva la notizia che la portavoce del Ministro Alfano, Danila Subranni – figlia del generale Antonio, imputato del processo sulla trattativa tra Stato e mafia – percepisce un doppio stipendio.Come portavoce del Ministro dell’Interno ha un compenso di 120 mila euro, mentre da capo segretaria ne percepisce altri 30 mila (sempre fino al termine del mandato governativo). Per un totale, non del tutto disprezzabile di 150mila euro (cioè quanto prendono in un anno 5 poliziotti).

Eppure proprio la settimana scorsa i sindacati di Polizia hanno incontrato il Ministro, chiedendo una riforma e una ristrutturazione della Polizia, con maggiori investimenti sulla sicurezza. Ma in maniera grave è stato risposto che la situazione economica attuale, rende difficile esborsi da parte dello Stato!

Solo per rinfrescare la memoria, dopo il suo insediamento il Ministro Alfano si è creato uno staff super specializzato e molto caro per le tasche degli Italiani. Un totale di quasi un milione e mezzo di euro all’anno per lo staff ristretto, che però arriva a 3 milioni se consideriamo i collaboratori scelti direttamente dal Ministro!

Ma insomma, se agli uomini in divisa, e anche a quelli senza, vengono chiesti grandi sacrifici per il bene comune, perché non si comincia proprio dai vertici a dare il buon esempio?

Giorgio Innocenzi
Segretario Nazionale Sindacato Polizia Consap

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Boldrini all’attacco: “Le urla dei demagoghi speculano sul sangue di Bruxelles”

“Ci vuole più Europa”. È questa la “ricetta” di Laura Boldrini per sconfiggere la minaccia del terrorismo islamico.

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A pochi giorni dai sanguinari attacchi all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles – scrive Sergio Rame sul Giornale –  , il presidente della Camera scrive al Corriere della Sera per chiedere un’iniezione di maggiore Europa per sconfiggere i tagliagole dello Stato islamico. “Più Europa” servirebbe, a suo dire, a “far lavorare insieme i servizi di intelligence”, “colpire il sedicente Califfato nelle sue fonti di finanziamento”, “bloccare le triangolazioni coperte che gli portano nuove armi” e “chiamare alle proprie responsabilità gli Stati che all’Isis offrono supporto”. Per fare questo, secondo la Boldrini, servirebbe innanzitutto l’integrazione politica, perché “è così che si mette l’Europa in condizione di essere dura come serve contro il terrore islamista”.

“Agendo da solo, nessun Paese europeo può garantire la sicurezza. Ci vuole più Europa”. La Boldrini ci tiene a dirlo contro “le urla dei demagoghi che speculano anche sul sangue di Bruxelles pur di convincerci che, per stare sicuri, dobbiamo rinchiuderci nei confini nazionali“.

Per il presidente della Camera è, invece, il momento di ribadire che le porte vanno aperte agli immigrati. Nel suo intervento sul Corriere della Sera non trascura, tuttavia, la necessità di “colpire il sedicente Califfato nelle sue fonti di finanziamento”. “Ci vuole il coraggio di chiamare alle proprie responsabilità gli Stati – talvolta partner economici di questa o quella nazione europea – che all’Isis offrono supporto”, continua il presidente della Camera secondo cui, per far sì che questo si realizzi stabilmente, serve una maggiore “integrazione politica” all’interno dell’Unione europea. “Gli obiettivi che ci stiamo dando in materia di sicurezza reclamano una cornice istituzionale diversa, più solida, più coesa. Un’unione federale di Stati – continua la Boldrini – è questa la durezza che l’Europa deve mostrare, non quella esibita col filo spinato nel fango di Idomeni”. Una “dissennata umiliazione” che, conclude, “dà nuovi argomenti ai nostri nemici”.

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Querelata Rossella Orlandi, Direttore dell’Agenzia delle Entrate

Fisco: Gottarelli, presidente Movimento Italiano Lavoratori Uniti, querela Rossella Orlandi, Direttore Agenzia delle Entrate

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Dimissioni immediate per Rossella Orlandi e una querela, depositata lo scorso 14 marzo, per le gravissime affermazioni dichiarate nei confronti del cittadino contribuente italiano, dipinto ancora una volta come suddito sottomesso di un fisco aguzzino.

