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CHE SPERANZA PUO’ AVERE LA DESTRA CON UNA CARIATIDE (ARTERIOSCLEROTICA ?) E UNA COZZA “GASATA” ????

febbraio 26, 2016

I  ROMANI  SAPRANNO  A  CHI  DARE  FIDUCIA…….!!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

L’editoriale di Francesco Storace

26/02/2016 05:50

POPOLO SOVRANO

Domani e domenica la consultazione promossa da Salvini a Roma

POPOLO SOVRANO

 

La direzione di marcia è apprezzabile e va salutata con rispetto: Salvini esce dal salotto di palazzo Grazioli e dice che per Roma non gli basta il “visto, si voti” pronunciato dal capotribù della casa. Anzi, proprio aver visto all’opera Guido Bertolaso ha indotto il capo della Lega a rovesciare il tavolo, decidendo di chiedere con una quarantina di gazebo il parere sulla corsa per il Campidoglio ai suoi sostenitori romani, ai simpatizzanti che si avvicineranno ai “seggi” (che pubblichiamo all’interno del nostro Giornale d’Italia, a pagina 8, per individuare quello più comodo per chi volesse votare).

Voglio essere molto chiaro: non sto lanciando una mobilitazione per condizionare l’esito del voto, perché non si tratta di elezioni primarie vere e proprio con rappresentanti di lista e regole condivise; ma è un importante atto politico che afferma il valore della sovranità popolare. E per noi questo e’ importante a prescindere dal responso che Salvini ne ricaverà per orientare la sua decisione. Chi va a votare fa comunque bene.

E’ un viatico per il futuro. E’ innegabile che il centrodestra, su Roma, stia offrendo una spettacolo devastante e credo di aver fatto bene a stare fuori dai giochi (nei quali, peraltro, nessuno ci ha coinvolto, salvo accorgersi dai sondaggi che anche da soli otteniamo consensi ragguardevoli); l’incaponimento di Berlusconi sull’insostenibile Bertolaso – sbeffeggiato “fuori onda” anche da Alessandra Mussolini – e i veti messi ad ogni piè sospinto, a partire da quelli su di me, da Giorgia Meloni persino sulla partecipazione a primarie mai accettate da palazzo Grazioli, hanno evidenziato i limiti della coalizione. Roma è lontana dalla loro testa.

Di qui, la mossa di Salvini. Che pensa anche alle prossime politiche: così il centrodestra non va da nessuna parte. C’è bisogno di uscire dai vecchi schemi, sparigliare, e fidarsi un po’ di più della propria gente.

Quale che sia il risultato, comunque avrà rappresentato una svolta. Chi avrà vinto esulterà, chi avrà perso contesterà per il solo fatto di non aver potuto condividere le regole. Andrà preso per una manifestazione netta di volontà di uscire da logiche, vecchie, antiche, che cancellano ogni speranza per un centrodestra ammuffito.

Non servirà a nulla polemizzare; ma sarà necessario riflettere sullo stato di una coalizione che così come si è ridotta lascerà Matteo Renzi al suo posto per altri vent’anni. Salvini pone un problema e indica una parziale soluzione; dovrebbe farlo anche una forza di destra autentica, se ci fosse. Ma sembra che la sovranità popolare sia un principio irrinunciabile solo quando a decidere sono gli altri. Quella destra ci manca. E per questo, anche per questo, combattiamo a Roma. Come dimostreremo il 6 marzo.

 

Francesco Storace

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da  IL  TEMPO.IT

Alemanno: “Senza unità e primarie, Storace è l’unica scelta” <!– –>

L’ex sindaco: “Il centrodestra ha perso una grande chance. Così si riconsegna Roma alla sinistra”

untitledALEM

 

Caro Direttore,

scrivo questa lettera aperta per condividere alcune riflessioni e per spiegare il silenzio che da oggi intendo mantenere nel dibattito pubblico sulle prossime elezioni comunali.

A differenza di altri, ritengo che – fino a quando non avrò risolto i miei problemi giudiziari – sia giusto e doveroso non solo non candidarmi ad alcuna carica, ma non intromettermi in una competizione politica che mi riguarda così direttamente.

In questi mesi non ho mai interrotto il mio impegno politico e non intendo farlo nemmeno nel futuro, perché fa parte di una mia scelta di vita che prescinde da ruoli e incarichi. Da quando ho ricevuto, ormai quattordici mesi fa, un avviso di garanzia, ho scelto di operare da semplice militante politico, in attesa che la Giustizia faccia il suo corso e riconosca la mia innocenza. Questo atteggiamento deve diventare ancora più rigoroso di fronte alle elezioni comunali di Roma: i miei interventi pubblici saranno limitati alle questioni politiche nazionali e a un libro che presenterò per raccontare i miei cinque anni in Campidoglio.

Prima di tacitarmi, voglio però svolgere alcune brevi considerazioni che lascio alla riflessione di tutti gli amici che andranno a votare a Roma il 5 giugno.

Ancora una volta, almeno fino ad ora, il centrodestra sta sprecando un’importante occasione per rompere il tabù sulle Primarie che da sempre limita la sua capacità di scegliere le candidature più rappresentative.

Roma poteva e doveva essere il laboratorio delle Primarie del centrodestra, anche per la molteplicità ed eterogeneità delle candidature che si preparano a sfidare la Sinistra e l’antipolitica del Movimento 5 Stelle. Un’azione convergente di tutti coloro che hanno sempre detto di credere nelle Primarie – da Giorgia Meloni a Francesco Storace, da Matteo Salvini ad Alfio Marchini – poteva imporre questa svolta, senza vincolarla ad un analogo svolgimento in tutte le altre città italiane.

Non ho mai fatto mistero e non lo faccio neanche adesso, di guardare con simpatia alla candidatura di Francesco Storace, dopo la comprensibile rinuncia di Giorgia Meloni. Francesco, a differenza di tutti gli altri esponenti politici del centrodestra, non ha mai fatto parte della mia maggioranza in Campidoglio. È stato un oppositore leale ma molto duro, quando altri, che oggi ostentano grande distanza dalla mia amministrazione, occupavano assessorati e consigli d’amministrazione. Peraltro non è stata la prima volta, da quando Storace è uscito da Alleanza Nazionale nel 2007, che ci siamo scontrati dal punto di vista politico e ideologico.

Ma Francesco Storace oggi rappresenta, orgogliosamente, l’unico candidato di destra che non si fa suggestionare da fughe dalla politica verso soluzioni «civiche» o «tecniche». Si è battuto più di ogni altro per ottenere le Primarie a Roma come inizio di una stagione di profondo rinnovamento del centrodestra. Tutto questo, insieme a una consolidata esperienza amministrativa che non trova riscontro negli altri candidati, fa la differenza.

Queste valutazioni non cancellano, lo ripeto ancora una volta, che la priorità dovrebbe essere quella di offrire al popolo del centrodestra la possibilità di scegliere liberamente un candidato unitario.

C’è ancora tempo per un ravvedimento operoso e mi auguro che ciò accada. Roma merita molto di più di un’agonia fatta di vertici di palazzo e di patetici atteggiamenti antipolitici. La nostra meravigliosa Capitale non deve essere riconsegnata alla Sinistra, il cui trentennale governo del Campidoglio è la principale causa del disagio in cui vivono i nostri concittadini.

Un cordiale saluto e arrivederci a giugno con una nuova speranza.

<!– –>

Gianni Alemanno

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