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NON VE LO PERMETTEREMO……….. INETTI !!!!

da  IL  GIORNALE.IT

 

E arriva un’altra furbata: sostituire gli italiani

Denuncio il governo italiano per discriminazione e razzismo nei confronti degli italiani stessi

Denuncio il governo italiano perché sta perpetrando il crimine massimo di sostituire la popolazione italiana con un’umanità meticcia, ponendo fine alla nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, promuovendo un’autoinvasione di centinaia di migliaia di clandestini, che sono prevalentemente maschi africani, mediorientali e asiatici tra i 20 e i 30 anni, all’apice della fertilità maschile, così come sono prevalentemente musulmani orientati a sottometterci all’islam.

Denuncio il governo italiano per discriminazione e razzismo nei confronti degli italiani stessi, perché mentre non si aiutano le famiglie, le madri e i giovani italiani per metterli nella condizione di rigenerare la vita sostenendo che non ci sarebbero risorse adeguate, si elargiscono risorse illimitate per insediare in Italia il maggior numero possibile di giovani stranieri garantendo loro gratuitamente vitto, alloggio, vestiario, sanità, istruzione, sigarette, ricarica del cellulare, due euro e mezzo al giorno per le spese personali.

Chiariamo innanzitutto che questi giovani sono clandestini, perché giuridicamente ovunque nel mondo chiunque si presenta alla frontiera senza regolari documenti d’identità e visto d’ingresso è un clandestino. Non sono migranti, perché «migrante» è un termine neutro, gli uccelli migrano, ma le persone depositarie di un’identità nazionale e che si trasferiscono in uno Stato estero, o sono regolari o sono clandestini. Non sono immigrati, perché ovunque nel mondo gli immigrati si trasferiscono in un altro Stato per lavorare, mentre questi clandestini non hanno intenzione di lavorare né noi chiediamo loro di lavorare. Non fuggono dalla povertà considerando che le Procure siciliane dicono che mediamente quelli che salgono a bordo dei gommoni provenienti dalle coste libiche pagano tra i 1.250 e i 3.500 euro a testa. Non fuggono dalla guerra, sono giovani abili di sana e robusta costituzione, se ci fosse la guerra nei loro paesi dovrebbero restare lì a combattere. Tutto fa ritenere che questi giovani siano da noi stessi concepiti e sfruttati come lo strumento biologico per la rigenerazione della vita in seno alla nostra società accoppiandosi con le donne italiane.

Il ministero della Salute ha recentemente comunicato che se gli italiani non faranno figli più di quanti non se ne facciano attualmente, nel 2050, tra soli 34 anni, ben l’84% degli italiani saranno anziani inattivi. Questo significa che non solo non ci saranno più i soldi per pagare le pensioni, ma non ci saremo più noi italiani e non ci sarà più la nostra civiltà. Se il governo avesse a cuore la sorte degli italiani e l’interesse nazionale, dovrebbe proclamare immediatamente l’emergenza demografica, investire tutte le risorse disponibili per promuovere la crescita della natalità degli italiani, per salvaguardare la nostra società e difendere la nostra civiltà. Ma se all’opposto il governo, con il conforto della Chiesa di Papa Francesco, dell’Unione europea, degli Stati Uniti, delle Nazioni Unite, del Fondo monetario internazionale, della grande finanza speculativa globalizzata che è il vero potere forte che domina il mondo, anziché sostenere la crescita della natalità degli italiani favorisce l’autoinvasione di clandestini prevalentemente giovani, maschi e islamici, significa che sta deliberatamente perpetrando il crimine della condanna a morte della nostra società. Condividiamo questa denuncia. Mobilitiamoci per porre fine a questo crimine, non rendiamoci complici dell’eutanasia della nostra civiltà.

NON E’ UNA INTIMIDAZIONE……… SEMPLICEMENTE NON VOGLIONO AVERE NULLA A CHE FARE CON CIARLATANI !!!!!

da  IL  FATTO  QUOTIDIANO.IT

 

“Se pensano di intimorirmi sbagliano persona”, Renzi escluso dal summit e a caccia di flessibilità attacca la Ue

di | 24 settembre 2016

“Se pensano di intimorirmi sbagliano persona”, Renzi escluso dal summit e a caccia di flessibilità attacca la Ue