Così Paolo Gottarelli, presidente del Movimento Italiano Lavoratori Uniti e di R(em)²a+, continua la sua lotta sulle tematiche della fiscalità: “la frase dichiarata dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, riportata dai tutti i media – Chi non collabora conoscerà il lato oscuro dell’accertamento – minaccia i contribuenti invece di creare accordi con un fisco amico ed umano. Dimissioni immediate, dunque, per un alto funzionario dello Stato non più idoneo a ricoprire il delicato ruolo assegnatogli, che mette in discussione il principio di sana e imparziale collaborazione tra fisco e contribuente con frasi che ledono la dignità di quest’ultimo”.

Va ricordato, peraltro, che c’è una grande emergenza oggi, che è quella dei suicidi per la crisi economica e per l’oppressione fiscale. Salgono complessivamente a 560 i suicidi (e 320 i tentati suicidi) registrati in Italia per motivazioni economiche dall’inizio del 2012 a giugno del 2015 (Fonte Laboratorio di Ricerca Socio-Economica della Link Campus University).

Secondo Gottarelli le affermazioni di Rossella Orlandi “potrebbero avere influenze negative sulla psiche del cittadino contribuente al punto di spingerlo, così come è già successo in passato, a scegliere l’estremo gesto del suicidio”.

Il Movimento Italiano Lavoratori Uniti, sin dalla sua fondazione nel 2013, si è fatto portatore di iniziative e di proposte concrete, come quella organizzata il 28 marzo 2014 a Bologna denominata “Mai più martiri del fisco”.

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da  IL  GIORNALE.IT

 

I renziani strapagati ma scarsi Che figuraccia con l’Europa

Occupano ruoli chiave e di prestigio ma spesso il curriculum non è all’altezza. Basta guardare la “carta d’identità” dei loro omologhi all’estero: esperienza, professionalità e compensi più bassi

D’accordo: il capo ha diritto di farsi la squadra, circondarsi di persone di fiducia, collaborare con gente con cui ci si capisce al volo. Ma in nessuna azienda si promuovono figure prive di un curriculum adeguato al nuovo ruolo. Fedeli sì, ma pure preparate.

Marco Carrai all’inaugurazione del Maggio Musicale Fiorentino

Nella pubblica amministrazione non funziona così, almeno non sempre, e sicuramente non con Matteo Renzi. Con lui la capacità di fungere da cinghia di trasmissione prevale sul profilo professionale.

La novità, la rottamazione e soprattutto l’affiliazione sembrano gli unici criteri applicati dal premier. E il maggior titolo di merito è quello di appartenere al «giglio magico», cioè essere di Firenze o tutt’al più toscani e avere lavorato con Renzi quand’era presidente della provincia o sindaco. Forse può andare per le nomine puramente politiche, ma per gli alti funzionari pubblici un minimo di «skill» adatto ci vuole. Il confronto con quanto succede nei maggiori Paesi dell’Unione è impietoso: la selezione è più rigorosa e spesso anche i compensi sono più bassi.

Prendiamo il caso forse più clamoroso, quello di Antonella Manzione, approdata sulla poltrona di capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi. Uno snodo fondamentale per la presidenza del consiglio. L’avvocato Manzione era direttore generale del comune di Firenze dopo aver comandato il corpo dei vigili urbani. Nel curriculum sono presenti master, corsi di formazione, concorsi pubblici quasi tutti svolti nella regione che le ha dato i natali: la Toscana. La somma delle indennità cui ha diritto porta a un totale di circa 207mila euro lordi annui di stipendio. Il suo omologo britannico, l’avvocato Jonathan Guy Jones, capo del Dipartimento legale del governo, guadagna una cifra analoga: 160mila sterline, corrispondenti a circa 204mila euro. Ma alle spalle ha una carriera ai vertici dei ruoli legali dei ministeri (trasporti, tesoro, istruzione, interno).

