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DI MEDIA NE ARRESTANO UNO AL GIORNO…… E QUANDO NON TOCCA DIRETTAMENTE A LORO, TOCCA A UN LORO PARENTE !!!!

gennaio 27, 2016

da ImolaOggi

Traffico di carburante, latitante il fratello della Cirinnà
NEWS, POLITICA mercoledì, 27, gennaio, 2016

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cirinnaUn decreto di latitanza. È ciò che è stato costretto a emettere il giudice per le indagini preliminari Maurizio Caivano nei confronti di Claudio Cirinnà, fratello di Monica che di mestiere fa la senatrice Pd.

Ma non solo. Perché porta la sua firma il ddl sulle unioni civili che sta spaccando il Paese e il Parlamento.

Nei confronti di Claudio Cirinnà pende l’ordine di arresto per il reato di associazione a delinquere finalizzato all’evasione. Un filone dell’inchiesta che aveva portato in carcere 12 persone nel giugno scorso. Il motivo? Traffico di carburante tra Italia, Germania, Austria, Romania e Repubblica Ceca. Il pm Mario Palazzi ha fatto emergere una associazione che importava benzina e la rivendeva “sottraendolo all’accertamento e al pagamento delle accise anche mediante l’utilizzo di documentazione non conforme alla normativa vigente” e di falsi attestati sulla tipologia di gasolio importato.

Nelle intercettazioni il fratello della Cirinnà era definito “il matematico” e, come scrive il Corriere, già durante le perquisizioni era risultato introvabile. La famiglia, in quell’occasione, aveva assicurato di non sapere dove si trovasse. Invece per gli investigatori il padre è “a conoscenza del fatto che vivrebbe a bordo di una imbarcazione che a volte ormeggia nel porto di Ostia”. Il gip, inoltre, aveva sottolineato il pericolo di fuga “per via delle basi e degli appoggi logistici all’estero utilizzati nel corso della sua partecipazione al sodalizio criminoso con ramificazioni in diversi Paesi”.

Ora la Finanza lo sta cercando. Insomma, è latitante…. IL GIORNALE

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Concorso in abuso d’ufficio, avviso di garanzia per il marito della Cirinnà

Avviso di garanzia per Esterino Montino, sindaco di Fiumicino. Il primo cittadino è anche marito della senatrice Monica Cirinnà, relatrice del discusso ddl sulle unioni civile che giovedì approderà in Senato.

cirinna

Montino, già presidente ad interim della Regione Lazio dopo le dimissioni di Piero Marrazzo, sarebbe accusato, insieme ad alcuni membri della sua maggioranza e alcuni dirigenti comunali, di concorso in abuso d’ufficio.

L’indagine, come riporta l’edizione romana del Corriere – riguarda la gestione dei chioschi sulle spiagge libere di Fregene, Focene e Maccarese, località balneari alle porte di Roma. È stato lo stesso sindaco Pd, che risulta coinvolto anche nell’inchiesta sulle spese pazze in Regione Lazio, a comunicare la notizia che lo riguarda: “Oggi mi è stato notificato dai rappresentanti della Capitaneria di porto di Fiumicino, insieme ad altri, un avviso di garanzia per aver votato una delibera di Consiglio comunale relativa al rilascio di una concessione demaniale dei chioschi che, 14 anni fa, avevano vinto una procedura di evidenza pubblica per una concessione demaniale su 2.000 metri quadri”.

“Il Comune per anni, – spiega Montino – nonostante il bando, ha autorizzato l’attività sui 2.000 metri di demanio attraverso una convenzione. Atto convenzionale che è stato contestato dalla procura di Civitavecchia, perché non contemplato dal Codice della navigazione”. Il sindaco dem spiega che la sua giunta, dopo che il Consiglio di Stato ha affermato che la procedura di gara era legittima, ha soltanto concluso, con una delibera dell’ottobre 2015, un procedimento amministrativo iniziato nel 2002. “Sono sereno – assicura Montino – per aver operato nell’assoluta correttezza istituzionale e fiducioso nell’operato della magistratura che, sono certo, farà presto chiarezza su questa vicenda. Evidentemente, quando parliamo di demanio marittimo, risulta sempre difficile arrivare a una normalità”.

Francesco Curridori –  il giornale

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da  Messaggero  Veneto   27 gennaio 2016

 

L’ex senatore Pertoldi coinvolto nella truffa sulle forniture di energia

E’ stato anche sindaco di Basiliano, ora ha l’obbligo di dimora. L’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza di Verona ipotizza appalti truccati per oltre 1 miliardo di euro. Perquisizioni in Friuli, Veneto e Lombardia .

VERONA. Appalti truccati per oltre 1 miliardo di euro nelle forniture di gas ed energia elettrica agli Enti pubblici: li ha scoperti la Guardia di finanza di Verona che ha arrestato sette persone tra imprenditori del settore energetico e professionisti. Perquisizioni sono in corso in Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia.

Tra le persone coinvolte c’è Flavio Pertoldi, 64 anni, ex senatore ed ex sindaco di Basiliano, attualmente consigliere del Cev e commissario nelle gare d’appalto, che ha l’obbligo di dimora.

La carriera politica di Pertoldi comincia nelle fila della Democrazia cristiana, poi il passaggio nella Margherita. Nel 2008, come esponente del Partito democratico, è eletto senatore. Infine l’adesione a Scelta civica, il gruppo guidato dall’ex ministro del Consiglio, Mario Monti.

Stesso provvedimento nei confronti di Gaetano Zoccatelli, 69 anni, di Villafranca (Verona), direttore del Cev, il Consorzio Energia Veneto cui fanno capo oltre 1000 comuni italiani e altri enti pubblici e privati.

Zoccatelli è presidente della Vittoria srl a capo di altre due società, Global Service e Global Power, che risultano vincitrici degli appalti che sarebbero stati truccati.

Gli altri arrestati sono Luciano Zerbaro, 71 anni, vicentino, componente del collegio sindacale della Global Service, ma con un ruolo anche al Cev; Marco Libanora, commercialista, 51enne, originario di Vicenza ma residente a San Pietro in Cariano (Verona); Francesco Monici e Alessio Righetti, avvocati veronesi dello studio Mr, entrambi 34enni, i quali preparavano le gare d’appalto.

Infine la misura dell’obbligo di dimora è stata applicata anche a Luca Riboli, 36 anni, di Verona, commissario nelle tre gare oggetto dell’indagine.

L’inchiesta riguarda l’acquisto di energia elettrica e gas da parte di oltre 1.100 Enti pubblici, in gran parte comuni medio-piccoli, riuniti nel Consorzio Energia Veneto (Cev) con sede a Verona.

Sotto inchiesta sono finiti tre bandi di gara, due del valore di 600 milioni di euro ciascuno per la fornitura di energia elettrica ed uno del valore di 100 milioni per la fornitura di gas.

Le indagini hanno preso le mosse dai risultati di una analisi svolta dal Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie sulle forniture di energia agli enti pubblici, che ha consentito di individuare alcune contiguità nei rapporti tra imprenditori privati e soggetti pubblici e anomalie nelle procedure di gara per la scelta dei fornitori.

Nell’ipotesi accusatoria, il Consorzio, nato per occuparsi dell’approvvigionamento di energia a favore degli enti consorziati in modo da consentire loro concrete riduzioni di spesa rispetto alle convenzioni Consip o a quelle delle centrali di acquisto territoriali di riferimento, è stato in realtà gestito dagli stessi imprenditori vincitori delle gare per le forniture di energia.

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