Economia
“E’ ovvio che facciano un vertice senza di me. Si è registrata una rottura e fare finta di niente non ha nessun senso”, avrebbe detto il premier ai suoi ironizzando sulle scelte della Merkel dettate dall’avvicinarsi delle elezioni. Ma trascurando le proprie scadenze: prima del referendum, già lunedì, è atteso l’aggiornamento del Documento di economia e finanza che sarà alla base della Finanziaria
“L’Italia non avrebbe mai accettato di essere compartecipe di un disegno al ribasso, di vivacchiare, l’Italia non potrà mai accettare che la Ue sia solo un luogo di burocrazia“. All’indomani della notizia dell’esclusione di Roma dal vertice franco-tedesco della prossima settimana e nelle more degli esiti della trattativa con Bruxelles per avere nuova flessibilità sui conti, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha colto la prima occasione pubblica per attaccare l’Europa. Dal palco di un comizio di Prato per il Sì al referendum costituzionale, l’ex sindaco di Firenze ha detto che “le regole le devono rispettare tutti anche chi come la Germania ha un surplus, che se investito avrebbe dato una mano. E’ finita l’epoca degli egoismi, tutti. Se pensano di intimorire me, hanno sbagliato persona e se pensano di intimorire l’Italia non sanno cosa sia l’Italia“. “Dobbiamo dimostrare ai fratelli di sventura che l’Italia non è il passato ma il futuro. Senza l’Italia, l’Europa perde slancio, spessore e l’anima”, ha poi aggiunto una volta passato alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede della Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri a Firenze.

Lo strappo di Bratislava, cui nel corso della settimana si sono aggiunti la dichiarazione bruciante di Juncker sulla flessibilità di 19 miliardi già accordata all’Italia che in queste ore punta ad averne altri 10 (sarebbe a un passo dal goal, secondo La Stampa) e la convocazione del vertice di Berlino che esclude l’Italia, insomma, stanno pesando parecchio. Del resto, riferisce il Corriere della Sera, a proposito del caso berlinese il capo del governo avrebbe detto ai suo che “è ovvio che facciano un vertice senza di me. Si è registrata una rottura e fare finta di niente non ha nessun senso”. E ancora: “Dopo Brexit c’è stata una rottura profonda e non so quando e come sarà sanabile”. Repubblica, aggiunge che secondo il premier “fanno finta che sia un meeting sull’agenda tecnologica, ma il vero obiettivo è blindare un percorso che porta dritto al vertice di Roma 2017” sui 60 anni della firma dei Trattati. “Vogliono arrivare a quella data con una specie di nulla di fatto. Come a Bratislava dove è finita come tutti sappiamo, con un documento vuoto e del tutto inutile”, avrebbe detto ancora ironizzando poi sulle scelte politiche del cancelliere tedesco a ridosso delle elezioni, ma trascurando l’approssimarsi del voto referendario italiano.

E, ancora prima, l’aggiornamento del Documento di economia e finanza, attesa lunedì in Consiglio dei ministri, con il nuovo quadro macroeconomico su cui impostare la legge di Bilancio di ottobre. Con una crescita inferiore alle attese, probabilmente allo 0,8%-0,9% del Pil nel 2016 contro l’1,2% previsto ad aprile, il margine di manovra del governo si è ristretto. Il deficit 2016 dovrebbe chiudersi nella migliore delle ipotesi al 2,4% del Pil e il governo punta a mantenerlo su questo livello anche nel 2017 (contro l’1,8% promesso), quindi sospendendo il percorso di rientro concordato con Bruxelles. Ad occhio e croce Roma chiederebbe dunque uno sconto di 9-10 miliardi sull’obiettivo del disavanzo e non è scontato che lo ottenga tutto o solo una parte.  Tra le risorse “proprie”, l’esecutivo potrebbe contare su 3 miliardi di risparmi in arrivo dalla revisione della spesa (tagli enti locali, sanità e i minor costi legati alla maxi-riduzione delle centrali di acquisto); quasi 4 miliardi arriverebbero dalla voluntary bis, più le entrate per il calo del pagamento degli interessi sul debito. Risorse queste che in parte verranno destinate a disattivare la tagliola delle clausole di salvaguardia: 15 miliardi di rialzi fiscali, Iva e accise, che scatterebbero automaticamente dal primo gennaio se non si rispettano gli obiettivi di bilancio.

IO VOTERO’ NO ………… SENZA SE E SENZA MA !!!!