I MISTERI

A Palazzo Chigi era balzato un secondo funzionario direttamente da un ufficio di city manager. È Mauro Bonaretti, ex direttore generale del comune di Reggio Emilia quando il sindaco era Graziano Delrio. Come segretario generale della presidenza del consiglio, Bonaretti aveva un appannaggio di 240mila euro: il massimo, secondo i dettami renziani. Il segretario generale del governo spagnolo, l’avvocatessa dello stato María Rosario Pablos López, deve accontentarsi di meno della metà: 106mila euro. Anche la nomina di Bonaretti sollevò parecchie perplessità. Bonaretti ha seguito Delrio al ministero delle Infrastrutture come capo di gabinetto ma il suo stipendio è ancora un mistero per i comuni mortali: per renderne pubblico l’ammontare secondo le direttive dell’amministrazione trasparente, il dicastero attende che il contratto sia registrato alla Ragioneria generale dello Stato. È curioso il fatto che i contratti di altri dirigenti nominati con il medesimo decreto ministeriale siano già stati registrati e pubblicati. E comunque Bonaretti incassa ogni mese la paga pattuita senza attendere i ritardi dei ragionieri dello Stato. Maggiore trasparenza non guasterebbe anche con il corpo diplomatico. Un’altra delle nomine contestate di Renzi è quella di Carlo Calenda a rappresentante permanente presso l’Unione: gli ambasciatori di carriera non hanno gradito che uno dei posti di maggiore prestigio (e potere) sia andato a un politico. Calenda era un manager che ha lavorato a Sky, alla Ferrari, in Confindustria con Luca di Montezemolo presidente che ha seguito anche nell’avventura di Italia Futura: il partito è esploso ma Calenda è finito in Parlamento (prima Scelta civica, poi Pd) e al governo come viceministro. Quanto guadagnerà a Bruxelles? Non si sa. Noto il curriculum, non irresistibile, ignoto lo stipendio.

Altro manager di stretta osservanza gigliata è Renato Mazzoncini, ingegnere elettrotecnico bresciano diventato amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello stato dopo una carriera quasi interamente dedicata al trasporto su gomma: da numero uno di Busitalia (gruppo Fs) prese il controllo dell’azienda pubblica urbana di Firenze. La retribuzione è di 752mila euro annui. Il presidente delle Ferrovie francesi, Guillaume Pepy, incassa un terzo (250mila euro) e dopo il master all’Istituto di studi politici di Parigi ha sempre lavorato nel gruppo Sncf ed è il pioniere dell’alta velocità in Europa.

CARTA CANTA

Amicizie giuste e collaborazione pregressa: questi sono i requisiti per essere presi in considerazione da Renzi. Rita Borioni non ha titoli particolari per essere finita nel consiglio di amministrazione della Rai: ha una laurea in Storia dell’arte, qualche anno di insegnamento a contratto all’università e una lunga attività da collaboratrice parlamentare (l’uomo della strada direbbe portaborse) nel gruppo Ds. Per la defunta emittente del Nazareno, RedTv, è stata autrice e conduttrice. Nel trust che governa la Bbc, invece, siedono tutti giornalisti, manager della comunicazione o personaggi dell’alta finanza. Marc Damazer, per esempio, ha studiato a Cambridge e Harvard, è stato giornalista e producer di Bbc News ed ex direttore dei programmi informativi e politici. Ora è rettore del St Peter’s College di Oxford e per il suo impegno nel Bbc Trust percepisce 32.952 sterline annue (42mila euro): a Borioni invece ne vanno 66mila.

La competenza specifica non è mai stata un requisito richiesto ai ministri italiani. Renzi non fa eccezione. Il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, deputato Udc, fa il commercialista e tra le benemerenze può vantare lo stretto rapporto con Pierferdinando Casini; al governo è stato solo come sottosegretario all’Istruzione. La sua omologa spagnola, Isabel García Tejerina, che si occupa anche di agricoltura e alimentazione, è ingegnere agronomo, ha un master in economia agraria e diritto, e prima di diventare ministro è stata a lungo segretario generale del dicastero. Lo stipendio? Circa 105mila euro per l’italiano, 71mila per l’iberica.

