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AUGURATE A GIORGIA MELONI UN FIGLIO GAY ???? QUESTA E’ LA PROVA CHE ESSERE GAY E’ UNA DISGRAZIA !!!!

febbraio 1, 2016

Voi gay consigli non li chiedete, ma io, gratuitamente, ve ne voglio dare uno : FATE  UN  USO  INTENSO  E  INCONDIZIONATO  DEL  VOSTRO  SEDERE,  SE  NE  GIOVERA’  SENZ’ ALTRO  IL  VOSTRO  CERVELLO,  CHE  PROPRIO  LI’  SEMBRA  CHE  ABBIA  TROVATO  LA  SUA  SEDE  IDEALE  PER  ESPLETARE  LE  SUE  PROPRIE  FUNZIONI……… IDIOTI !!!!

Patrick di Majan .

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vladimir luxuria

@vladiluxuria

La Meloni e’ in attesa: auguri e figli trans!

da  SECOLO  D’ ITALIA

 

Insulti sul web a Giorgia Meloni. E il diritto all’amore cede il passo al rancore…

Insulti sul web a Giorgia Meloni. E il diritto all’amore cede il passo al rancore…

domenica 31 gennaio 2016 – 10:55

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, annuncia, in coincidenza con il Family Day, di essere incinta: e la sinistra rancorosa, quella integralista dei diritti rigorosamente dem da sventolare alla prima occasione, insorge sul web, specie su Twitter spargendo insulti, veleni e malauguri. C’è stato persino chi gli augurato di avere un figlio gay, come se la cosa fosse da vivere come una “disgrazia”, e ciò da parte di coloro che proprio i diritti dei gay vorrebbero difendere… Si ripete un copione già visto nei confronti delle donne di centrodestra: un femminismo a senso unico, che vale solo a coprire le esponenti politiche di una certa parte mentre tace dinanzi al dileggio di donne non schierate a sinistra.

L’inopportuno attacco degli internauti di sinistra a Giorgia Meloni

Eppure la numero uno di FdI per la prima vera volta ha mostrato alla piazza e ai microfoni il volto della futura mamma felice, trasgredendo come mai finora al diktat che le ha impedito fin qui di sovrapporre il suo privato alle battaglie politiche e sociali condotte da lei e dal suo partito. E forse, poco deve essere importato ai suoi detrattori sul web – attivi oltre ogni limite imposto dal buon gusto – che sabato la folla imponente radunatasi nell’antico circo romano per ribadire la centralità del concetto di famiglia tradizionale abbia dichiarato da subito l’importanza di schierarsi” verso” e non “contro” qualcuno. Nel caso di Giorgia Meloni il suo essere in quella piazza è stato chiaro fin dall’inizio: uno schierarsi per il diritto dei bambini ad avere madre e padre. Uno schierarsi per un di più di diritti e non per toglierli a qualcuno. E decisamente poco è importato alla giuria progressista disseminata tra gli internauti, come tra i polemisti tv, sempre pronta ad alzare palette e a ostentare il pollice verso, che l’annuncio di una nuova vita avrebbe comunque dovuto essere accolto con gioia, al di là di decreti parlamentari discussi e controversi e di battaglie civili da cavalcare.

Non è solo questione di ddl Cirinnà

Per fortuna, almeno in parte, i migliaia di like postati sulla pagina Facebook di Giorgia Meloni in pochi minuti dopo l’annuncio della gravidanza hanno almeno in parte oscurato il brutto spettacolo delle ingiurie digitali. Viene da chiedersi però: ma quegli stessi che in queste ore hanno postato e cinguettato contro la leader di FdI non sono i medesimi che rivendicano – anche e soprattutto in occasione del ddl Cirinnà – la legittimità di una unione dove c’è l’amore, a dispetto di vincoli matrimoniali e al di là di unioni civili o di fatto? E perché, allora, la cosa per loro non dovrebbe valere anche per Giorgia Meloni, sulla cui fronte hanno sgradevolmente affisso la lettera scarlatta della scomunica laica per una maternità arrivata prima del matrimonio?

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E questa è la prova, che sono solo dei deficienti pervertiti!!!!!

Nel suo curriculum vanta la presidenza a 32 anni dell’unione nazionale studenti ebrei lgtb…… Faceva prima a vantare la presidenza degli studenti fuoricorso….. Studia fannullone invece di scrivere cazzate!!!!