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da  IL  GIORNALE.IT

 

Poteri del Senato, costi e nuove leggi Venticinque bugie sul referendum

Dai presunti risparmi di 500 milioni al superamento del bicameralismo perfetto: quello che il governo non dice sulla riforma Boschi

1 «Se non passa questa riforma non si faranno più riforme in Italia».

Se passa questa riforma per molto tempo non si potrà più modificare la Costituzione. Ogni modifica della Costituzione richiederà il voto di una Camera e di un Senato eletti con leggi completamente diverse, in tempi diversi, da soggetti diversi. Composti dunque verosimilmente da maggioranze diverse. Sarà la paralisi.

Non si potranno nemmeno rivedere i nostri rapporti con l’Europa necessitando anche su questo punto del voto congiunto di Camera e Senato.

2 «La riforma consentirà di risparmiare 500 milioni di euro che serviranno per reddito di cittadinanza o per aumentare le pensioni minime».

La Ragioneria dello Stato ha dichiarato che i risparmi certi saranno solo 50 milioni di euro circa. Inoltre, a fronte di questi modesti risparmi sarà necessario assumere ulteriore personale per svolgere i nuovi compiti di studio, controllo, verifica, proposta attribuiti al Senato. Con la nuova legge elettorale, che prevede il ballottaggio tra i partiti più votati, lo Stato spenderà 300 milioni di euro in più. Infine, Renzi ha introdotto con legge ordinaria ben 24mila nuovi assessori e consiglieri comunali con un costo enorme per l’erario. Le riforme di Renzi aumentano i costi della politica.

3 «La riforma supererà il bicameralismo ed eliminerà il Senato».

Il Senato potrà intervenire su qualsiasi disegno di legge chiedendo alla Camera di modificarlo, voterà tutte le leggi costituzionali, interverrà sui rapporti con l’Europa, approverà tutte le leggi riguardanti Comuni e Regioni, eleggerà membri del Consiglio superiore della magistratura, eleggerà due giudici costituzionali, darà pareri e farà proposte su molti argomenti.

4 «Il bicameralismo perfetto esiste solo in Italia».

Il bicameralismo perfetto, come quello che la riforma vuole abolire, esiste nelle due più grandi democrazie del mondo: negli Usa e in Svizzera. Il monocameralismo esiste invece in Cina, Corea del Nord, Arabia Saudita, Turchia, Indonesia.

5 «Con la riforma le leggi saranno approvate più velocemente».

Le statistiche dimostrano il contrario. Oggi le leggi finanziarie che introducono le riforme economiche più importanti si approvano mediamente in 50 giorni. Su argomenti come imprese e giustizia i tempi medi di approvazione delle leggi è di 46 giorni. Il decreto Svuotacarceri è stato approvato in soli 38 giorni. Con questa riforma, il solo passaggio al Senato (che potrà essere richiesto sempre da 1/3 dei senatori) potrà essere di 40 giorni e sarà preceduto da un tempo indeterminato alla Camera e sarà seguito da una seconda lettura alla Camera per discutere delle modifiche proposte dal Senato.

6 «La riforma semplificherà il procedimento legislativo».

L’attuale articolo 70 della Costituzione sulla funzione legislativa è composto da sole nove parole, il nuovo articolo 70 sarà composto da 451 parole. Oggi sono quattro i possibili percorsi legislativi, con la riforma saranno almeno otto mentre secondo alcuni costituzionalisti sarebbero nove e secondo altri addirittura dieci o più, a dimostrazione di come la confusa e frammentaria formulazione delle norme impedisca persino di individuare con precisione tutti le possibili procedure.

7 «La riforma risolverà molti conflitti».

La riforma è viziata da: genericità e ambiguità delle espressioni utilizzate, ricorso eccessivo alla tecnica del rinvio, presenza di contraddizioni e incongruenze, approssimazione e incompletezza. Il risultato è un testo con molte lacune normative, che scatenerà conflitti istituzionali e molteplici dispute interpretative.

8 «La riforma favorisce la governabilità».

Su 63 governi in 70 anni di repubblica solo due sono caduti per la mancata maggioranza al Senato. Quando ci sono stati intoppi sono venuti sempre dalla Camera.

9 «La riforma costituzionale è democratica».

