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L’ EDITORIALE DI FRANCESCO STORACE !!!!!

31 dicembre 2014

da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

L’editoriale di Francesco Storace

30/12/2014 06:00

Tutto papà

Il patron di casa del premier, Tiziano, ha le mani in pasta dappertutto ma nessuno si azzarda a chiedere conto di una montagna di privilegi

Tutto papà
Renzi non risponde sui contributi regalati da Fidi Toscana all’azienda di famiglia: ormai è un vizio intollerabile
La famiglia Renzi non deve soggiacere a sua maestà la legge? Papà Tiziano è disperato, ci prova in tutti i modi ad approfittare delle norme e degli amici che ha in ogni dove, ma ora rischia di pagarla il figliolo premier. Non c’è solo l’inchiesta sulla bancarotta fraudolenta, che non è esattamente quel che si direbbe di un comportamento adamantino; ma il padre di tanto figlio aveva difficoltà nell’azienda di casa, con la quale si era preoccupato di dare un futuro previdenziale al figliolo pochi giorni prima che l’Ulivo lo candidasse a presidente della provincia di Firenze.
Ora ce n’è un’altra ancora delle oscure vicende che riguardano il genitore del premier. Quest’ultimo, dal canto suo continua a stare zitto. Parla su tutto, twitta pure sulle previsioni del tempo, ma dei guai giudiziari di paparino non dice una parola. E che vergogna questo mondo dell’informazione che non gli fa domande, non lo interpella. Un vizio intollerabile.
Ora c’è uno strano tipo, un giovane consigliere regionale toscano di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, che si è messo in testa di venire a capo di una strana vicenda che riguarda ancora l’onorata famiglia. In pratica, è la curiosità e di tutti, vogliamo sapere perché Fidi Toscana, partecipata regionale, ha graziosamente omaggiato la Chil Post – la società della Renzi’s family – di trecentomila euro dei contribuenti.
In regione c’è il panico, Renzi telefona, strilla, minaccia. Ovviamente non si tratta di mafia ex-capitale, in omaggio al quinquennio di prima città d’Italia tributato a Firenze tra il 1865 e il 1870, ma esercizio un po’ anomalo del diritto a difendersi della corte del premier.
E così comincia un balletto incredibile in cui la Regione, sperando nelle festività, punta ad evitare a rispondere alle domande che proprio Donzelli è stato costretto a proporre persino con una richiesta di formale accesso agli atti. Prima con una sollecitazione al direttore della società regionale tanto generosa con papà Renzi, a cui si è chiesto che rapporti ci sono stati con la Chil Post – a Napoli l’avrebbero chiamata Chill’ là – e la Fidi Toscana e soprattutto se le stesse agevolazioni hanno riguardato anche altre aziende non esattamente di famiglia.
Ovviamente, l’ordine di non rispondere viene eseguito alla lettera. A farsene carico è il vicedirettore dell’ente Toscana, Gabriella Gori (il capo le avrà riferito dei propri problemini giudiziari con Mps…) che ha scritto al consigliere di Fdi – non di Fidi… – di rivolgersi all’assessore competente. Che si chiama Simoncini e che ovviamente non sa come fare: devia le chiamate; stacca il telefonino; risponde solo al partito. Che si chiama Renzi….
Tanto, confidano tutti nel fatto che ci sia omertà. Se il papà di ciascuno di noi di destra e centrodestra – non cito il mio che fu diffamato da morto dall’Unità con l’epiteto di torturatore di ebrei e conseguente condanna del quotidiano fondato da Gramsci – si fosse comportato come Tiziano Renzi, sarebbe stato già linciato sulla pubblica piazza. Invece, fai scambi di società sospetti; ti fai rimborsare  contributi previdenziali; allarghi le tasche per alloggiarvi dentro trecentomila euro del Granducato; ci fosse stato un solo cronista che abbia fatto una sola domanda al premier alla conferenza stampa di ieri. Gli chiedono del Quirinale, mica del papà…. Eh già, quella è roba di destra…

La famiglia Renzi non deve soggiacere a sua maestà la legge? Papà Tiziano è disperato, ci prova in tutti i modi ad approfittare delle norme e degli amici che ha in ogni dove, ma ora rischia di pagarla il figliolo premier. Non c’è solo l’inchiesta sulla bancarotta fraudolenta, che non è esattamente quel che si direbbe di un comportamento adamantino; ma il padre di tanto figlio aveva difficoltà nell’azienda di casa, con la quale si era preoccupato di dare un futuro previdenziale al figliolo pochi giorni prima che l’Ulivo lo candidasse a presidente della provincia di Firenze.Ora ce n’è un’altra ancora delle oscure vicende che riguardano il genitore del premier. Quest’ultimo, dal canto suo continua a stare zitto. Parla su tutto, twitta pure sulle previsioni del tempo, ma dei guai giudiziari di paparino non dice una parola. E che vergogna questo mondo dell’informazione che non gli fa domande, non lo interpella. Un vizio intollerabile.

Ora c’è uno strano tipo, un giovane consigliere regionale toscano di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, che si è messo in testa di venire a capo di una strana vicenda che riguarda ancora l’onorata famiglia. In pratica, è la curiosità e di tutti, vogliamo sapere perché Fidi Toscana, partecipata regionale, ha graziosamente omaggiato la Chil Post – la società della Renzi’s family – di trecentomila euro dei contribuenti.

In regione c’è il panico, Renzi telefona, strilla, minaccia. Ovviamente non si tratta di mafia ex-capitale, in omaggio al quinquennio di prima città d’Italia tributato a Firenze tra il 1865 e il 1870, ma esercizio un po’ anomalo del diritto a difendersi della corte del premier.

E così comincia un balletto incredibile in cui la Regione, sperando nelle festività, punta ad evitare a rispondere alle domande che proprio Donzelli è stato costretto a proporre persino con una richiesta di formale accesso agli atti. Prima con una sollecitazione al direttore della società regionale tanto generosa con papà Renzi, a cui si è chiesto che rapporti ci sono stati con la Chil Post – a Napoli l’avrebbero chiamata Chill’ là – e la Fidi Toscana e soprattutto se le stesse agevolazioni hanno riguardato anche altre aziende non esattamente di famiglia.

Ovviamente, l’ordine di non rispondere viene eseguito alla lettera. A farsene carico è il vicedirettore dell’ente Toscana, Gabriella Gori (il capo le avrà riferito dei propri problemini giudiziari con Mps…) che ha scritto al consigliere di Fdi – non di Fidi… – di rivolgersi all’assessore competente. Che si chiama Simoncini e che ovviamente non sa come fare: devia le chiamate; stacca il telefonino; risponde solo al partito. Che si chiama Renzi….

Tanto, confidano tutti nel fatto che ci sia omertà. Se il papà di ciascuno di noi di destra e centrodestra – non cito il mio che fu diffamato da morto dall’Unità con l’epiteto di torturatore di ebrei e conseguente condanna del quotidiano fondato da Gramsci – si fosse comportato come Tiziano Renzi, sarebbe stato già linciato sulla pubblica piazza. Invece, fai scambi di società sospetti; ti fai rimborsare contributi previdenziali; allarghi le tasche per alloggiarvi dentro trecentomila euro del Granducato; ci fosse stato un solo cronista che abbia fatto una sola domanda al premier alla conferenza stampa di ieri. Gli chiedono del Quirinale, mica del papà…. Eh già, quella è roba di destra…

Francesco Storace

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