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CASA RICCA……. SOLO UNO SCIOPERO FISCALE SI MERITANO QUESTI TRADITORI DEL POPOLO ITALIANO !!!!

gennaio 27, 2016

DOVE  C’ E’  COMUNISMO  E’  MORTE  CERTA……. O  DI  FAME  O  AMMAZZATI !!!!

Patrick di Majan

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da  ImolaOggi

 

Milleproroghe, Civati: estendere il bonus da 500 euro anche agli immigrati

 

civati-pdBonus cultura: 500 euro da spendere nelle librerie, nei cinema, nei teatri e nei musei che quest’anno lo Stato regalerà a chi compie 18 anni.

Arriva un emendamento al decreto Milleproroghe in corso di conversione in Parlamento. L’ha presentato Andrea Maestri e  altri tre deputati del gruppo Alternativa Libera – Possibile, Pippo Civati, Luca Pastorino e Beatrice Brignone.

L’emendamento dice semplicemente che il bonus cultura è esteso “a chiunque risieda in Italia e sia in possesso del requisito anagrafico, a prescindere dalla nazionalità”. Ora bisognerà vedere se il Pd e i suoi alleati avranno il coraggio barbaro di votarlo.

“È il modo più rapido per cancellare una discriminazione grande quanto una casa” dice a Stranieriinitalia.it Andrea Maestri, che fuori da Montecitorio fa l’ avvocato immigrazionista. “L’esclusione dei ragazzi stranieri è inaccettabile e potrebbe essere già impugnata in base al principio di uguaglianza previsto dalla Costituzione e dal Testo Unico sull’Immigrazione”.

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da  IL  GIORNALE.IT

 

Statali pagati dai cittadini per battere le mani alla Boldrini

Per l’Università di Pisa la presenza dei dipendenti all’incontro con Laura Boldrini è da considerare “orario di servizio”. Quindi a spese dei contribuenti

Battere le mani costa. E non solo fatica: quando si tratta di omaggiare Laura Boldrini, l’applauso costa doppio.

E a pagarlo sono i contribuenti. La presidente della Camera lo scorso 22 gennaio è andata all’Università di Pisa a presentare il suo ultimo libro dal titolo “Lo sguardo lontano“. Per l’occasione, il rettore dell’Ateneo, Massimo Augello, ha inviato una mail a tutti i dipendenti per informarli che qualora avessero voluto partecipare all’incontro con la Boldrini, le ore “perse” a fare la claque alla presidente sarebbero state normalmente retribuite. Perché considerate in “orarop di servizio”.

Bibliotecari, docenti, personale amministrativo e tecnico, come scrive Libero, il 18 gennaio hanno ricevuto una mail di invito all’evento e suonava così: “Carissimi – ha scritto il rettore – sono lieto di invitarvi all’incontro con la presidente della Camera dei deputati, che si terrà venerdì 22 gennaio, ore 15.30, nell’aula magna del Polo Carmagnini. Presenteremo l’ultimo libro della presidente Boldrini (Lo sguardo lontano, Enaiudi), attraverso brevi riflessioni affidate ai professori Carlo Casarosa, Enza Pellacchia ed Eugenio Ripepe. In attesa di incontrarvi numerosi, vi allego il programma dell’evento e vi invio un cordiale saluto”.

Evidentemente, però, l’appello a “partecipare numerosi” non era bastato. E per evitare una figuraccia, lasciando l’aula dell’incontro semivuota, il rettore ha pensato di spornare i dipendenti con un incentivo da non poco: i soldi. Così il 22 gennaio la direzione generale dell’Università ha inviato una seconda mail di precisazione, affermando che “in relazione all’invito del rettore – all’incontro con la presidente della Camera, onorevole Laura Boldrini, (…) si fa presente che, per coloro che hanno il rientro di venerdì, l’eventuale partecipazione all’incontro sarà considerata come orario di servizio, previa comunicazione al responsabile della struttura”.

Laura Boldrini ha così avuto le sue 400 persone a batterle le mani, il rettore ha fatto una bella figura, i dipendenti hanno intascato lo stipendio e tutti se ne sono andati felici e contenti. Tranne i cittadini. Che hanno sborsato i soldi.

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Milano, i rifiuti dei rom ci costano 600mila euro

L’ennesimo sgombero, dopo quello di settembre, del campo rom di Muggiano (Milano). Oltre alle 2 mila tonnellate di rifiuti raccolte, il Comune dovrà pagare per la bonifica dell’area

Il Comune insieme ai vigili ha sgomberato per ben due volte l’area. La prima volta a settembre, la seconda a dicembre.

Attività che ha un costo, tra l’altro giustificato dall’immenso carico di lavoro: ben 2 mila tonnellate di materiale raccolte. La città di Milano dovrà pagare, come da preventivo Amsa (inviato al Comune a fine agosto), la bellezza di 610.700,37 euro. Alcune cifre: 105 euro per ogni tonnellata caricata, trasportata e smaltita. Poco più di 61 euro all’ora per l’autista del mezzo. E come se non bastasse 660 euro per l’analisi di ogni inerte rinvenuto. Totale che va a sommarsi ai 38.783,36 euro del primo gombero.

Ovviamente non saranno i rom a pagare, unici protagonisti e attori della sporcizia ritrovata all’interno del campo di Muggiano. E non saranno nemmeno i proprietari dei terreni (26 in conto totale tra italiani, romeni e bosniaci), che avrebbero dovuto impegnarsi nella pagamento dei costi, dopo l’ordine ricevuto da Palazzo Marino, ampiamente ignorato. Così l’amministrazione, con un’ordinanza sindacale, ha attivato i poteri speciali. I costi verrano anticipati. Poi si procederà ad avviare un’azione di rivalsa per il recupero dell’esborso sostenuto.

