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MALEDETTI COMUNISTI DELINQUENTI……. E’ TUTTA COLPA VOSTRA !!!!

marzo 13, 2016

da  Messaggero  Veneto    12 marzo 2016

 

Migranti, l’Italia si prepara a nuovi flussi. Friuli in prima linea

Poliziotti in Albania per rafforzare i confini, Puglia in allerta. Grecia al collasso. La Svezia a Berlino: riprendetevi i profughi

di Maria Rosa Tomasello

UDINE. L’Italia e l’Albania si preparano a fronteggiare il rischio della nuova ondata migratoria attesa dopo la “chiusura” della rotta balcanica con il ripristino dei controlli alle frontiere dell’Austria, seguita a ruota da Slovenia, Croazia e Serbia.

Roma e Tirana varano l’ accordo che porterà un gruppo di poliziotti di frontiera italiani nel Paese delle Aquile a partire dal 15 marzo: saranno le autorità albanesi, che hanno chiesto l’aiuto di Roma, a decidere dove impiegare il contingente italiano. «Stiamo lavorando con l’Albania per evitare che si apra un altro fronte» dichiara il ministro della Difesa Roberta Pinotti, sottolineando tuttavia che non ci sono al momento indizi di un intensificarsi del flusso verso il nostro Paese.

La Puglia, la regione più interessata a sbarchi di massa nel caso si aprisse la nuova rotta adriatica, si mobilita dopo che, nei giorni scorsi, era stato lo stesso governatore Michele Emiliano a parlare di 150mila possibili arrivi.

La prefettura di Lecce convoca un vertice per «organizzarsi preventivamente, a prescindere dal livello di allarme» spiega il prefetto Claudio Palomba: a dieci sindaci viene chiesto di effettuare una ricognizione delle strutture presenti sul territorio che potrebbero essere destinate a centri di accoglienza.

È pronto, intanto, l’hotspot (il centro di identificazione) realizzato a Taranto in un ex parcheggio del porto. Per Emiliano l’unico modo per «ridurre la velocità dei flussi laddove si verificassero problemi di pressioni di migranti alle nostre frontiere» è «mandare i traghetti a prenderli, e sulle navi lavorare con la polizia per capire con chi abbiamo a che fare».

Mentre Italia e Germania – annuncia il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere – lavorano insieme per cambiare il regolamento di Dublino (che obbliga i migranti a chiedere asilo nel Paese di primo ingresso), Atene affrontare «una crisi umanitaria che ha raggiunto il culmine».

È il commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos a ribadire che la Grecia è in ginocchio: «Gli Stati membri accettino con urgenza i ricollocamenti» scrive in un tweet, il giorno dopo aver chiesto di accelerare per arrivare a 6mila ricollocamenti al mese. Il meccanismo varato dalla Ue non funziona: sono già 500 le richieste avanzate dalla Grecia che non hanno ricevuto risposta.

A Idomeni, tra i 15mila accampati al confine, esplode la rabbia dopo la chiusura della rotta balcanica e la tensione si alza a un livello insostenibile.

Numerose persone restano ferite durante la distribuzione dei viveri, mentre le condizioni igienico-sanitarie sono ormai al limite: 800 migranti, esasperati, hanno già lasciato il confine. «Dobbiamo convincerli ad andar via, ma non possiamo usare i lacrimogeni: metà sono donne e bambini» dice il vice ministro all’Interno Nikos Toskas.

La Svezia, intanto, minaccia di portare il governo tedesco di fronte alla Corte di giustizia europea se Berlino non rispetterà il regolamento di Dublino, “riprendendosi” i migranti che, pur essendosi registrati in Germania, sono passati oltreconfine e hanno chiesto asilo in Svezia. Lo avrebbe detto, secondo i media svedesi, il ministro Morgan Johansson, al termine del consiglio Giustizia Ue. Per ora si tratta di 700 persone, ma la cifra potrebbe aumentare.

La progressiva chiusura delle vie d’accesso all’Europa e l’ accordo tra Ue e Turchia – bocciato ieri in Spagna da tutti i gruppi parlamentari, meno quello del Partido popular – sembra intanto frenare i flussi. Secondo il governo di Ankara, il numero di migranti che attraversa l’Egeo per raggiungere la Grecia è sceso nel mese di febbraio a 2mila dai 6.800 di ottobre.

L’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) stima che più di 146mila migranti siano arrivati in Europa nel 2016 attraverso il Mediterraneo: di questi 137mila hanno scelto la via d’acqua tra Turchia e Grecia, mentre 455 persone sono morte in mare.

Davanti al rischio che si aprano nuove rotte, la Bulgaria chiede alla Ue di difendere anche i confini terrestri e marittimi del Mar Nero tra Turchia e Bulgaria: «Non tutte le frontiere esterne della Ue sono di Paesi Schengen», com’è nel caso della Bulgaria, dunque «l’appoggio Ue, compreso quello finanziario, va esteso anche a questi Paesi».

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