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NOTATE LA DIFFERENZA……. POI, CAPIRETE PERCHE’ DETESTO I COMUNISTI !!!!

febbraio 6, 2016

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da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

Storia

06/02/2016 11:04

Padre Pio e Mussolini

“Ella mi ha riportato a Dio, la Sua fede è oggetto proprio per me di preparazione alla riconciliazione”: 2 giugno 1924

Padre Pio e Mussolini

Si fa un gran parlare della correlazione tra il Duce e il Santo di Pietrelcina: ecco i documenti del vero rapporto tra i due

“Egregio e caro frate, Le rendo testimonianza del suo amore per la verità: 1° Ella mi ha riportato a Dio! 2° La Sua fede è oggetto proprio per me di preparazione alla riconciliazione, da fascista a fascista. Mi creda suo. Mussolini”.

È il 2 giugno 1924 quando il Duce scrive queste parole a Padre Pio da Pietrelcina, oggi Santo e simbolo della misericordia giubilare.

Una copia di questa lettera autografa è conservata a Villa Carpena, nel Museo Villa Mussolini – Casa dei Ricordi, in via Crocetta a Forlì. Quella che fu la storica dimora di Benito, Rachele e dei loro figli, oggi è un Museo e ospita molti pezzi di storia. Uno di questi è la lettera di cui sopra.

Abbiamo parlato spesso della spiritualità e della religiosità di Benito Mussolini, ci torniamo su in riferimento a San Pio, intorno al quale oggi più che mai si riunisce tutta la comunità cristiana in occasione del Giubileo voluto dal Santo Padre Papa Francesco.

Infatti Benito Mussolini fu sempre uomo di fede. Lo fu anche durante la sua movimentata gioventù rivoluzionaria, anche quando parlava e scriveva – giovanissimo – contro il clero.

Ne abbiamo parlato anche insieme a sua nipote Edda Negri Mussolini nel nostro “Donna Rachele mia nonna, la moglie di Benito Mussolini”, edizioni Minerva. Ma in quelle pagine decidemmo di essere concise, per non “rubare” troppo spazio a Rachele, alla quale è dedicato il nostro lavoro uscito lo scorso ottobre e già in seconda ristampa.

Ne abbiamo parlato anche sul nostro Giornale d’Italia, e tuttavia un approfondimento sul tema non può che far bene. Torniamo dunque, partendo dalla lettera a San Pio che risale – badate bene – al 1924, ai lavori di due Sacerdoti che hanno dedicato al tema della religiosità di Benito Mussolini molti anni della loro vita e lunghi studi. Studi che sono sfociati in due volumi di spessore: “Religiosità, bontà paterna, povertà evangelica, Tragedia e Testamento di Mussolini”, di Don Franco Giuliani, e “Disputa sulla conversione di Benito Mussolini” di Don Ennio Innocenti. Quanto al primo, vorremmo riferire tanto per cominciare le parole di don Giuliani in premessa: “Vi hanno detto che era ateo, anticlericale, massone, materialista, tiranno come Stalin e Hitler. Nulla di tutto questo. Io trascrivo in questo libro tutti ciò che ha sempre detto lui e ciò che hanno detto o scritto i grandi del suo tempo. Dopo la lettura mi direte voi, chi era Benito Mussolini. Non vi fate infinocchiare da quelli che dicono che finse di essere religioso per motivi di propaganda, perché è il contrario; fece lo ‘sbrasolone’ di apparire ateo e mangiapreti, ma era profondamente religioso, anche se peccatore, come lo siamo tutti noi. Comunque giudicate voi, io scrivo solo i fatti. La Divina Maestra (la Storia) dopo circa mezzo secolo [don Giuliani scrive infatti nel 1990, NdR] ha iniziato a fare giustizia: Stalin detronizzato e allontanato dal suo sepolcro e riabilitate le sue povere vittime, Hitler condannato da tutti, Togliatti cancellato dalla lista dei ‘Migliori’ e annoverato tra i ‘Peggiori’. Lasciate morire i sempre nemici di Mussolini e vedrete come la ‘Maestra’ farà giustizia di tutto e di tutti”.

Del resto, dice ancora il Sacerdote, “anche tutti noi siamo peccatori religiosi convinti”, come dargli torto? Le notizie che pervengono a don Giuliani sono di prima mano: il Sacerdote era stato balilla e avanguardista, e era il nipote del “Gorilla del Duce” Legè. Per entrare appieno nell’intima essenza di questo lavoro bisognerebbe leggerlo tutto, da cima a fondo. Purtroppo si tratta di un testo di difficile reperimento. E purtroppo qui lo spazio non è infinito: faremo dunque un rapidissimo riepilogo, saltellando qua e là. Intanto ci piace raccontare che il Duce definì San Francesco – in un discorso al Parlamento – come “genio della poesia, la più elevata, come Dante; il più audace navigatore, come Colombo, la mente più profonda dell’arte e della scienza, come Leonardo da Vinci”. E ancora “il più santo degli Italiani, e il più santo dei santi”, parlando della “purezza del suo carattere, semplicità dello spirito, ardore delle conquiste ideali, virtù della rinunzia e del supremo sacrificio”. “Il più grande tra i grandi”, che “si leva […] alzando con la Croce di Cristo […] le insegne della Carità, della pace universale”.

Nel 1921 disse al Parlamento: “In tutte le scienze, al centro, c’è sempre Dio. La scienza ha svelato moltissime verità, la verità di Dio rimarrà mistero nella sua essenza precisa”. Nel ’22: “Solo con la fede in Dio si può raggiungere la massima altitudine in ogni scienza e in ogni campo”. Sono solo pochissimi esempi: don Giuliani ne sciorina moltissimi, insieme a una serie infinita di fatti e di opere. E questa è la verità.