LITE SULLA CYBERSICUREZZA

Nemmeno Paolo Gentiloni, oggi capo della nostra diplomazia, si è mai dedicato alla politica estera: è stato portavoce del sindaco di Roma Francesco Rutelli e assessore al Giubileo prima di diventare ministro delle comunicazioni. Il ministro degli esteri francese fino a un mese e mezzo fa era Laurent Fabius, ex primo ministro ed ex titolare di bilancio, industria, economia; anche l’attuale, Jean-Marc Ayrault, era stato primo ministro. Per Gentiloni indennità di 98.500 euro, per Ayrault di 101mila. E sempre in tema di politica estera è clamoroso il caso di Federica Mogherini, Lady Pesc, raffrontato con chi la precedette, la britannica Catherine Ashton. Non è tanto una questione di soldi: lo stipendio di circa 320mila euro annui è fissato dall’Ue. Tuttavia Lady Ashton era stata leader della Camera dei Lord e commissario europeo per il Commercio, mentre Mogherini vantava soltanto nove mesi alla Farnesina e qualche incarico di rappresentanza parlamentare in organismi internazionali, oltre all’amicizia con Walter Veltroni. L’ultima nomina di un alto dirigente privo dell’esperienza che invece non difetta fuori dai nostri confini è stata fermata, almeno per il momento. Sarebbe stato il capo dello stato a opporsi. Ma vista la pervicacia con cui Renzi insiste nonostante le critiche e i veti, non è da escludere che riesca a condurla in porto. È quella di Marco Carrai alla guida dell’agenzia governativa sulla sicurezza informatica che il governo sta per varare. Amico strettissimo di Renzi, capo della sua segreteria quand’era presidente della provincia, Carrai sarebbe il garante di una fitta rete di rapporti sensibili alle attività di intelligence. Il suo aggancio con il pianeta delle spie è la società Cys4, che si occupa di sicurezza informatica. Il responsabile della cybersicurezza del governo britannico, Matthew Gould, è stato ambasciatore del Regno Unito in Israele e rappresentante a Washington del Comitato per l’intelligence del governo.

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Ecco il menù a 5 stelle che gli immigrati rifiutano

I richiedenti asilo di Rovereto hanno protestato per la qualità e la tipologia del cibo che ricevono. Il menù, postato sui social, però li smaschera

Un Paese colabrodo, una terra di nessuno. La notizia del transito in Italia del terrorista della metro di Bruxelles Khalid El Bakraoui, nell’estate del 2015, accende la polemica politica sull’intelligence italiana e sui Servizi italiani. «Renzi non ha alcuna consapevolezza dei ruoli e delle responsabilità dell’Italia al punto da mettere il suo compagno di giochi e forse di affari ad occuparsi del cyber crime», attacca Maurizio Gasparri. E Valentina Castaldini, a nome dell’Ncd, si sente “offesa” e cerca di difendere l’indifendibile.

 La Castaldini difende il “suo” governo e il “suo” Renzi

Si getta a capofitto nelle polemiche e pur di dire quant’è bravo il governo Renzi le spara grosse, persino sulla vicenda dei terroristi che gironzolavano in Italia senza controlli, come se fossero docili come agnellini. Valentina Castaldini si è sentita ferita nel cuore dalle critiche di Gasparri: «Le sue parole sono offensive e irrispettose nei riguardi del nostro sistema di intelligence che ha dimostrato di essere efficiente ed efficace. Ci aspettiamo che chieda scusa a chi ogni giorno lavora per la nostra sicurezza».

Immediata la replica di Gasparri: «Pronta ed efficiente scatta l’azione di protezione dei nostri inefficienti Servizi segreti che lasciano transitare pericolosi terroristi indisturbati in Italia. Presenterò un’interrogazione parlamentare per sapere a che titolo la Castaldini, portavoce di un partito, interviene a nome dei Servizi segreti. Ha un contratto con loro? È portavoce dei Servizi di sicurezza? Viene pagata per questo?», chiede Gasparri. «Così come nell’interrogazione citerò Custodero de La Repubblica, il quale mi ha chiamato facendo delle affermazioni false che vorrei sapere se gli siano state fornite per un depistaggio teso ad intimidirmi. È cascato male perché chiederò anche se tra Custodero, Repubblica e i Servizi segreti intercorrano dei rapporti. È possibile che io non ottenga alcuna risposta all’interrogazione, ma andrò avanti per sapere chi sono i portavoce ufficiosi delle nostre strutture di sicurezza, se siano e quanto pagate dalle strutture pubbliche che tutelano», conclude.

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