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GOVERNO ???? QUESTO NON E’ UN GOVERNO, E’ UNA VERGOGNOSA CATASTROFE !!!!

28 febbraio 2016

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da  IL GIORNALE.IT

“L’Air Force Renzi ci costa 40mila euro al giorno”

I conti cominciano ad essere pesanti. Quindici milioni di euro. Tanto ci costerebbe nel 2016 l’Airbus 340-500 che accompagnerà il premier nei futuri viaggio di Stato

A rivelarlo è il Fatto Quotidiano riportando un dossier esclusivo della Difesa dal quale emeregrebbero i termini dell’accordo per il leasing con la compagnia aerea Etihad.

“Un acquisto avvolto nel segreto più che nel mistero, nel senso che tutti sapevano del lussuoso capriccio del premier ma nessuno conosceva l’importo”, scrive il Fatto. Poi arriva il “conto”: “In una delle ultime pagine del fascicolo che illustra le spese del ministero della Difesa c’è anche una voce relativa al trasporto aereo di Stato. Di solito sono 2,5-3 milioni di euro l’anno. Nel 2016 fa un balzo di 15 milioni, a 17,4 milioni, un aumento del 622% rispetto al 2015….Se dai 15 milioni sottraiamo 5-6 milioni di lavori per gli allestimenti dell’aereo restano dai 9 ai 10 milioni che sono probabilmente il vero costo annuale del leasing”. Infine una nota sul carburante: “Il costo della benzina – si legge sul Fatto – che per un aereo di questa portata è molto alto. Secondo i calcoli l’Airbus 340-500 “beve” 21mila dollari l’ora, 4 volte quello degli aerei per trasporto Vip”.

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Altro che “caso morto” L’indagine su Alfano fa tremare il governo

La sfiducia dei grillini al ministro sotto accusa incombe E l’università di Enna al centro del caso è una creatura Pd

L’inchiesta della Procura di Roma che vede il titolare del Viminale indagato per abuso d’ufficio per il trasferimento di un prefetto rischia di diventare un terremoto per il governo. Per la mozione di sfiducia ad Alfano, annunciata da M5S, che sarà presentata al Senato. E per gli intrecci tutti in salsa Pd che, a prescindere dalle responsabilità di Angelino, stanno venendo fuori in relazione a quell’enclave democrat (nel 2012 andò a tenere una lectio magistralis l’allora segretario del partito, Pier Luigi Bersani, a fine gennaio doveva essere il ministro Dario Franceschini a inaugurare la nuova biblioteca, ma poi diede forfait) che è l’università Kore di Enna al centro del caso. Enclave di cui è dominus un Pd che Renzi&co vorrebbero archiviare, quel Vladimiro Crisafulli detto Mirello, un tempo sovrano assoluto della cittadina (celebre il suo: «A Enna io vinco col maggioritario, col proporzionale e pure col sorteggio»), ora sconfitto ma pur sempre potente.

Pure l’«impresentabile» Mirello (per i garanti del Pd che nel 2013 gli impedirono di candidarsi alle Politiche anche se in realtà non ha mai avuto condanne per mafia) è indagato per abuso d’ufficio con il ministro Alfano, in quest’inchiesta scaturita da un rapporto che l’ex procuratore di Enna, Calogero Ferrotti, ha girato al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. Secondo l’ex pm, indizi di pressioni sul ministro perché spostasse da Enna il prefetto Fernando Guida che aveva avviato il commissariamento della Kore ci sono, eccome se ci sono. Anzi c’è di più, visto che, per Ferrotti, i vertici della Kore pensavano di contattare anche la senatrice Anna Finocchiaro, che però non si attivò. Di qui il suo rapporto ai pm romani. Di qui Alfano indagato.Crisafulli smentisce tutto.

Anzi ironizza: «Per abusare di un ufficio bisogna averlo…». Ma sono proprio le sue intercettazioni col segretario particolare del viceministro Filippo Bubbico, Ugo Malagnino (entrambi sono indagati, ndr) a inguaiare indirettamente Angelino visto che parlano, dicono i pm, della necessità di trasferire il prefetto, e dicono: «Dobbiamo fare presto, dobbiamo risolvere questa cosa prima che il ministro parta per le vacanze». In effetti il trasferimento di Guida arriva il 23 dicembre. E viene accolto con sorpresa, visto che è a filo della scadenza dei due anni, il tempo minimo di permanenza nella stessa sede, in genere, di un prefetto. A denunciare platealmente il siluramento di Guida è proprio il procuratore Ferrotti, il 12 gennaio scorso, alla festa per il suo pensionamento. E ancora più platealmente, nella stessa occasione, è il procuratore generale di Caltanissetta, Sergio Lari, a tuonare: «Sono stati posti aperti tentativi di bloccare un’indagine della magistratura e di delegittimare con una denuncia fatti inesistenti, contro chi stava conducendo quelle indagini».