Il Senato non sarà più eletto dai cittadini ma sarà nominato dai consiglieri regionali. Addirittura il 5% dei senatori sarà nominato dal presidente della Repubblica. Il Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta insieme avranno circa la metà dei senatori della Lombardia con un decimo della popolazione. Il governo potrà chiedere al Parlamento di modificare o abrogare ogni legge regionale politicamente sgradita. La legge elettorale connessa alla riforma consentirà anche ad una modesta minoranza magari con solo il 30% dei voti al primo turno, di ottenere il 54% dei seggi. In virtù di questo premio enorme, presidente della Repubblica e Corte costituzionale saranno nelle mani di questa falsa maggioranza.

10 «La riforma elimina le Province».

Le Province sono già state riformate con la legge Delrio, e i costi sono stati scaricati su Regioni e Comuni. Inoltre non è esclusa la possibilità che le province possano essere previste dalla legge ordinaria.

11 «La riforma consentirà di fare più leggi».

L’Italia è il paese in Europa con più leggi. Il Parlamento approva tre volte le leggi di Spagna e Gran Bretagna e due volte le leggi della Francia. Più leggi si approvano e minore è la libertà dei cittadini. Abbiamo bisogno di leggi più meditate, e meglio scritte, non abbiamo bisogno di più leggi.

12 «La riforma semplifica i rapporti con le Regioni».

Il contenzioso fra Stato e Regioni nato all’indomani della riforma del 2001 è stato in gran parte superato dalla giurisprudenza della Corte costituzionale che ha impiegato 15 anni per chiarire quei rapporti. La riforma, contraddittoria e scritta male, riaprirà il contenzioso generando nuovo caos. L’utilizzo di espressioni generiche come «lo Stato ha legislazione esclusiva circa le disposizioni generali e comuni» su governo del territorio, istruzione, università, politiche sociali, tutela della salute ecc., creerà nuovi conflitti con le Regioni e paralisi decisionale. Cosa si intende infatti per «disposizioni generali e comuni»?

13 «Abbiamo bisogno di una riforma comunque essa sia per rinnovare l’Italia».

Abbiamo bisogno di riforme fatte bene, che servano realmente. Abbiamo bisogno di riformare la giustizia, di modificare a nostro vantaggio i rapporti con l’Europa, di un vero federalismo fiscale, di accorpare le Regioni facendo risparmiare miliardi allo Stato, di introdurre norme anti ribaltone per impedire che la volontà degli elettori venga calpestata, di consentire al premier di nominare e dimettere i ministri per non subire più mille ricatti, di tutelare maggiormente la libertà di intraprendere, i legittimi guadagni e la proprietà privata nei rapporti con il fisco e di tanto altro ancora. Non abbiamo bisogno di riforme inutili fatte solo per acquistare consenso demagogico, legittimazione e più potere.

14«Questa riforma rispecchia la volontà degli elettori».

Questa riforma è stata votata da un Parlamento giudicato illegittimamente eletto dalla Corte Costituzionale, che doveva occuparsi solo della ordinaria amministrazione, ed è passata solo grazie al voto decisivo di 150 parlamentari eletti nelle file dell’opposizione.

15«La riforma è l’ultima spiaggia per l’Italia».

Se questa riforma verrà bocciata, finalmente la parola potrà passare al popolo. Proponiamo fin da subito una assemblea costituente eletta da tutti gli italiani che abbia il compito di affrontare le vere, grandi riforme necessarie per rendere più moderno e competitivo il nostro Paese.

16 «Questa riforma la chiedono l’Europa e gli investitori stranieri».

Gli investitori chiedono meno tasse, meno lacci e lacciuoli burocratici, una giustizia civile più veloce. Tutto questo si fa con leggi ordinarie. Il boom economico degli anni ’60 si realizzò con questa Costituzione. Il paese più ricco al mondo, la Svizzera, e il paese più potente al mondo, gli Usa, hanno un bicameralismo paritario.

17 «Questa riforma scongiura ogni conflitto istituzionale fra Camera e Senato».

Si guardi ad esempio l’articolo 70, comma 6, che per risolvere gli eventuali problemi relativi alla scelta del procedimento legislativo bicamerale o monocamerale, si affida alla decisione presa «d’intesa» tra i presidenti delle Camere «secondo le norme dei rispettivi regolamenti». Ma cosa succederà se i Presidenti di Camera e Senato non troveranno alcuna intesa? Cosa potranno stabilire al riguardo i regolamenti? E quale sarà l’organo deputato a dirimere in via definitiva il conflitto di competenza tra Camera e Senato?

18 «La riforma è completa ed esaustiva».