 

Due lavori editoriali e un’intervista chiariscono alcune vicende troppo spesso non esaustivamente trattate

Testimonianze: don Giuliani, don Innocenti e don Ciro

“Eran passati appena venti giorni dalla sua uccisione che Mussolini, rifulgente di luce, apparve a Suor Elena per rivelarle di essere già beato nella gloria di Dio”

Quanto alla vicenda di San Pio, è risaputo che tra la famiglia Mussolini e il Santo di Pietrelcina ci fosse una bella amicizia. La Voce di Romagna pubblicò tempo fa un articolo molto interessante che riportava la storia di don Ciro Macrelli: “Non sono fascista – disse il Sacerdote a Giovanni Bucchi, il giornalista che lo intervistava –  ho sempre votato la DC, quasi mai il Movimento Sociale. A chi mi da del ‘nostalgico’ per la mia ammirazione a Mussolini rispondo che io non ho nostalgia, io guardo innanzitutto alla verità storica”. È nato nel 1917, il 29 luglio, “lo stesso giorno di Mussolini” precisa il novantatreenne Ministro di Dio al cronista. Suo padre era stato premiato da Mussolini nel 1936 per la Battaglia del Grano. E alla domanda precisa del collega su Mussolini risponde: “Mussolini è sempre stato presentato nella sua accezione più negativa, mai come salvatore, quale è stato, della nostra patria nel mondo. E questo lo dice la storia”. E siccome è nato nel ’17, il Fascismo lo ha vissuto tutto, bisogna dire: “è stato il periodo – dice ancora – in cui l’Italia s’è più evoluta, c’era ricchezza, avevamo moneta forte. L’Italia era una potenza ammirata in tutto il mondo, anzi era invidiata dalla Francia e la Germania. Tutto questo l’aveva fatto Mussolini”. E quando il giornalista dice: “Perdoni la superficialità, ma non mi risulta che Mussolini fosse uno stinco di santo, né tantomeno un fedele pio e devoto”, il buon Sacerdote non ci va tanto per il sottile: “Si vede che non sa tutta la storia”, risponde. E ricorda poi la bella figura di Arnaldo, il fratello del Duce, e la sua spiritualità profonda. E poi dice: “Donna Rachele negli anni ’50 andò in visita da Padre Pio a San Giovanni Rotondo: appena la vide, padre Pio le disse: ‘tuo marito è salvo, pensa a salvarti tu’. Questa cosa me la raccontò un testimone che assistette alla scena”.  Riferisce anche della testimonianza di Suor Speranza, che disse di aver visto “l’anima di Mussolini sfavillare in cielo”.”Quindi – chiede ancora il giornalista – secondo lei Mussolini è salvo?”. E il Sacerdote: “Certamente, lo sappiamo da padre Pio e suor Speranza”.

Quanto a questo argomento (e ne abbiamo già parlato raccontando della sorella del Duce, Edvige) abbiamo anche la testimonianza di Suor Elena, della quale parla anche don Ennio Innocenti che citavamo sopra e sul quale lavoro occorrerà tornare nei prossimi giorni. Don Innocenti riferisce uno scritto di don Francesco Spadafora, sollecitato dallo stesso don Ennio sul tema. Ecco cosa dice don Francesco: “Suor Elena seguì con materna preoccupazione gli ultimi giorni di Mussolini. Mi diceva: ‘Se si dirige a sud, verso gli Alleati, avrà salva la vita’. Invece seguì la cattura, a Como, l’assassinio voluto da Pertini e Longo e lo scempio del cadavere, dopo che questo era stato esposto appeso a testa i giù a Piazzale Loreto di Milano, ‘civilissima’ espressione degli ‘eroici’ partigiani, (accuratamente filmata dagli Alleati invasori a perenne vergogna della risorta liberaldemocrazia, guidata dagli stessi responsabili di quei massacri, operati ed esaltati dai partigiani di ogni colore). Si fece poi di tutto per infangare la memoria del Duce e i venti anni del suo Governo. Eran passati appena venti giorni dalla sua uccisione che Mussolini, rifulgente di luce, apparve a Suor Elena per rivelarle di essere già beato nella gloria di Dio. Egli si soffermò a darle i motivi teologici per i quali la Bontà Infinita, con la Sovrana sua Giustizia, l’aveva ricompensato: il bene operato per l’Italia, l’Italia era in cime ai suoi pensieri, per l’Italia aveva sofferto ed era stato martirizzato”.

Per i documenti citati ringraziamo i proprietari di Villa Carpena, Villa Mussolini – Casa dei Ricordi, che ci hanno messo a disposizione le immagini che il lettore può visionare in questo breve speciale.

emoriconi@ilgiornaleditalia.org

Emma Moriconi

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da  LIBEROQUOTIDIANO.IT      06 Febbraio 2016

Santo di

“La salma di Padre Pio? Una mummia schifosa”: Oliviero Toscani choc sul frate di Pietrelcina

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In questi giorni, la salma di Padre Pio trasportata a Roma per il Giubileo della Misericordia su ordine di Papa Francesco ha raccolto una immensa folla arrivata  da ogni parte del mondo per venerare i resti mortali del frate di Pietrelcina. Oliviero Toscani esprime la sua opinione (estrema). Alla Zanzara su Radio 24 il  fotografo come un “uomo marketing della religione” e i suoi resti mortali sono “una mummia che fa esteticamente schifo”. E poi:  “Cosa c’entra Padre Pio col nazismo? È uguale, preciso, identico”.

 

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