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E’ PROPRIO VERO…….. L’ EUROPA E L’ ITALIA E’ GOVERNATA DA TRADITORI, CRETINI E LADRI !!!!

febbraio 7, 2016

da  VOX  NEWS

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Alexandra sepolta senza commemorazione: “Avrebbe provocato i profughi”

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Ecco come finisci aiutando i profughi: ne teneva uno in casa

La polizia è stata in grado di scoprire che il DNA trovato  sulla scena del delitto apparteneva a un richiedente asilo già nel loro database. Il gambiano Abdou I,  già  coinvolto di ‘cattiva condotta sessuale’ con minori nel 2014.

Secondo le autorità, il gambiano viveva al centro di accoglienza Caritas di Erdberg e stava per essere espulso verso il suo paese d’origine in Africa. C’era già un mandato per il suo arresto nei suoi confronti, al momento dell’omicidio.  E proprio per aiutarlo ad evitare l’espulsione, la povera ragazza con il cervello manipolato dalla propaganda lo aveva nascosto nella sua piccola casa. Follia. Follia pagata a caro prezzo.

Abdou I. è stato catturato dalla polizia in un centro di asilo in Svizzera. Perché questi vivono, ovunque, alle nostre spalle. Veniva nascosto da altri profughi, suoi complici. La polizia ha usato la posizione GPS delle foto che l’idiota stava postando online.

Le azioni di Lauren Mann sono state ispirate dai fondatori di Welcome Refugees, i criminali Jonas Kakoschke e Mareike Geiling, che hanno invitato i giovani ad ospitare i profughi nelle proprie case.

E’ tempo di mettere in carcere questi cattivi maestri che distruggono giovani vite, con la complicità dei media, convincendoli a mettere in pratica comportamenti suicidi. Per loro, e per la società nel suo insieme.

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Gestisce due centri profughi: finisce in carcere per truffa e vendita prodotti destinati ai poveri

 

Arrestato Albanese: stuprava bambine

06-02-2016

 

Un 39 enne albanese, irregolare in Italia, arrestato all’alba per violenza sessuale e divulgazione di materiale pedopornografico, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Monza.
Secondo l’accusa, avrebbe violentato almeno tre giovani, di cui una minorenne, dopo averle adescate in rete spacciandosi per un 17enne italiano, con il nickname di “Enzo Milano”.
Dopo averle convinte a fotografarsi senza abiti e ad inviargli le istantanee, le avrebbe obbligate ad avere un rapporto sessuale per impedire la divulgazione delle fotografie. Ad incastrarlo un’indagine dei carabinieri di Desio (Monza), partita dalla denuncia della madre di una delle vittime, giovane con deficit cognitivi.

http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2016/02/06/adescava-minori-online-arrestato_49e38d98-d78f-4291-9daf-8c32b5107342.html

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Pestato a sangue da 2 immigrati, ragazzini italiani carne da macello nelle scuole multietniche

06-02-2016

 