Per identificare le singole proprietà, il Comune ha picchettato porzioni di terreno contaminate dei nomadi così da ripartire le spese in base ai metri quadrati. “Dopo partiranno le ingiunzioni di pagamento. Se i privati non pagheranno, alla fine dell’iter il Comune acquisirà le aree: l’obiettivo è destinarle agli agricoltori “, fa sapere l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli dalla pagine de Il Giorno. Si punta a valorizzare un’area che per anni è stata abbandonata.

Nonostante ci sia la volontà da parte dell’amministrazione, il passato sembra andare contro i progetti comunali. Già nel novembre 2013, con lo smantellamento del campo nomadi in zona Parco agricolo Sud ci furono problemi su chi dovesse saldare i conti. I giudici del Tar, dopo il ricorso di uno dei proprietari dei terreni inquinati, nel concedere la sospensiva in attesa del merito, fecere intendere “che, come risulta dal costante orientamento della giurisprudenza amministrativa, gli obblighi di messa in sicurezza e di bonifica non incombono direttamente sul proprietario dell’area, ma gravano sul soggetto responsabile dell’inquinamento“. Ovvero i rom. Non pagheranno mai, ma saranno ben contenti di riprendersi il “loro terreno”, pulito e profumato, tanto il conto lo pagano altri.

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Adesso è la Kyenge a dettare la linea all’Ue: “Niente muri, Schengen resti”

L’Ue affida alla Kyenge le iniziative strategiche per risolvere l’emergenza nel Mediterraneo. E l’ex ministro torna a proporre le stesse politiche fallimentari applicate quando era a Roma

L’unione europea si è messa nelle mani di Cècile Kyenge per risolvere l’emergenza nel Mediterraneo.

All’ex ministro piddì, oggi europarlamentare, è stata affidata la scelta delle iniziative strategiche per un “un approccio globale alle migrazioni”. Ovviamente la ricetta proposta è la stessa che ha aperto le porte dell’Italia a una selva di disperati: niente controlli alle frontiere e libera circolazione su tutto il territorio europeo. “La libera circolazione dei cittadini all’interno dell’area Schengen in Europa – ha spiegato dopo il Consiglio affari interni di Amsterdam – è una conquista epocale su cui si fonda l’Unione Europea e la sua fine segnerebbe il declino del progetto di integrazione europea”.

Insieme all’eurodeputata maltese Ppe Roberta Metsola, la Kyenge è la la correlatrice del Rapporto di iniziativa strategico sulla situazione nel Mediterraneo e sulla necessità di un approccio globale dell’Ue alle migrazioni. Il dossier prevede tra i punti principali proprio la tutela di quel sistema Schengen che negli ultimi mesi ha mostrato tutte le sue fragilità. Tanto che una larga maggioranza di Paesi – non soltanto i sei che attualmente hanno ripristinato i controlli (Austria, Germania, Svezia, Norvegia, Francia, Danimarca) – ha invitato la Commissione a preparare le procedure per l’attivazione dell’articolo 26 nell’ambito del codice Schengen. L’articolo prevede la possibilità per uno o più Stati membri di estendere i controlli alle frontiere interne fino a due anni. Una misura che di fatto scardina la filosofia su cui è nata l’area di libera circolazione. Eppure la Kyenge continua a premere l’acceleratore su Schengen. “Può essere salvato”, insiste proponendo all’Unione europea di “superare l’attuale stato d’eccezione come farebbe uno Stato federale di 500 milioni di abitanti”, e cioè “dotandosi di un insieme di più forti strumenti di vera solidarietà fra gli Stati Membri”.

La regola era stata inserita nel Codice Schengen nel 2013, dopo le Primavere arabe e le frizioni Berlusconi-Sarkozy, quando Parigi voleva bloccare il flusso di immigrati a Ventimiglia. Ma l’articolo 26 rischia di essere usato per la prima volta a maggio, quando Germania e Austria saranno i primi due Paesi ad aver esaurito il tempo messo a disposizione dalle norme ordinarie, il 24 e 25, utilizzate fino ad oggi. L’ipotesi di farvi ricorso era già stata paventata a dicembre, come strumento di pressione nei confronti della Grecia, insieme all’idea di creare una mini-Schengen. Le minacce erano poi rientrate, quando Atene aveva accettato le forze di intervento rapido Frontex. Oggi il problema si ripresenta con tutta la sua forza. Perché i disperati arrivati in Europa sono troppi, perché sempre più spesso si verificano violenze a sfondo etnico e religioso, perché tra gli immigrati si nascondono, troppo spesso, pericolosi terroristi. Per la Kyenge è, ancora una volta, la revisione “in chiave solidale” del Regolamento di Dublino. La guardia di frontiera, istituita dalla Commissione europea, entrerebbe in campo soltanto “nelle situazioni critiche” lungo “le frontiere esterne sotto pressione”. “Questa è la via – è la conclusione – non certo i muri o la fine di Schengen”. Qualcuno però dovrebbe ricordarle che in Italia, quando la Kyenge era ministro dell’Integrazione, queste politiche non hanno funzionato.

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SIAMO  MESSI  PROPRIO  BENE……. ADESSO,  L’ EUROPA  LA  COMANDANO  GLI  AFRICANI  DELL’ AFRICA  NERA !!!!!

Patrick di Majan

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