La riforma contiene un numero impressionante di rinvii a future leggi; si tratta di rinvii concernenti profili sostanziali delle nuove norme costituzionali, che dunque risultano incomplete nel loro contenuto essenziale (come accade per l’articolo 57, riguardante nientemeno che la composizione del Senato).

19 «La riforma disegna in maniera chiara la composizione del nuovo Senato».

L’articolo 57 fornisce indicazioni frammentarie, contraddittorie e difficilmente conciliabili: si tratta di principi palesemente incongruenti che non si comprende come potranno essere coordinati dalla legge bicamerale di rinvio.

20 «I senatori non percepiranno più alcuna retribuzione».

La riforma elimina solo l’obbligo costituzionale di riconoscere loro una indennità. I senatori avranno una diaria, il rimborso delle spese di viaggio, vitto, alloggio e di segreteria. Inoltre, essendo i futuri senatori sindaci e consiglieri regionali, non potranno conciliare gli impegni in Senato e quelli nella loro sede.

21 «La riforma è urgente perché l’economia non cresce».

La riforma entrerà in vigore soltanto dopo le elezioni del 2018. Non c’è quindi urgenza.

22 «La riforma rafforza la partecipazione diretta dei cittadini».

Le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare salgono da 50.000 a 150.000 senza alcuna garanzia che questi disegni di legge siano considerati dal futuro Parlamento, ci si limita a rinviare a futuri e indeterminati regolamenti parlamentari. Circa poi i referendum propositivi e di indirizzo l’articolo 71 comma 4 rinvia addirittura ad una futura legge costituzionale per la loro definizione. Una autentica presa in giro.

23 «La riforma elimina i privilegi delle Regioni».

Le Regioni più privilegiate, e più spendaccione, cioè quelle autonome, conserveranno intatti tutti i loro privilegi e i loro poteri.

24 «La riforma ridurrà gli sprechi delle Regioni».

Fra 1999 e 2015 la diminuzione di personale è stata più marcata in Regioni, Province e Comuni che nelle amministrazioni centrali. Una ricerca di Unimpresa ha chiarito che negli ultimi due anni il debito di Regioni e Comuni è calato di ben 15 miliardi, quello delle amministrazioni centrali è salito invece di ben 100 miliardi e continua a salire.

25 «La riforma attribuisce al Senato funzioni specifiche e ben delimitate».

L’articolo 55 comma 4 si limita a disporre che «Il Senato della Repubblica () esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica», senza fornire alcuna indicazione in merito all’attuazione di una simile petizione di principio. Quale può essere l’effettivo contenuto delle prescritte «funzioni di raccordo»? Quali saranno le modalità con cui esse verranno esercitate? L’attuale sistema delle Conferenze Stato-Regioni deve ritenersi superato? Una simile approssimazione e superficialità possono aprire a pericolose conseguenze, soprattutto nell’ambito dei rapporti interistituzionali dove, quando i confini delle attribuzioni e dei compiti risultano incerti, si possono facilmente sviluppare prassi inattese e tutt’altro che efficienti.

VOTATE LA DESTRA E L’ ITALIA RITORNERA’ BELLA !!!!

da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

L’editoriale di Francesco Storace

25/09/2016 05:50

L’ITALIA CHE DECADE

Una nuova battaglia settimanale per Il Giornale d’Italia con la domenica della cultura

L'ITALIA CHE DECADE
Contrastare la volgarità, mettere al bando la prepotenza, battere il relativismo

 

La decadenza che avverti nel linguaggio, nei comportamenti. E persino nelle più alte istituzioni della Repubblica.

La prepotenza che ti invade la testa quando leggi sul giornale che si finisce in ospedale per aver detto ad una banda di coattelli che non si fuma in metropolitana.

La droga che non fa più notizia.

La discussione sulla negazione del diritto dei figli ad avere un padre e una madre.

L’Italia che precipita in un degrado che è culturale, morale, figlio di un relativismo che ormai si incunea ovunque. Non ci sono più certezze, la comunità scompare, prevale uno sfrenato individualismo, l’io schiaccia il noi. Non siamo profeti del collettivo ma del gioco di squadra che deve lanciare in alto una Nazione. Ma si vede solo il baratro che si apre.

Trasformiamo, la domenica, il nostro quotidiano, che diventa giornale di cultura, stile di vita e società ogni sette giorni, oltre alle edizioni quotidiane (che con una fatica inascoltata anche da molti lettori continuiamo a mandare online nel resto della settimana).

