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NON POSSIAMO SOPPORTARE OLTRE……. DOBBIAMO REAGIRE CON DUREZZA !!!!

febbraio 13, 2016

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SE  LI  LASCIAMO  FARE  SENZA  PRENDERLI  A  CALCI  IN  CULO,  QUESTI  INETTI  DISONESTI,  ROVINERANNO  L’ ITALIA  E  GLI  ITALIANI  COMPLETAMENTE  E  DEFINITIVAMENTE !!!!

Patrick di Majan

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da  ImolaOggi

 

La Liguria e la Sardegna lo hanno scoperto nelle ultime settimane.
Un dittatore ha deciso di cedere ad un altro Stato un pezzo del proprio territorio e di questa vergogna non è stato informato neppure il presidente della Repubblica. Né il Parlamento.

 

Renzi cede mari italiani: perse decine di miglia di acque territoriali

 

“La notizia è vera. Anche se pare inverosimile: i nostri confini sono cambiati, abbiamo perso decine di miglia di acque territoriali al largo delle coste della Liguria e della Sardegna. E forse anche in altre coste di cui ancora non sappiamo nulla. Non per un fenomeno geologico o per un atto ostile da uno Stato straniero. E’ stata l’Italia a cedere, anzi a vendere, una parte del proprio territorio ai francesi, con un accordo siglato nel 2015 tra il ministro degli Esteri transalpino, Fabius, ed il nostro ministro Gentiloni, il quale ovviamente non ha fatto sapere nulla a riguardo, esattamente come il suo presidente Renzi è tutto il loro Governo“.

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Lo ha denunciato il vicepresidente leghista del Senato Roberto Calderoli.”Silenzio assoluto verso il Paese e – ha affermato Calderoli in una dichiarazione- persino verso le Regioni interessate, la Liguria e la Sardegna, che lo hanno scoperto nelle ultime settimane nel mondo più incredibile: le autorità francesi, con le loro motovedette, in applicazione di questo accordo, hanno fermato prima un peschereccio ligure e, qualche giorno dopo, un peschereccio sardo, intimandogli di lasciare le rispettive zone di pesca perché appunto i confini erano cambiate e quelle acque, in entrambi i casi ricchissime di fauna ittica e dunque fondamentali per i nostri pescatori, erano diventate francesi e pertanto non più accessibili ai pescherecci italiani. Verrebbe da ridere se non fosse che si tratta di una vicenda gravissima e inquietante”.”

Intanto – ha proseguito la sua denuncia Calderoli- perché di questa cessione di acque territoriali non è stato informato il Parlamento. E questo è un vulnus gravissimo per le nostre regole democratiche. L’Italia non è la Corea del Nord con un uomo solo al comando, quanto meno non ancora nella situazione dove un dittatore può decidere di cedere ad un altro Stato un pezzo del proprio territorio. E una cosa del genere non avverrebbe neppure in nessuna delle monarchie occidentali, dove il re o la regina informerebbero certamente il primo ministro e il Parlamento chiedendo loro di esprimersi in proposito.

In secondo luogo immaginiamo che di questa vergogna non sia stato informato neppure il presidente della Repubblica che, altrimenti, avrebbe certamente preteso che i cittadini fossero informati ed il Parlamento coinvolto in questo passaggio che, lo ripetiamo, modifica i nostri confini e riduce il territorio della nostra sovranità nazionale”.

“A questo punto pretendiamo che il presidente Mattarella venga informato e intervenga immediatamente per fare chiarezza su questa vicenda e verificare se sono state cedute altre porzioni del nostro territorio ad altri Stati esteri. Infine auspichiamo che la magistratura apra un’inchiesta seria su quanto accaduto e sul perché il Parlamento e l’opinione pubblica, oltre alle stesse Regioni interessate, non sono stati informati di quanto stava accadendo. Naturalmente, se venisse confermato il tutto, le dimissioni di Renzi sarebbero doverose”. (askanews)

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Il solito vampiro Mario Monti, sempre molto in sintonia con le volontà tedesche, intervenendo ad Omnibus su La7 ha dichiarato “L’ Europa e i mercati non capiscono perché essendo l’ Italia il paese con il più alto debito pubblico e la più consistente ricchezza privata non si possa limare un po’ quest’ultima per aggredire il debito“.
L’avvertimento prima di aprire il fuoco…

 

L’attacco alle banche italiane prepara la strada alla patrimoniale

 

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Da Bruxelles parte la nuova bordata contro il sistema bancario italiano. La norma è di portata generale ovviamente, ma a farne le spese sarebbe soprattutto il nostro Paese: secondo il Corriere della Sera che riporta la notizia, i Paesi del Nord Europa, col sostegno dal Presidente dell’Euro gruppo Jeroem Dijsselbloem, vorrebbero porre un limite al possesso da parte delle banche di Titoli di Stato, con una percentuale massima del 25% del capitale.