PORDENONE. Sedicenne di colore pesta un coetaneo nel parcheggio di fronte al bar Principe in via San Quirino, ma la banconiera lo blocca e la sua collega chiama la polizia. Francesca Vinci, 28 anni, di Pordenone, non è una che si volta dall’altra parte di fronte a un’ingiustizia. E lo ha dimostrato anche in questo caso, nell’indifferenza generale.
Pausa pranzo per gli studenti delle superiori. Un sedicenne dell’artistico, in compagnia di due amiche, stava mangiando al bancone. È entrato un ragazzo di colore, alto quanto lui, ma più muscoloso. Sottovoce, lo ha invitato a uscire. Alla banconiera la cosa è apparsa sospetta.
«Stavo facendo i caffè e avevo lo sguardo rivolto alla vetrata che si affaccia sul parcheggio – racconta con il cuore in gola Francesca Vinci – quando a un certo punto ho visto il ragazzino nostro cliente con la faccia schiacciata contro il vetro.
Corro fuori dal bar e vedo che il sedicenne di colore stava sbattendo ripetutamente l’altro ragazzo contro la saracinesca della gelateria adiacente al nostro locale mentre altri due ragazzi, sempre di colore, sembravano assistere alla scena, immobili.
La vittima del pestaggio non fiatava, né muoveva un dito. Mi è venuto istintivo gridare: “Smettila, lascialo stare”. Ma quello ha continuato, come se io fossi invisibile. Allora mi sono lanciata in mezzo a loro, cercando di separarli, ma non ci sono riuscita».
Francesca ha aperto la porta del bar e ha gridato alla sua collega di telefonare alla polizia. «A un certo punto il ragazzo di colore – racconta ancora la giovane pordenonese – ha afferrato uno dei nostri sgabelli, come per tirarglielo addosso: io gli ho bloccato il polso.
Poi gli ho detto di smetterla, perché tra poco sarebbe arrivata la polizia. Lui mi ha scansata e si è rivolto al ferito: “Io me ne vado, ma ti vengo a cercare”. Il ragazzino picchiato sanguinava dalla bocca, era pieno di graffi. Le sue due amiche piangevano terrorizzate».
Il sedicenne è andato in bagno a lavarsi il sangue dalla faccia. Nel frattempo sono arrivate due volanti della polizia, che hanno rintracciato subito l’autore del pestaggio.
I due frequentano due istituti differenti. Il sedicenne picchiato ha raccontato che il suo aggressore, in realtà, cercava un altra persona, un suo amico. Il coetaneo ha affermato di averlo affrontato perché riteneva che fosse uno dei due autori di una pagina Instagram in cui erano state pubblicate alcune fotografie (particolari di abbigliamento tali però da rendere riconoscibili i soggetti) in cui erano stati derisi sia lui che la sua fidanzata.
A farlo inalberare, le prese in giro rivolte alla sua ragazza. Non c’è al momento alcun risvolto penale della vicenda, salvo eventuali querele di parte (ma nessuna delle due famiglie ha inteso sporgere denuncia, la prognosi di una manciata di giorni).
Due cose hanno colpito al cuore Francesca: la prima è la rassegnazione assoluta con la quale il sedicenne ha accettato il pestaggio. «Era come se gli sembrasse naturale, mi ha confidato che a scuola spesso lo prendono di mira – rivela Francesca –. Bisogna fare qualcosa nelle scuole, per impedire che simili situazioni vengano percepite dai ragazzi come la normalità». La seconda, il fatto che «nessuno dei presenti abbia mosso un dito mentre il ragazzino veniva massacrato di botte».

http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2016/02/06/news/ragazzino-picchiato-salvato-dalla-barista-1.12907488

Semplice, niente immigrati nelle scuole. Problema risolto.

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Ragazzini pestati e rapinati da banda di piccoli Rom: «Se parlate sappiamo dove trovarvi»

06-02-2016

 

Derubati di soldi e telefonini, poi calci e pugni. Mandibola fratturata. La minaccia: «Se parlate sappiamo dove trovarvi»

Torna l’incubo della banda dei minorenni che taglieggia i coetanei in diversi punti della città. Gli ultimi in ordine di tempo a farne le spese sono stati due diciassettenni, studenti all’ultimo anno di liceo, che l’altra sera sono stati avvicinati in via Filzi, in prossimità dell’ex Liceo Artistico, da un gruppo di ragazzi che dopo averli circondati li ha invitati a consegnare soldi e telefonini. Il tentativo di resistenza da parte dei due malcapitati non ha scoraggiato la banda di piccoli rapinatori, che forse non aspettava altro: prima qualche spintone, poi sono partiti i cazzotti, e quando uno dei due diciassettenni è finito a terra gli aggressori non hanno esitato a prenderlo a calci. Sottratti i soldi e i cellulari ai due ragazzi, la banda si è allontanata indisturbata. Mentre uno dei due giovani aggrediti se l’è cavata con qualche escoriazione e tumefazioni in volto, per l’altro si è reso necessario l’intervento dei medici del pronto soccorso, che gli hanno riscontrato una frattura della mandibola. Il mattino successivo, accompagnati dai genitori, i due ragazzi hanno sporto querela contro ignoti in questura.