Con la cultura non si mangia, hanno detto quelli che non leggono libri, ne’ tantomeno li scrivono (almeno in modo apprezzabile). E quando li scrivono è solo per vanagloria e non certo per raccontare, anticipare, apprezzare o distruggere il cambiamento sociale. Invece, per chi vuole impegnarsi in politica per la trasformazione dell’Italia, e’ l’alimento principale se siamo capaci di nutrirci ancora di valori.

Con i valori non si fanno bistecche, hanno ancora detto i cantori della società economica, quella che globalizza tutto e assassina il negozio, il trenino regionale, il piccolo ospedale, il paesello dove siamo nati. Eppure c’è anche il paesaggio a rappresentare le nostre radici, che abbiamo diritto di preservare. Quando si potrà scrivere nella nostra Costituzione che ogni persona ha diritto di vivere e morire laddove e’ nata?

Il Giornale d’Italia della domenica, fuori della stretta attualità fatta di notizie che fanno crepare lo stomaco, vuole andare oltre l’indignazione quotidiana, che proprio in tempo di crisi di valori dura qualche ora e poi svanisce. C’e’ bisogno di palestre di vita, luoghi di sana educazione, territori in cui la tradizione non venga vissuta come oltraggio.

Non è normale che questo Paese debba scusarsi di credere in Nostro Signore e scansare il Crocifisso al passaggio del musulmano che ci invade. Sbagliavano i miei genitori ad addobbare casa col Presepe? Pare incredibile che ci si debba porre problemi di tal fatta, ma siamo diventati la terra in cui e’ vietato crescere con quanto ci è stato tramandato dai nostri vecchi e che viene dal tempo del tempo…

Dio Patria e Famiglia oggi trovano sede nella battaglia al relativismo, nella difesa della sovranità nazionale, nella custodia delle radici. Se non hai valori, non sei attrezzato per vincere la guerra. E ti rassegnerai magari a cercare sulla mappa del Belpaese il sobborgo in cui sarà più difficile raggiungerci per i tagliagole del Terzo e Quarto mondo. No, ci vuole una cultura che ci restituisca l’orgoglio di essere italiani. Per questo siamo qui.

 

Francesco Storace

VOTATE LA DESTRA E AVRETE LA CERTEZZA CHE TUTTO QUESTO NON SUCCEDERA’ !!!!!

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da  ImolaOggi

 

Lech Walesa, Nobel per la pace: “I migranti potrebbero decapitarci”

 

WALESA

L’ex presidente e leader del movimento polacco Solidarnosc, Lech Walesa mette in guardia l’Europa contro il rischio che i migranti possano compiere decapitazioni nel vecchio continente.

“La Polonia e l’Europa devono preoccuparsi per l’afflusso di migranti. Essi provengono da paesi in cui le persone vengono decapitate. Accadrà la stessa cosa qui“, ha detto ai giornalisti israeliani l’ex leader polacco.

“E ‘un problema reale. Se l’Europa non chiude i suoi confini, arriveranno milioni di migranti e non esiteranno ad imporre i loro costumi, tra cui decapitazioni”, ha aggiunto il premio Nobel per la pace del 1983.

“I polacchi hanno piccole pensioni, salari bassi e appartamenti inferiori alla media. Guardo i profughi in televisione e ho notato che sembrano stare meglio di noi. Sono ben nutriti, ben vestiti e forse anche più ricchi di noi “, ha lamentato.

La Polonia ha accettato di ospitare 2.000 rifugiati, mentre la Commissione europea vorrebbe che arrivasse a 9.287. Si pone una serie di condizioni, tra cui il rafforzamento dei controlli alle frontiere dell’UE, il diritto di ogni paese quello di scegliere chi vuole accogliere e di rifiutare l’ingresso ai migranti economici.

David Stern

ANDATE A FARE IN CULO……. TRADITORI DEL POPOLO ITALIANO !!!!

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CON  LA  DESTRA,  I  SOGNI  SI  AVVERERANNO………….

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da 

 

Sandro Gozi l’autoritario: “Multe a chi non vuole i migranti”

Che degli interessi dell’Italia in Europa si occupi un certo Sandro Gozi, sottosegretario con delega agli Affari europei, forse è un segno dei tempi nefastiche stiamo vivendo. Il sempre sorridente Gozi, già autore un anno fa di frasi indimenticabili come “Questa Europa non ci piace e la vogliamo cambiare davvero” (e si è visto) ora torna alla carica con una proposta altrettanto indimenticabile: multare i Paesi che non vogliono i “migranti”.