Questa era la situazione nel 2014 del rapporto titoli di stato/capitale per alcuni Paesi UE:

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Le banche italiane avevano a marzo 2014 praticamente il loro capitale composto da Titoli di Stato, acquistati grazie ai TLTRO ed ulteriori acquisti sono stati effettuati grazie ai 94 miliardi di euro ricevuti dalla BCE a settembre 2014, dicembre 2014 e marzo 2015 che sono andati in minima parte al credito a famiglie ed imprese e nella maggior parte ad investimenti in titoli sovrani, come forma di ricapitalizzazione ai fini del Tier1. Evidentemente un limite del 25% sarebbe ora una catastrofe per tutte le nostre banche.

A ciò si dovrebbe aggiungere poi il provvedimento conosciuto per il nome del rapporto che lo fonda, ovvero provvedimento Baltz (già oggetto di analisi), che imporrebbe una copertura del rischio default anche dei debiti sovrani detenuti in bilancio, finora considerati a rischio zero e che è sostenuto dal Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, e dal Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, i quali vorrebbero inserirlo nelle prossime linee guida Basilea IV.

La somma dei due provvedimenti, se passasse la linea tedesca, sarebbe un colpo mortale per l’Italia, la quale si troverebbe nell’impossibilità di sostenere le proprie banche, essendo vietato dal TFUE ogni aiuto di Stato, con il concreto rischio di default delle stesse, ricorso al bail-in, che sarebbe sicuramente insufficiente per risanare i bilanci, e conseguente necessità di chiedere l’aiuto del MES, con tutte le conseguenze (memorandum sotto il controllo della Troika) che questo comporta.

Tutto ciò mentre le banche che sono davvero a rischio sono considerate dall’Europa sicure e solide: gli stress test della BCE infatti, paradossalmente considerano più sicuri gli investimenti delle banche in titoli e derivati che l’attività di prestito, per cui le banche che hanno una forte attività di compravendita di Bond, titoli e commodity hanno un RWA, ossia un attività pesata per il rischio, migliore delle banche commerciali, ai fini del calcolo del capitale necessario a coprirle. In questo modo Deutsche Bank ad esempio su 1.580 miliardi di bilancio complessivo ha considerato a rischio solo 353 miliardi, per cui con un capitale di 47 miliardi risulta molto più solida delle banche dei Paesi periferici.

Se però andassimo a valutare il rischio dei suoi investimenti finanziari, come ha fatto il Center for Risk Management di Losanna, allora la situazione cambierebbe e di molto:

vedi l’immagine >>>>

DB in questo caso risulterebbe sottocapitalizzata di oltre 70 miliardi di euro!

Forse è proprio per la consapevolezza di avere una banca gigantesca come DB, fortemente a rischio in caso di calo delle quotazioni degli asset finanziari, che la Germania sta cercando ogni via per acquisire, dopo quello greco, il patrimonio dell’Italia. Lo schema è duplice: da una parte si crea la necessità di salvare le banche aggredendo il risparmio depositato od investito in strumenti mobiliari, dall’altra, creando difficoltà al sistema finanziario italiano, si intacca l’economia nel suo complesso, con conseguente peggioramento del rating italiano anche dei Titoli di Stato. Questo comporterebbe l’uscita degli stessi dalla possibilità d’acquisto da parte della BCE, via QE, poiché il minimo di rating per poter essere acquisiti è BBB ed attualmente i titoli italiani sovrani sono BBB-. Il conseguente innalzamento degli interessi per finanziare il debito pubblico porterebbe così alla necessità di una patrimoniale per trovare risorse per sostenerlo, colpendo per questa via il risparmio privato immobiliare che fa tanta gola ai tedeschi, senza contare come detto il necessario ricorso al MES e le conseguenti privatizzazioni selvagge, già viste in Grecia, aggredendo così anche il patrimonio pubblico.