Il riferimento è proprio a Ferrotti, titolare dell’inchiesta per malversazione su Crisafulli e i vertici della Kore, a propria volta denunciato al Csm da un legale vicino all’università. Veleni, guerre interne al Pd. È da questo intreccio che Alfano rischia di essere schiacciato. Il titolare del Viminale ha dalla sua due fatti: il commissariamento della Kore, a dispetto del trasferimento del prefetto, è stato completato ugualmente, lo scorso 30 gennaio; e lo stesso Guida ha detto che il suo trasferimento era stato concordato, anzi che era stato lui a chiederlo per stare più vicino alla famiglia, a Roma. Quasi una botte di ferro, per Alfano. Se non fosse per la sfiducia dei grillini che incombe. E per quel Pd dilaniato dopo il voto sulle unioni civili che può riservare sorprese.

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Il silenzio del governo sulle spiate di Equitalia

La società di riscossione potrà mettere le mani sui conti correnti degli italiani. Dall’esecutivo soltanto “no comment”

Detto con parole sue, pronunciate in un’audizione parlamentare di qualche giorno fa, a Equitalia servirebbe ricevere «in forma massiva e a scadenze ravvicinate» le informazioni relative ai conti correnti dei suoi debitori, che sono già registrati dall’anagrafe. Creatura dell’amministrazione fiscale ai tempi di Attilio Befera, che serve a registrare i movimenti nei conti correnti e negli investimenti e a verificare se corrispondono alle dichiarazioni dei redditi. La società di riscossione vorrebbe utilizzarla anche per verificare la posizione dei debitori e, magari, a rendere più veloci i pignoramenti dei conti correnti.

Normale che Ruffini l’abbia chiesto. L’obiettivo di Equitalia è recuperare il più possibile. Su questa battaglia, seguendo uno schema ormai consolidato, Equitalia ha trovato subito l’appoggio del Pd. Più nel dettaglio, della sinistra dem, ala poco favorevole al premier Matteo Renzi. La questione è stata infatti sollevata dalla commissione Finanze del Senato, con un parere approvato nell’agosto scorso. Relatrice Lucrezia Ricchiuti, civatiana doc. Chiede «libero accesso a tutte le informazioni finanziarie che riguardano i contribuenti», compresi conti correnti italiani ed esteri, compravendite di beni mobili e immobili. Scopo dichiarato, alzare il livello della riscossione che è ancora basso. Quindi il governo ha già il via libera del Parlamento e potrebbe accontentare Equitalia. Ma sul fisco l’esecutivo Renzi preferisce la cautela e sono probabilmente da interpretare in questo senso i «no comment» di autorevoli esponenti dell’esecutivo raccolti ieri dal Giornale su questa vicenda. Il grande fratello fiscale, in generale, è un pallino di una sinistra che non è esattamente in linea con il premier Matteo Renzi. Ma questa volta l’esecutivo non ha nessun interesse a schierarsi conto il fisco. Renzi ha più volte detto di puntare sulle nuove tecnologie per battere l’evasione: «La strada è tracciata per sempre. La tempistica della fine dell’evasione non dipende da come si organizzano le burocrazie romane, ma da quanto saremo decisi e rapidi nel proseguire sulla strada dell’innovazione e della digitalizzazione», spiegò tempo fa. Che l’innovazione consista anche nella possibilità data alle agenzie di riscossione di controllare costantemente i conti correnti forse non lo aveva messo in conto. Ma di questi tempi, il governo non può permettersi di rinunciare a nessuna entrata. Nemmeno quelle ottenute con metodi che sembrano più in linea con la filosofia dell’ex ministro Vincenzo Visco che con quella di Renzi. Ma è anche vero che ci sono già precedenti renziani sull’utilizzo del grande fratello dei conti correnti e del fisco. Nel decreto giustizia del novembre 2014, si prevedeva che anche i creditori possano accedere, tramite ufficiale giudiziario, alle informazioni delle banche dati a disposizione del fisco. Difficile, a questo punto, negare al Equitalia quello che è concesso agli altri creditori.

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