Con piglio autoritario, l’idea è quella di ricattare gli Stati che si oppongono alla pantomima della cosiddetta “redistribuzione” degli immigrati. Un piano fallito in partenza: nel 2015 si parlava di 40mila persone da ricollocare nel giro di due anni. A conti fatti siamo al nulla, a pochissimi “ricollocamenti” effettivamente andati in porto. Ma che si tratti di una bizzarria inapplicabile, al nostro Gozi non passa nemmeno per la testa.

E così, impettito, rilancia in un’intervista al Mattino: “Non c’è stata una sufficiente ridistribuzione dei migranti”. Ma davvero? E chi l’avrebbe mai detto? “È una mia valutazione, ma credo che ci siano sufficienti condizioni per aprire procedure d’infrazione verso i Paesi che non hanno rispettato i loro impegni”.

Intanto l’impegno di Gozi è quello di magnificare un fantomatico ruolo di leadership operato dall’Italia renziana in Europa. Leadership che dev’essersi concretizzata nella crociera di Ventotene. “Se oggi i leader europei vengono in Italia invitati da Matteo Renzi, è perchè ci siamo conquistati una forte credibilità grazie alle riforme e alla volontà di proseguire questo percorso Anche in questa chiave la vittoria del sì al referendum costituzionale di novembre ci darà molta forza in un’Europa nella quale l’Italia è tornata a far sentire la sua leadership”.

HAI I GIORNI CONTATI……… PAGLIACCIO !!!!

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da  IL  GIORNALE.IT

 

Renzi tradisce l’italiano in cambio di un “Sì” del partito rosso tirolese

Il patto segreto tra il premier e la Svp per definire i toponimi solo in lingua tedesca

«Italiano? No grazie». Sentirsi sbattere la porta in faccia nel proprio Paese è una sensazione a cui gli italiani si stanno pian piano rassegnando.

Se poi questo processo di accanimento terapeutico contro l’italianità si traduce in un tentativo di pulizia linguistica che parte dal lontano Alto Adige, non importa, tanto lì è Italia «ma anche, no».

La storia che si sta consumando nella provincia di Bolzano, come racconta Il Tempo, dove il governo Renzi è sceso a patti con l’Svp (La Südtiroler Volkspartei, ovvero il partito della comunità tedesca e ladina altoatesina) con l’offerta della cancellazione del bilinguismo dai toponimi in cambio del Sì al referendum, è qualcosa da far rabbrividire.

Eppure è attualità. La cancellazione dei nomi italiani di monti, vallate, laghi, malghe, alpeggi, località sparse è un chiodo fisso da almeno trent’anni per la Svp: nomi italiani, quindi fascisti. Un’equazione paranoica. Fascisti lo sarebbero perché il primo decreto dello Stato che li recepì nella piena ufficialità risale al 1923. Un vizio originale che pesa ancora ma che fa arrabbiare la maggioranza degli Italiani che risiedono in provincia e che con quei nomi sono cresciuti: ciascuno di essi rappresenta una storia dell’infanzia, un’escursione in montagna, un pranzo con la famiglia o un ricordo, bello o brutto che sia. Questo è la toponomastica, ovunque. Anche in Alto Adige.

La Svp però la vorrebbe in massima parte solo tedesca: l’hanno chiamata pulizia linguistica, qualcuno azzarda «etnica». Di fatto sarebbe lo sradicamento dell’identità di una intera Comunità. Il via libera è venuto direttamente da Roma, governo Renzi. Sinora tutti i governi di ogni colore avevano resistito alle moine del partitino altoatesino. Quello Monti era anche ricorso alla Corte Costituzionale contro una legge provinciale approvata in tutta fretta nel 2012 che voleva tentare il colpo di mano. La sentenza era attesa il 4 ottobre. Sentenza scontata di riconferma di principi statutari (e lo Statuto di Autonomia ha rango costituzionale) del bilinguismo assoluto.

La Provincia ha competenza in materia di toponomastica, disciplina lo Statuto ma, specifica, «fermo restando l’obbligo di bilinguità». Quindi è ovvio che la Corte costituzionale il 4 ottobre non poteva che ribadire l’intangibilità del principio.