Proprio ieri, guarda caso, si è ricominciato a parlare di necessità di una patrimoniale: il solito Mario Monti, sempre molto in sintonia con le volontà tedesche, intervenendo ad Omnibus su La7 ha dichiarato “L’ Europa e i mercati non capiscono perché essendo l’ Italia il paese con il più alto debito pubblico e la più consistente ricchezza privata non si possa limare un po’ quest’ultima per aggredire il debito“.

L’avvertimento prima di aprire il fuoco…

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IL GOLPISTA IRRUDUCIBILE
Il compagno emerito Napolitano ha sollecitato il premier Renzi a una maggiore «accortezza» con l’Europa e con Angela Merkel, invitando però a non fare «analogie» tra il Berlusconi del 2011 e il Renzi di oggi.
(Giusto. Infatti Berlusconi fu sostituito con Monti, mentre Renzi potrebbe essere sostituito – senza elezioni – dal tecnico Boeri)
Noooooooooo, nessuna analogia…..

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E’  DAL  1953  CHE  NAPOLITANO  VIVE  SULLE  SPALLE  DEL  POPOLO  ITALIANO……… E  SI  PERMETTE  ANCHE  DI  OFFENDERLO !!!!

Patrick di Majan

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da  POLITICANTI

 

Giorgio Napolitano: la biografia e la storia politica dal 1925 ad oggi

Giorgio Napolitano: la biografia e i figli, il complotto sul massone e la moglie Clio Maria Bittoni. La storia infondata sul fascista fino alla rielezione

1 febbraio 2015 15:16

 

Giorgio Napolitano è un politico italiano dalla lunga ed importante carriera politica all’interno della penisola. Ha ricoperto le cariche politiche più importanti ed è stato il primo Presidente della Repubblica ad accettare un secondo mandato come Capo dello Stato, nonché il primo Presidente della Repubblica ad essere stato membro del Partito Comunista. Nella sua lunga carriera di Capo dello Stato ha nominato quattro Presidenti del Consiglio dei Ministri:

Romano Prodi (2006 – 2008);

Silvio Berlusconi (2008 – 2011);

Mario Monti (2011 – 2013 e successivamente nominato senatore a vita dallo stesso Napolitano nel 2011);

Enrico Letta (2013).

Per quanto riguarda la garanzia della Costituzione italiana, Giorgio Napolitano ha nominato nella Corte Costituzionale i seguenti giudici:

Paolo Grossi (2009);

Marta Cartabia (2011).

 

Giorgio Napolitano biografia

Giorgio Napolitano nasce a Napoli il 29 giugno del 1925. Il padre, Giovanni Napolitano, è di Gallo di Comiziano, un paese in provincia di Napoli. Saggista e poeta, Giovanni Napolitano si sposa con Carolina Bobbio, napoletana anche lei e figlia di genitori professionisti di origine piemontese. Dopo il matrimonio, Giovanni e Carolina danno alla luce Giorgio Napolitano, nel 1925. Napolitano si iscrive al Liceo Classico Umberto I di Napoli durante il periodo della guerra (1938 – 1941), difatti dopo aver portato a termine il quarto ed il quinto ginnasio salta direttamente in seconda ginnasio per via della Prima Guerra Mondiale. Nel 1941 la famiglia si trasferisce a Padova e così il giovane Napolitano è costretto a terminare le scuole secondarie liceo Titolo Livio di Padova.

L’anno successivo, 1942, si iscrive all’Università Federico II di Napoli presso la facoltà di giurisprudenza.

Durante gli anni universitari si appassiona alla politica in un contesto storico molto particolare. Giorgio Napolitano entra a far parte dei Gruppi universitari fascisti (GUF) e comincia a tenere una rubrica di stampo critico teatrale per il settimanale IX maggio. Quella del teatro è una vera e propria passione per Giorgio Napolitano, infatti debutta anche come attore, per parti di secondo piano, grazie alla compagnia teatrale GUF presso il Teatro degli Illusi al Palazzo Nobili.

Nei Gruppi universitari fascisti, Giorgio Napolitano fa la conoscenza di molti personaggi che mirano all’antifascismo, come del resto lo stesso Napolitano, che in una intervista ha dichiarato sul GUF:

Era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste

Infatti nel 1944 inizia a collaborare con dei comunisti napoletani per organizzare l’arrivo di Palmiro Togliatti. L’anno successivo, 1945, entra a far parte, come segretario federale a Napoli e a Caserta, del Partito Comunista italiano (PCI).

