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RICORDIAMO LE “PRODEZZE” DEGLI “EROI”…….!!!!

10 febbraio 2016

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da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

La nostra storia

10/02/2016 08:39

Foibe, tra verità e colpevole omertà

In questa strana Italia, che ha visto un suo Presidente baciare la tomba dell’assassino di migliaia di innocenti, non tutte le Istituzioni celebrano il Giorno del Ricordo

Foibe, tra verità e colpevole omertà

L’essere umano è una specie strana. Riesce a mettere, a volte, sull’altare personaggi squallidi e perniciosi, e nella polvere grandi uomini della nostra storia. È strano questo atteggiamento, contraddittorio, malato. Chi fa parte della mia generazione sa che a scuola ci raccontavano di Sandro Pertini come del “presidente buono”, eravamo solo dei bambini innocenti, inconsapevoli, spugne che potevano facilmente essere imbevute. Quante spugne ho visto raccogliere quello che veniva loro proposto senza chiedersi niente… non era colpa loro, non lo è mai. I bambini sono anime innocenti, l’infanzia è il momento migliore per indirizzare animi, teste e cuori verso una certa direzione, l’intelligenza e la memoria in quella fase della vita sono al massimo. Ma al contempo i bambini sono puri, quindi influenzabili. Ecco perché Pertini sembrò davvero a tutti noi “il presidente buono”.

Poi c’è qualcuno che comincia a farsi qualche domanda, a notare delle contraddizioni, e quindi capita che si abbia voglia – crescendo – di capire, di scavare, di interrogarsi e di voler cercare da soli quelle risposte che difficilmente gli altri ti danno. Non tutti lo fanno, però, ed ecco così pronte e ben inquadrate schiere intere di uomini di domani pronti a giurare che si, certo, Pertini era davvero “il presidente buono”. La riflessione viene fuori dalla ricorrenza odierna, oggi, 10 febbraio, dopo decenni di ostracismo, di verità negate, di omissioni, di menzogne, di orrore nascosto come la polvere sotto il tappeto, viene celebrato il Giorno del Ricordo. Un Ricordo di cui buona parte del Paese, però, non si “ricorda” poi tanto bene, se è vero come è vero che questa celebrazione non coinvolge tutte le realtà istituzionali del Bel Paese. Quel Paese che si adopera in festeggiamenti di ogni sorta per celebrare una guerra persa, oggi spesso si dimentica che è la giornata dedicata alla Memoria di nostri fratelli, di Italiani, infoibati, massacrati, ammazzati.

Pertini, dicevamo. La riflessione che mi si impone oggi è un parallelo: Pertini-Mussolini; Pertini-Tito. Pertini del primo disse che era un “cane rognoso” e che doveva essere ammazzato. Col secondo, invece, andò a braccetto per benino, e quando Tito morì lui, “il presidente buono”, andò sulla sua bara a porre un bacio. Quello che era stato Capo del Governo per più di vent’anni, l’Italiano per eccellenza, quello che aveva riformato e risollevato il Paese, quello che aveva fondato centinaia di città, quello che aveva dato impulso all’economia nazionale, che aveva difeso il suo popolo, che aveva amato il suo Paese, quello che all’Istria aveva dato un acquedotto oltre che un’infinità di opere pubbliche, era – per il “presidente buono” – un “cane rognoso”. Invece il dittatore comunista jugoslavo, che aveva sulla coscienza migliaia di fratelli italiani, intere famiglie, bambini, donne, civili, innocenti, che li aveva fatti legare l’uno all’altro con il filo spinato per risparmiare le pallottole e li aveva fatti gettare giù nelle cavità carsiche, lui, quello che aveva costretto migliaia di persone a lasciare la loro terra e a fuggire, esuli, dispersi, lontani, divisi, lui, be’ … lui meritava il “bacio del presidente buono”.

Foibe. Per decenni nessuno ne ha sentito parlare, per decenni silenzio, per decenni omertà, colpevole, del Paese intero. Quel Paese che esulta per una guerra persa e se ne frega delle migliaia di Italiani ammazzati brutalmente dall’invasore comunista. Pertini-Mussolini. E Pertini-Tito. Mussolini, quello che era nato povero e che povero era morto. Quello che non aveva mai preso una lira dallo Stato. Quello che campava la famiglia con i proventi dei diritti d’autore dei suoi articoli e dei suoi scritti. Quello la cui moglie Rachele risparmiava al centesimo e coltivava l’orto nel giardino di Villa Torlonia perché non approfittava certo della sua posizione. Tito, dall’altra parte, quello che collezionava le cravatte di Hermes e che ricopriva la moglie Jovanka di gioielli Chanel.

Benito, che mandava i figli alla scuola pubblica, e Rachele, che viaggiava in tram. E dall’altra parte Tito che indossava cravatte di Dior e scarpe inglesi su misura e Jovanka con le sue scarpe di lusso e le sue borsette in pelle di serpente.

Benito, che ospitava nel giardino di casa ogni specie di animale, e dall’altra parte Tito, che andava a caccia di tigri e di coccodrilli.

Rachele, che sfoggiava con semplicità la sua sobrietà di arzdora romagnola, e dall’altra parte Jovanka con il suo viso truccatissimo e le sue acconciature. Benito e Rachele, che ebbero solo villa Carpena a Forlì, e dall’altra parte Tito e Jovanka con le loro ville, con le loro isole, con i loro abiti firmati, con i loro gioielli.

Già. Il “presidente buono” pensò bene che Mussolini meritasse piazzale Loreto, e che Tito meritasse l’ultimo bacio sulla sua bara.

Ed è solo la punta dell’iceberg: perché per certi Italiani il dittatore jugoslavo può tenersi le onorificenze che l’Italia gli ha concesso in vita. Si, visto che è morto – così dicono – non gli si possono revocare. In compenso, però, si possono revocare quelle conferite a Mussolini. Ma già, forse dipende dal fatto che Mussolini non è morto mai.

Emma Moriconi

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da

Io, mi vergogno

Pubblicato su 10 Febbraio 2016 da Marco Vannucci

Io, mi vergogno

Io mi vergogno di quest’Italia che divide i figli in fratellastri, dove da una parte hanno messo i “compagni buoni” e dall’altra i figliastri; io mi vergogno di quest’Italia che svergogna la Memoria dividendola tra quella giusta e quella da seppellire; io mi vergogno per i fratelli Dalmati e Istriani presi a sassate a Venezia, per colpa di quel criminale che fu Palmiro Togliatti e del suo titolo sull’Unità: L’Italia accoglie i fascisti in fuga. Io mi vergogno di quest’Italia Caino che di fronte alla strage del suo sangue, il presidente Pertini, baciò la bara dell’assassino; io mi vergogno per tutti i tentativi tesi a nascondere; io mi vergogno perché ancora oggi sembra impossibile parlarne. Nel silenzio dello Stato, delle tv, dei giornali. Nel silenzio di quest’Italia infame. E mi vergogno, lasciatemi dire, dei ceppi del Ricordo mutilati e oltraggiati da imbecilli che sono i figli buoni di quegli assassini impuniti chiamati comunisti.

Marco Vannucci

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Nel giorno del Ricordo ricordiamoci anche dei politici che votarono NO alla legge 92 del 30 marzo 2004 per l’ Istituzione del Ricordo Nazionale.

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