Come per l’Italicum però a sorpresa (ma nemmeno troppo) la Consulta ha deciso di non pronunciarsi, rinviando di qualche mese, concedendo tempo e vantaggio al governo per stringere l’accordo dello scandalo con la Svp. A denunciare la vicenda è Alessandro Urzì, consigliere regionale del Trentino Alto Adige e consigliere della provincia di Bolzano. «Il gioco è chiaro ci spiega – i voti dei disciplinati elettori Svp per il Sì alla riforma in cambio della rinuncia da parte di Renzi a opporsi alle manovre di pulizia linguistica».

Domani, incassato il rinvio della udienza della Consulta, si riunisce la Commissione paritetica Stato/Provincia (i nominati rispondono a Pd e Svp) che fisserà con norma di attuazione dello Statuto – di rango costituzionale, senza dovere scomodare Parlamento e in una contrattazione privata con il Governo – i principi grazie ai quali l’operazione di riduzione del numero di nomi italiani sarà possibile.

Intanto la Svp ha già presentato il suo disegno di legge provinciale in cui c’è scritto che tutto il patrimonio di nomi in italiano oggi esistente ed ufficiale sarà rivisitato. Tradotto: non ci saranno zone di protezione.

Scontato l’esito, anticipato da un accordo segreto fra l’ex presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder e l’ex ministro Graziano Delrio in cui si elencavano impietosamente i nomi italiani da cancellare: la spugna è già bagnata e domani turisti e residenti non troveranno più probabilmente né la Vetta d’Italia lungo la cresta di confine con l’Austria (si rassegnino a chiamarla Glockenkarkopf) né, fra le centinaia di nomi pronti al colpo di mannaia, la Malga dei buoi (Ochsenalm). Ma chi se ne importa dell’identità e dignità italiana, per Renzi conta solo vincere il referendum.


Referendum truffa. Il quesito scritto dai banca Etruria

Un presidente del Consiglio e il suo ministro per le Riforme non hanno il diritto di imbrogliare i cittadini in modo così smaccato

Passino le bugie, le promesse non mantenute, le sceneggiate sui palcoscenici internazionali per mascherare i fallimenti.

Ridicolo, ma ci può stare per disperazione, spacciare una crescita dello 0,7 per un successo (la Spagna, per esempio, cresce del 3). Gli italiani ci hanno fatto l’abitudine al Renzi venditore di fumo, semplicemente non fanno più caso a ciò che dice. Ma la truffa no, un presidente del Consiglio e il suo ministro per le Riforme non hanno il diritto di imbrogliare i cittadini in modo così smaccato.

Mi riferisco al quesito che hanno deciso di stampare sulla scheda che troveremo nelle urne dell’imminente referendum sulla riforma del Senato. Che reciterà (faccio una sintesi): «Vuoi tu ridurre il numero dei parlamentari e diminuire i costi della politica?». Chiunque, a una simile domanda non può che rispondere: sì, certo. Ma non è così. Mi spiego. Sarebbe come se ci chiedessero: «Vuoi pagare meno tasse?», senza dirci che se diciamo «sì» ci tolgono la pensione e dimezzano lo stipendio. Oppure. «Vuoi bene alla mamma?», evitando di avvisarci che parallelamente tolgono la mutua a tutta la famiglia.

Avremo modo di spiegare, in maniera documentata e dettagliata, nelle prossime settimane, perché votando «sì» non solo non cambierà un bel niente ma ci ritroveremo ancora più sudditi di uno Stato ingordo, padrone e invadente. Per ora ci limitiamo a mettervi in guardia da un premier e da un governo di truffatori che usano, come hanno fatto i loro amici e parenti con le banche (il caso Etruria spiega molte cose) metodi spregiudicati con cittadini indifesi in quanto sprovveduti in materia e in buona fede.

Ad affidare il nostro destino al duo Renzi-Boschi rischiamo la stessa fine di chi ha affidato i suoi risparmi alla Etruria, banca di famiglia. Le riforme vanno fatte, eccome. Ma non questa, non così, non con trucchi e imbrogli, non prendendoci in giro. E non è neppure vero che «meglio poco di niente» se quel «poco» peserà come un macigno sulle libertà politiche e sulle regole della democrazia. Ma soprattutto mi rifiuto di farmi prendere per il naso da Maria Elena Boschi, che serafica ieri ha spiegato: «La domanda referendaria è esattamente il titolo della legge». Senta, bella signora, chi ha scritto quel titolo guarda caso proprio in quel modo truffaldino? Buon sangue non mente, ma mi creda: ai Boschi abbiamo già dato.