Patrick di Majan

 

Trans di 41 anni scrive libri per bambini: voglio far diventare i vostri figli come me

 

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Trans di 41 anni scrive libri per bambini: voglio far diventare i vostri figli come me.

In un articolo il vero piano (ed obiettivo) del totalitarismo Lgbtq

Si chiama S. Bear Bergman, ha 41 anni. Si dichiara transessuale. Sul suo sito Internet si presenta, tra le tante altre qualifiche, anche come «disturbatore di genere». Militante. E il perché è presto detto.

Il suo curriculum parla da solo. E’ stato tra i fondatori dell’associazione studentesca Gay-straight alliance. Fino al 2006 ha presieduto l’Unione nazionale degli studenti ebrei Lgbt. In seguito, ha tenuto ed ancora tiene conferenze in numerose università americane sulla «questione transgender nella prospettiva dei diritti dell’uomo». Via web informa di esser stato invitato anche «a scrivere il capitolo sull’inclusione trans nella Guida per gli Lgbtq di Hillel International». Hillel International è la più grande organizzazione studentesca ebraica nel mondo ed è emanazione della potente sigla B’nai B’rith, Figli dell’Alleanza. Hillel tiene i contatti con oltre 550 collegi e università in tutto il mondo: Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Uruguay, Russia, Ucraina, Azerbaijan, Bielorussia, Moldavia, Uzbekistan, Australia, Regno Unito, Austria, Germania, Svizzera, Israele.

Lo scorso 7 marzo Bear Bergman ha firmato sull’Huffington Post un articolo molto interessante, dal titolo «Sono venuto ad indottrinare i vostri figli in base alla mia agenda Lgbtq (e non ne sono per niente dispiaciuto)». Più di un proposito, si tratta di un programma, di un manifesto, di una dichiarazione d’intenti. O di guerra, a seconda dei punti di vista.

Il piano appare scrupoloso, metodico, quasi chirurgico: «Ve lo confesso: vi ho sempre detto di non voler indottrinare le persone con le mie convinzioni su gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e queer. Era una menzogna. Nei 25 anni della mia carriera di militante e sin dal primo istante, a 16 anni, ho pervicacemente cercato di cambiare la mentalità del mio pubblico, per renderlo come noi. E’ assolutamente questo il mio obiettivo. E’ il mio, nostro lavoro. Voglio fare dei vostri figli persone come me e la mia famiglia, anche se questo andasse contro le vostre convinzioni religiose. Voglio esser percepito come un padre invidiabile ed uno scrittore sposato con un altro giovane. Utilizzato come una sorta di ragazza».

Parole di una crudezza sconcertante, tuttavia estremamente significative. Per sfatare certa retorica facile, ma falsa. Perché, forse per la prima volta, queste affermazioni mostrano finalmente il vero volto dell’ideologia gender: in esse appare evidente come non si tratti più di battersi per ottenere rispetto, per evitare linciaggi morali e mediatici o fenomeni di mobbing e bullismo, tali da spingere anime fragili sino al suicidio. Tutt’altro. Qui non ci sono vittime. C’è piuttosto un’aggressiva campagna di “reclutamento”, che nasconde una precisa strategia di conquista studiata nel dettaglio, una consapevole volontà di prevaricazione ed indottrinamento degna del miglior totalitarismo: «Cambiare la mentalità del mio pubblico, per renderlo come noi», scrive.

Totalitarismo, che non bada a mezzi nella sua costante e capillare opera di propaganda. S. Bear Bergman, ad esempio, sta lavorando ad una collana di sei libri per bambini, tutti all’insegna dell”Lgbtq politicamente corretto’. Si presentano come testi “multiculturali”, colorati e simpatici, ma maschietti e femminucce vi «scelgono la propria identità», ovviamente «in modo gioioso e piacevole, pagina dopo pagina. A volte mi chiedono per quale motivo io mi sia interessato alla letteratura per piccoli», scrive Bear Bergman. Il motivo è evidente: «Come influenzarli più efficacemente? Raccontando loro delle storie. Così, ho iniziato. Voglio insegnare loro la vita degli individui trans. Sarei felice, anzi felicissimo di provocare su questo tema fratture tra i ragazzi ed i loro familiari. Permettetemi di essere onesto: non ne sono neanche dispiaciuto». Chiaro, no? V’è bisogno di aggiunger altro?

Fonte LoSai.eu

 

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