Stando alla descrizione degli aggressori fornita dai due ragazzi, la banda sarebbe stata composta prevalentemente da zingari, come starebbe a dimostrare il particolare accento della loro parlata, benché uno dei due non abbia escluso che possa trattarsi invece di ragazzini di origine straniera anziché rom.
Ai poliziotti che hanno raccolto le loro testimonianze, i due ragazzi hanno anche riferito di essere al corrente da diverso tempo delle scorrerie di questa banda, avendone avuto notizia in diverse circostanze da coetanei che avrebbero subito delle rapine per strada o negli abituali luoghi di ritrovo degli adolescenti. E’ stato inoltre segnalato che molte vittime delle rapine ad opera di quella banda non hanno mai sporto denuncia, per timore di ritorsioni. Anche i due ragazzi aggrediti e pestati in via Filzi sono stati avvertiti: «Se ci denunciate siete morti – si sarebbero sentiti apostrofare – Sappiamo dove venirvi a cercare».

La denuncia ha messo in allerta la polizia, che ha già disposto una serie di servizi di prevenzione attraverso i quali spera di poter intercettare il gruppetto di teppisti che sta generando un clima di paura tra i giovani che si muovono in città.
Il fenomeno delle cosiddette baby-gang aveva avuto un apice qualche anno fa, con aggressioni quotidiane anche nel centro cittadino, ed era stato arginato con un massiccio lavoro di prevenzione e repressione da parte delle forze dell’ordine, che forse ora dovranno tornare in azione prima che il fenomeno possa dilagare.

http://www.latinaoggi.eu/news/news/11413/Pestati-e-rapinati-da-una-baby-gang.html

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da  IL  GIORNALE.IT

 

Clandestino malato di scabbia ruba nell’ospedale che lo cura

Dopo aver ricevuto le cure da un ospedale in provincia di Vicenza, un immigrato con la scabbia ha preparato un piano per poter rubare materiale dalla struttura. Il questore ha chiesto l’espulsione immediata

Era andato in ospedale per farsi medicare un’infezione da scabbia. Ma dopo la visita, l’uomo si è nascosto nei sotterranei per poter compiere furti nella notte.

Cercava sollievo al prurito insopportabile che lo tormentava. Un immigrato irregolare di nazionalità indiana, affatto da scabbia, si era recato all’ospedale di Santoroso (Vicenza) per poter essere assistito. Dopo le cure ricevute, l’immigrato non ha avuto nessuna riconoscenza verso i medici, anzi si è nascosto nei sotterranei per attendere la notte. Quando si è trovato solo in ospedale, ha iniziato a gironzolare per la struttura per rubare medicine, materiale vario e indumenti.

L’uomo ha messo a soqquadro metà dell’ospedale e prima di andarsene, si è addirittura tagliato capelli e barba. I peli sono stati sparpagliati per tutto l’ospedale e al mattino, quando un’infermiera ha dato l’allarme, è stata necessaria una disinfestazione. L’infermiera ha specificato che la disinfestazione è stata obbligatoria perchè tutti gli oggetti entrati in contatto con l’immigrato potevano “essere stati infettati“.

L’uomo è stato trovato dalla polizia ed è stato accompagnato in questura per poter essere identificato. L’immigato è stato trovato senza permesso di soggiorno e i vari accertamenti sulla sua persona hanno permesso di scoprire che era già stato segnalato per furti in altre città del nord Italia. Il questore di Schio, a differenza di molti altri, ha deciso di prendere in mano la situazione e ha disposto l’esplusione immediata dall’Italia.

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