Due anni dopo, 1947, porta a termine gli studi in giurisprudenza discutendo una laurea che mette in evidenza le problematiche del dopoguerra del Mezzogiorno e di Napoli, dal titolo: Mezzogiorno dopo l’unità e la legge speciale per Napoli nel 1904.

Nel 1953 inizia concretamente la sua carriera politica: Giorgio Napolitano viene eletto deputato nella circoscrizione di Napoli. Manterrà il ruolo di deputato per ben 43 anni, dal 1953 al 1996. Ci fu un’unica eccezione, quella della IV legislatura, legislatura in cui Napolitano non fu eletto.

Nel 1956 diventa, grazie all’appoggio e alla fiducia che Palmiro Togliatti riversa in lui, uno dei membri e responsabile della commissione meridionale del Comitato centrale del PCI. Togliatti vedeva in Napolitano ed altri giovani la nuova fonte per la dirigenza del partito.

Dal 23 ottobre del 1956 al 11 novembre dello stesso anno, il mondo guardò con estremo interesse la Rivoluzione ungherese, una vera e propria rivolta armata anti-sovietica che fu repressa dall’interno dalle stesse truppe dell’URSS, nella quale morirono 2.652 ungheresi (sostenitori e oppositori della rivoluzione) ed anche 720 soldati dell’Unione sovietica. Membro ufficiale del PCI, Giorgio Napolitano, assieme allo stesso partito e al giornale l’Unità, appoggio l’intervento sovietico, definendo la rivoluzione ungherese una contro rivoluzione che rischiava di far finire la stessa Ungheria nel caos più totale e di far terminare la pace nel mondo. Successivamente, nella sua autobiografia, Giorgio Napolitano tornò in qualche modo sui suoi passi definendosi tormentato per la posizione assunta nei confronti della Rivoluzione ungherese. Nella stessa biografia approfondisce l’argomento parlando dell’evoluzione del suo pensiero.

Gli incarichi più importanti cominciano negli anni Sessanta. Tra il 1960 e il 1962 Giorgio Napolitano diventa responsabile della sezione di massa e successivamente, dal 1963 al 1966 segretario della federazione comunista di Napoli.

Sotto l’influenza dello scrittore, partigiano e politico italiano Giorgio Amendola, che Napolitano considera un maestro per la sua istruzione politica, alla morte di Palmiro Togliatti (1964), Giorgio Napolitano è uno degli esponenti maggiori del partito.

Al Decimo Congresso del PCI entra nella direzione nazionale e tra il 1966 e il 1969 ricopre l’incarico di coordinatore dell’ufficio di segreteria e coordinatore dell’ufficio politico del Partito Comunista italiano.

Assieme a Luigi Longo, nel 1966 ricopre le vesti, in maniera non ufficiale, di vicesegretario, un ruolo che nel 1968 fu affidato a Enrico Berlinguer.

Tra il 1969 e il 1975 diventa responsabile della politica culturale del PCI. In quel periodo scrisse un libro con il noto storico e scrittore inglese Eric Hobsbawm dal titolo Intervista sul PCI. L’opera riscosse un buon successo, fu, infatti, tradotto in 10 diverse lingue.

Nel periodo storico tra il 1976 al 1979, il cosiddetto periodo della solidarietà nazionale, Giorgio Napolitano fece da portavoce del PCI con il Governo Andreotti per quanto riguarda i temi dell’economia e del sindacato.

Gli anni Settanta vedono anche l’esperienza di Giorgio Napolitano uscire dai confini italiani:

  • tiene conferenze di politica negli istituti della Gran Bretagna;
  • partecipa a diverse conferenze di politica internazionale negli istituti della Germania;
  • partecipa a diverse conferenze di politica, sempre internazionale, negli Stati Uniti d’America (Napolitano fu il primo ministro a ricevere un invito con tanto di visto per presiedere incontri di importanza mondiale all’Università di Harvard, ed altri incontri ad Aspen e in Colorado.

Continua a leggere: Giorgio Napolitano: la biografia e la storia politica dal 1925 ad oggi http://www.politicanti.it/giorgio-napolitano-biografia-923#ixzz404WvidZA
Under Creative Commons License: Attribution Non-Commercial

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