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SE LA SOMMIAMO AI DEMENTI E AI LADRI CHE RESTANO A GOVERNARCI, LA FINE E’ CERTA !!!!

febbraio 27, 2016

da  Messaggero  Veneto    26 febbraio 2016

 

Rapporto Ue, la “fuga dei cervelli” può compromettere la crescita

Secondo lo studio il numero di giovani altamente qualificati che emigrano all’estero è cresciuto rapidamente a partire dal 2010. E solo pochi cittadini di altri Paesi, dello stesso livello, scelgono l’Italia come destinazione

BRUXELLES. La fuga di cervelli può causare una perdita netta permanente di capitale umano altamente qualificato, a danno della competitività dell’Italia. A medio e lungo termine può compromettere le prospettive di crescita economica dell’Italia e anche le sue finanze pubbliche. E’ quanto sostiene il rapporto della Commissione Ue sugli squilibri macroeconomici, nel capitolo dedicato al mercato del lavoro.

Secondo lo studio il numero di giovani altamente qualificati che emigrano all’estero è cresciuto rapidamente a partire dal 2010 e non è stato compensato da flussi di italiani, con pari qualifiche, che hanno fatto rientro in patria. E tantomeno – sottolinea il Rapporto Ue – si può parlare di uno ‘scambio di cervelli: molti lavoratori italiani altamente qualificati italiani lasciano il Paese, ma solo pochi cittadini di altri Paesi, dello stesso livello, scelgono l’Italia come destinazione.

L’aumento di emigrazione – sottolinea il rapporto – riflette le migliori opportunità e condizioni di lavoro all’estero. I sondaggi indicano che, rispetto ai loro omologhi ch lavorano in Italia, i giovani laureati italiani che lavorano all’estero non solo guadagnano di più ma sono più spesso assunti on contratti a tempo indeterminato e ritengono che la loro qualifica ufficiale sia più idonea per il lavoro che svolgono. In particolare, tra gli italiani in possesso di un dottorato, quelli che lavorano all’estero affermano di avere migliori opportunità di lavoro e retribuzioni molto più elevate.

Ciò spiega la loro bassissima propensione a voler tornare in Italia. Di conseguenza questo fenomeno non rientra nella definizione di ‘circolazione di cervelli’, cioè quando persone si recano temporaneamente all’estero per studiare o lavorare, ma poi tornano nel Paese d’origine. Quanto ai danni sociali, il rapporto osserva che la ‘fuga dei cervelli’ comporta un duplice costo finanziario: in primo luogo la spesa pubblica sostenuta per l’istruzione di studenti che poi lasciano definitivamente il Paese, e, in secondo luogo, in termini di futura perdita di gettito da imposte contributi sociali che i migranti altamente qualificati avrebbero pagato lavorando in Italia.

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