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TUTTA COLPA DELLE MERDE COMUNISTE !!!!

21 febbraio 2016

da  IL  GIORNALE.IT

 

Olio tunisino spacciato per italiano: “La politica non ci protegge”

Viaggio nelle campagne di Avetrana: “Il prodotto straniero diventa made in Italy per magia”

Luciano, una vita dedicata ai campi e alle olive guarda nel vuoto. In realtà sembra scrutare un orizzonte pieno di nubi. Le stesse che si addensano su Avetrana, centro agricolo del Salento che, in questo nostro viaggio sulle importazioni di olio, rappresenta l’intera Puglia (guarda il video).

Scrive Confagricoltura in una nota che “degli oli di qualità riconosciuti dall’Unione europea, quasi il 40 per cento è italiano, con 43 prodotti a denominazione. Seguono Grecia e Spagna, con 29 riconoscimenti a testa. Il comparto italiano degli oli extravergini Dop e Igp vanta un giro d’affari di oltre 84 milioni di euro, dei quali quasi 54 realizzati sui mercati esteri. La produzione di olio certificato non supera il 2-3 per cento del totale, pari a 11 mila tonnellate.” Una cifra molto bassa in relazione a quelli che dovrebbero essere i numeri di un’eccellenza pugliese o, meglio, italiana.

“Se si vuol fare in maniera giusta agricoltura in Italia la si deve proteggere altrimenti è tutto inutile. Se noi produciamo olio di qualità – continua Luciano – dobbiamo pretendere che anche gli altri facciano lo stesso, distinguendo l’olio italiano da quello straniero. I piccoli agricoltori ci perdono, ma le grandi aziende ne approfittano perché pagano a poco prezzo il prodotto straniero rivendendolo come olio comunitario e spacciandolo, dietro la loro etichetta, per olio italiano”.

Un problema di commercio internazionale e una cattiva informazione minano alla base un pezzo importante dell’olivicoltura nazionale. “Il comportamento del Governo e del Pd, sulla misura che autorizza l’ingresso di olio tunisino in Europa, non solo è contraddittorio ma risulta penalizzante per l’olio italiano” afferma la deputata pugliese Elvira Savino, capogruppo di Forza Italia in Commissione Politiche della Ue alla Camera. La parlamentare fa notare che “prima il Partito democratico dà il via libera all’invasione del prodotto tunisino e qualche giorno dopo chiede di rivedere questa decisione. Un balletto che aumenta la preoccupazione dei produttori, a cominciare da quelli di una regione a vocazione agricola come la Puglia dove, oltre alla crisi, si è costretti a fare i conti anche con politiche nazionali ed europee penalizzanti”. A conferma di quel “problema politico” che Luciano sente bruciare dentro come una sconfitta dopo decenni di sacrifici.

“Manca l’informazione – continua l’agricoltore con una punta di amara ironia – perché i consumatori sono all’oscuro della provenienza specifica dei prodotti”. “Manca l’indicazione sulle bottiglie L’olio di molte marche nazionali – aggiunge un altro agricoltore che commercializza il prodotto – in realtà non è italiano e i consumatori non lo sanno”. “Quello che un tempo si vendeva a un milione di lire al quintale, oggi non arriva neanche a 300 euro. In 25 anni i costi di produzione sono aumentati ecco perché c’è l’abbandono delle campagne –continuano insieme Luciano e il suo collega – “Così, a noi piccoli agricoltori, non resta che la nicchia dell’olio di qualità prodotto in piccole quantità”.

Sull’emergenza si allunga l’ombra inquietante della Xylella: “Una speculazione da parte delle multinazionali di prodotti chimici. La xylella – spiegano gli agricoltori – si può prevenire con due o tre trattamenti di rame all’anno. I nostri sono alberi millenari, hanno resistito a molto peggio”. Per esempio all’aumento di 35 mila tonnellate di olio tunisino in Europa. Sul mare di ulivi, qui ad Avetrana, tramonta il sole.

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da  LA  STAMPA         19/02/2016

Boldrini: “Punizioni per chi non accoglie i migranti, gestire gli arrivi è possibile”

Alla Cavallerizza la presidente della Camera attacca i Paesi che invocano filo spinato e muri
 fabrizio assandri

torino

«Non è l’arrivo dei rifugiati a mettere in pericolo la nostra identità, al contrario lo è chiudere le frontiere». Per i Paesi che non accettano di accogliere i migranti serve una punizione: «Ad esempio ridurre i contributi europei a quei Paesi, perché si deve stare insieme nella buona e nella cattiva sorte».

Si parla d’Europa nell’aula universitaria alla Cavallerizza, con ospite d’eccezione Laura Boldrini, presidente della Camera. Nei giorni in cui è di forte attualità il rischio dell’uscita da Shenghen,ha deciso di venire a Torino per tenere una «lecture» dedicata a uno dei padri dell’Europa, Altiero Spinelli. «L’arrivo dei rifugiati sarebbe gestibile, ma oggi poggia solo su cinque Paesi su 28 dell’Unione» ha detto. L’iniziativa è del Centro Studi sul Federalismo di Torino, che aveva invitato Boldrini all’inaugurazione dell’anno accademico, a dicembre, ma la presidente della Camera non aveva potuto partecipare per colpa dell’influenza. Ora è tornata per tenere l’intervento programmato allora, dal titolo eloquente: «Completare l’integrazione europea: l’unica via possibile».

 

La Boldrini ha accusato «quei Paesi che invocano il filo spinato e i muri contro i migranti» e ha proposto anche un «reddito minimo di dignità europeo erogato dall’Unione: ad esempio con la carbon tax e tassando le transazioni finanziarie». Tagliare fuori la Grecia da Shenghen «perché fa il suo dovere di non respingere i richiedenti asilo è paradossale» ha detto, criticando anche le politiche di austerità. La platea le ha tributato una standing ovation alla fine del discorso.

All’incontro erano presenti il sindaco Piero Fassino, il rettore dell’Università Gianmaria Ajani e varie autorità, tra cui il prefetto Paola Basilone, il vicesindaco Elide Tisi e l’ex ministro Elsa Fornero. Dopo aver incontrato gli «studenti federalisti» Boldrini pranza al cambio con il sindaco, il rettore e altre autorità. Nel pomeriggio riparte per Roma.

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