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ECCO PERCHE’ IN ITALIA C’ E’ BISOGNO DI DESTRA…….. DI TANTA DESTRA !!!!

7 marzo 2016

da  IL  GIORNALE.IT

 

Affittopoli alla Reggia di Caserta Ville nel parco a 5 euro al mese

Dentro il bosco reale della struttura vanvitelliana abitano alcuni ex dipendenti. Il canone “comprende” utenze e giardini a disposizione. Il direttore Felicori: «Devono andarsene tutti»

Dopo il caos scatenato dai sindacati sul direttore stakanovista rischia di aprirsi una profonda breccia tra le mura del Palazzo Reale di Caserta.

«L’atteggiamento di alcuni sindacati – ha riferito il manager del museo Mauro Felicori al Giornale – è di un’ostilità pregiudiziale tesa a lasciare le cose così come sono sempre state alla Reggia di Caserta. In questi primi cinque mesi ho riscontrato un’organizzazione del personale stratificata nel tempo, in cui alcune responsabilità sono venute meno o si sono confuse». E le «stratificazioni» cui si riferisce il direttore oggi cominciano a emergere in tutta la loro gravità: privilegi per i dipendenti e tolleranza per una malagestione cui non sembrano estranei gli stessi sindacati che ora contestano il dirigente che «lavora troppo». Tra piscine, cascate e statue settecentesche uniche al mondo, all’interno del magnifico bosco reale progettato da Vanvitelli esiste un complesso di residenze abitate. Sarebbero dodici le persone alloggiate in quello che può definirsi un vero e proprio condominio borbonico, tutti ex dipendenti del complesso museale o eredi di dipendenti. La notizia susciterebbe scalpore anche se finisse qui, ma c’è persino di peggio. Già, perché gli inquilini «reali» pagherebbero un affitto tra i 5 euro e i 15 euro al mese. Ovviamente esentati dal pagamento della corrente elettrica, dell’acqua e della spazzatura. Proprio così, una sorta di post-nobiltà acquisita di diritto all’ombra della Reggia. Schivi e sfuggenti, gli affittuari d’oro hanno i propri nomi ben visibili sui citofoni all’ingresso, giardini a disposizione senza alcun divieto anche per feste private e una percezione di titolarità privata che cozza con qualsiasi generica idea di patrimonio culturale. La storia va avanti dalla fine degli anni novanta e le case «borboniche» sarebbero situate nella zona del bosco vecchio del parco, che si estende per 3 chilometri su 120 ettari di superficie. Sul caso sta indagando il pm Ferruccio Capalbo su un’inchiesta della Procura della Corte dei conti. Nel mirino non soltanto l’affittopoli della Reggia di Caserta, ma anche un caso analogo nella Reggia di Capodimonte a Napoli. Potrebbe dunque essere un sistema diffuso quello degli affitti d’oro nei monumenti; proprio per questo sono finiti sotto i riflettori funzionari dell’Agenzia delle Entrate e della Sovrintendenza. Ma le attenzioni investigative non finiscono qui e l’inchiesta potrebbe scoppiare tra poche settimane con delle sorprese. Forse pensava anche a questo Felicori, quando parlava di sedimentazione del personale. Fonti interne al personale della Reggia di Caserta parlano anche di protettorati politici e sindacali, grazie ai quali per anni è stato possibile ottenere privilegi. «Fino ad alcuni anni fa – afferma un dipendente – si sono anche scalate posizioni all’interno dell’organico grazie all’appartenenza sindacale». E non sono poche le cose da risolvere a Caserta: la dirigenza sta vagliando i dati su responsabilità e assenze del personale. D’altronde buona parte del parco reale, quello stesso «abitato» dai fortunati inquilini, presenta scarsi servizi ed ha limitata sorveglianza, ridotta a due terzi del totale. Su 15 addetti per ogni turno, in media 5 sono assenti per malattia o grazie a permessi, mentre gli altri sono costretti ad utilizzare le proprie auto per il controllo dell’area. «Desidero sottolineare che tutti gli inquilini – ha scritto su Facebook in serata lo stesso Felicori – alloggiati con contratti regolari benché discutibili sono stati sfrattati da chi mi ha preceduto e si accingono, se non l’hanno già fatto, a lasciare gli appartamenti».

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da  SECOLO  D’ ITALIA

 

Modena: reagì a una rapina. Il ladro gli chiede il risarcimento danni

Modena: reagì a una rapina. Il ladro gli chiede il risarcimento danni

domenica 6 marzo 2016 – 20:24

Si è tenuta giovedì scorso al tribunale di Modena, l’udienza preliminare del processo per tentato omicidio contro Giuliano Barbieri, il negoziante di 63 anni che nel novembre del 2009 ha ferito gravemente, con un colpo di pistola, un ladro montenegrino che con altri due complici era entrato nel suo negozio di abbigliamento a Formigine. Uno dei malviventi, un montenegrino di 27 anni, clandestino in Italia, era stato ferito gravemente e operato all’ospedale di Baggiovara. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano La Gazzetta di Modena, «il ladro era stato infatti ferito alla mandibola, al polmone e all’avambraccio destro, con l’amputazione della prima falange dell’indice della mano sinistra. Tutti colpi esplosi dalla beretta calibro 9 regolarmente detenuta dal Barbieri. Il clandestino, Nenad Ljumovic, all’epoca 27enne, si è costituito parte civile all’udienza con l’avvocato Nicoletta Tietto, per ottenere un risarcimento che non ha ancora quantificato, ma che potrebbero essere davvero ingenti. In sede di incidente probatorio, il montenegrino aveva raccontato che Barbieri gli aveva sparato mentre tentava la fuga.

Prossima udienza al tribunale di Modena il 5 maggio

Una versione dei fatti contestata dagli avvocati di Barbieri, Enrico Aimi e Silvia Ciancia che hanno prospettato una diversa dinamica. Il ladro, per la difesa «voleva disarmare il negoziante, il quale aveva inizialmente sparato solo alla vetrata, al soffitto e all’auto in fuga. Negoziante che solo a quel punto avrebbe indirizzato l’arma verso il ladro». Aimi e la collega hanno così richiesto un supplemento di indagini. Il Gip ha quindi disposto l’approfondimento richiesto dalla difesa e ha rinviato l’udienza al 5 maggio. «Nel corso delle indagini – scrive il quotidiano – era emerso che il dna lasciato da due dei ladri non identificati corrispondeva allo stesso lasciato in numerose altre spaccate analoghe».

 

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