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PURTROPPO CE NE SIAMO ACCORTI TUTTI !!!!

febbraio 21, 2016

Personaggio insignificante manovrato da un rancoroso a cui non è stato concesso un assessorato alla Regione Lazio……… perché non lo meritava, naturalmente!!!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

Controcanto di Spiderita

21/02/2016 07:30

Ma Giorgia non è Giorgio

Amara consolazione per il popolo della destra che pensava di aver ritrovato il vecchio simbolo di Alleanza Nazionale, oggi trasformato impietosamente in arroganza nazionale da coloro che se ne sono appropriati

Ma Giorgia non è Giorgio

 

Amara Consolazione per il popolo della destra che pensava, erroneamente, di aver ritrovato il vecchio simbolo di Alleanza Nazionale, oggi trasformato impietosamente in arroganza nazionale da coloro che se ne sono appropriati. A parte il colpo di mano sul logo, il cui ritorno era stato pensato da altri, e la conseguente appropriazione indebita in una fondazione, più forte si insinua in noi  il sospetto che colei che avevamo creduto potesse rilevarne il testimone, di fatto non appare all’altezza del compito.
Le recenti cronache ci mostrano comesi può perdere credibilità in poco meno di un nanosecondo adottando scelte sbagliate e puntando su persone o candidati, se tali possono essere considerati vista la scarsità di contenuti e l’inesistente appartenenza di parte, pensando sempre e comunque di essere nel giusto. Ma un po’ di autocritica,no?  I leaders sono quelli che possono anche rimettere in discussione le loro scelte, le linee politiche, se queste si scontrano con il volere del popolo che li ritiene tali. Ormai siamo cresciuti e difficilmente potremmo avallare situazioni spiacevoli se non li condividiamo, per semplice imposizione o per partito preso. In questa epoca esiste una cosa che si chiama dialogo ed il fulcro attorno al quale ruotano le buone pratiche di quella politica a cui i padri ci hanno abituato.
Avevamo persino palpitato per una discesa in campo della Meloni, si tornava tutti alla politica delle passioni e tutti avrebbero fatto un passo indietro ma invece si è deciso di abdicare a favore di un altro candidato che non ci rappresenta neanche un po’, in una città che storicamente ci appartiene dove tante sono state le battaglie dei padri e tante volte ne abbiamo raccolto i consensi.
Non si può abiurare il passato e scegliere di accettare supinamente un verdetto che ci distrugge nell’animo pur di far piacere a chi, fino al giorno prima, avevamo aspramente criticato e a volte persino dileggiato. Credo che quando si eredita un simbolo, o quantomeno ci si vuole attestare come tali, si ha una sorta di responsabilità morale da assumere per evitare di far naufragare tutto in un bilancio consuntivo più economico che ideale. Non tutto è perduto, però, il tempo gioca ancora dalla nostra parte. Che senso ha continuare a trincerarsi ancora dietro meri interessi di bottega, con piccoli dispettucci, è davvero uno spreco inutile di sane energie che potrebbero essere messe in campo. In tanti ce lo chiedono e lo vogliono, perché è giusto continuare a sperare se dalla parte del popolo sempre e comunque si vuole stare. Ma non è oro tutto ciò che luccica. Peccato ma a volte proprio non basta la presunzione, non aumenta la nostra statura, con l’enorme rischio di perdere quella rappresentanza che altri prima di noi ci hanno lasciato come patrimonio da rispettare. Ecco appunto il rispetto che manca e non c’è, quel rispetto che Giorgio aveva dimostrato di avere persino con gli avversari politici, mettendosi addirittura in fila tra la gente per portare l’estremo saluto al nemico Berlinguer.
Infatti, direte voi, per questo Giorgia non sarà mai Giorgio
Noi ce ne faremo certamente una ragione! Buona domenica.

Amara Consolazione per il popolo della destra che pensava, erroneamente, di aver ritrovato il vecchio simbolo di Alleanza Nazionale, oggi trasformato impietosamente in arroganza nazionale da coloro che se ne sono appropriati. A parte il colpo di mano sul logo, il cui ritorno era stato pensato da altri, e la conseguente appropriazione indebita in una fondazione, più forte si insinua in noi  il sospetto che colei che avevamo creduto potesse rilevarne il testimone, di fatto non appare all’altezza del compito. 

Le recenti cronache ci mostrano comesi può perdere credibilità in poco meno di un nanosecondo adottando scelte sbagliate e puntando su persone o candidati, se tali possono essere considerati vista la scarsità di contenuti e l’inesistente appartenenza di parte, pensando sempre e comunque di essere nel giusto. Ma un po’ di autocritica,no?  I leaders sono quelli che possono anche rimettere in discussione le loro scelte, le linee politiche, se queste si scontrano con il volere del popolo che li ritiene tali. Ormai siamo cresciuti e difficilmente potremmo avallare situazioni spiacevoli se non li condividiamo, per semplice imposizione o per partito preso. In questa epoca esiste una cosa che si chiama dialogo ed il fulcro attorno al quale ruotano le buone pratiche di quella politica a cui i padri ci hanno abituato.

Avevamo persino palpitato per una discesa in campo della Meloni, si tornava tutti alla politica delle passioni e tutti avrebbero fatto un passo indietro ma invece si è deciso di abdicare a favore di un altro candidato che non ci rappresenta neanche un po’, in una città che storicamente ci appartiene dove tante sono state le battaglie dei padri e tante volte ne abbiamo raccolto i consensi.

Non si può abiurare il passato e scegliere di accettare supinamente un verdetto che ci distrugge nell’animo pur di far piacere a chi, fino al giorno prima, avevamo aspramente criticato e a volte persino dileggiato. Credo che quando si eredita un simbolo, o quantomeno ci si vuole attestare come tali, si ha una sorta di responsabilità morale da assumere per evitare di far naufragare tutto in un bilancio consuntivo più economico che ideale. Non tutto è perduto, però, il tempo gioca ancora dalla nostra parte. Che senso ha continuare a trincerarsi ancora dietro meri interessi di bottega, con piccoli dispettucci, è davvero uno spreco inutile di sane energie che potrebbero essere messe in campo. In tanti ce lo chiedono e lo vogliono, perché è giusto continuare a sperare se dalla parte del popolo sempre e comunque si vuole stare. Ma non è oro tutto ciò che luccica. Peccato ma a volte proprio non basta la presunzione, non aumenta la nostra statura, con l’enorme rischio di perdere quella rappresentanza che altri prima di noi ci hanno lasciato come patrimonio da rispettare. Ecco appunto il rispetto che manca e non c’è, quel rispetto che Giorgio aveva dimostrato di avere persino con gli avversari politici, mettendosi addirittura in fila tra la gente per portare l’estremo saluto al nemico Berlinguer.

Infatti, direte voi, per questo Giorgia non sarà mai Giorgio

Noi ce ne faremo certamente una ragione! Buona domenica.

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