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COMUNISTI E PRETI…….. UN’ ABBINATA MICIDIALE E DISTRUTTIVA !!!!

 

da  IL  POPULISTA

 

Organizzazioni Non Governative ma col portafoglio

Questa nave costa 341mila euro al mese. Per farci invadere

Il business dell’immigrazione vale miliardi ogni anno, ma chi paga il conto?

Alessandro Morelli

di Alessandro Morelli

– 22 Marzo 2017 alle 20:25

Un’invasione che fa girare soldi. Un mare di soldi. A rivelarlo è il pm della Procura di Catania, Carmelo Zuccaro, di fronte alla commissione Schengen.

Tra le varie questioni toccate dal giudice, i costi di gestione delle più famose e impegnate Organizzazioni Non Governative che riescono persino ad essere più efficaci delle navi della Marina Militare nel recupero dei clandestini. Tra questi i costi mensili o giornalieri “elevati”, sottolinea Zuccaro delle navi utilizzate: “Aquarius” di Sos Mediterranee, ad esempio, ha un costo di 11.000 euro al giorno. Il Moas di Christopher e Regina Catrambone, Ong con sede a Malta, “ha costi per 400.000 euro mensili” e ha due navi Phoenix, battente bandiera del Belize, e Topaz con bandiera delle Isole Marshal.

 

Insomma, ogni giorno il grande affare immigrazione ingrossa la marea di soldi che gira intorno all’invasione partita negli scorsi anni dimostrando come la traversata del Mediterraneo sia un business sulle spalle degli immigrati e delle società che vengono invase.

 

UNA ZECCA PUO’ OFFENDERSI SE CHIAMANO ZECCHE I SUOI SIMILI…….????

CHE MALEDUCATO SALVINI……… CHIAMARE ZECCHE DEI “BRAVI” RAGAZZI CHE PROVOCANO INCIDENTI, INSULTANO, VOGLIONO IMPORRE LA “LORO DEMOCRAZIA” A LEGNATE E SEMPRE CON VOLTO COPERTO (I VIGLIACCHI)!!!!

L’unica consolazione, è sapere che De Magistris non è più un magistrato!!!!

Patrick di Majan

 

da  RN Quotidiano

 

Il sindaco De Magistris attacca Salvini: “Porti rispetto per i centri sociali che ha chiamati zecche”

Il sindaco arancione di Napoli Luigi De Magistris attacca Matteo Salvini: “Porti rispetto per i centri sociali che ha chiamati zecche”. Rispetto per i teppisti sfasciana vetrine, bombaroli e drogati di estrema sinistra.

NAPOLI, 8 MAR – ”Io mi schiero completamente dalla parte dei centri sociali che portano avanti un dissenso forte nei confronti di un uomo politico che qualche giorno fa, utilizzando un linguaggio di tipica impronta nazifascista, ha detto che andava nelle piazze e nei vicoli a prendere le persone extracomunitarie per cacciarle”.

Lo ha affermato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, commentando la manifestazione di alcuni ragazzi dei centri sociali che hanno cercato di impedire l’accesso al quotidiano Il Mattino al leader della Lega Matteo Salvini. ”Salvini – ha detto de Magistris ai microfoni del programma radiofonico Tg Zero – deve portare rispetto per i centri sociali che ha chiamato zecche”.


E presto faremo i conti……… STRACCIONI,  DROGATI  e  PEZZENTI !!!!

Patrick di Majan

 

da  ANSA.IT

 

10 marzo 201719:15

Annullato il comizio, Salvini: “A Napoli lo Stato non esiste, comandano i violenti”

Era stata occupata la sala da cui il leader della Lega avrebbe dovuto parlare: “Sabato a Napoli lo stesso”

Alcune decine di manifestanti aderenti alla rete antirazzista e ai centri sociali avevano occupato la sala congressi della Mostra d’Oltremare di Napoli dove sabato pomeriggio era in programma una manifestazione con la presenza del leader della Lega, Matteo Salvini. Poi la decisione dello spazio fieristico napoletano di annullare il comizio. Il leader della Lega: “A Napoli comandano i violenti, ma io sarò in città lo stesso”

Annullata la manifestazione finisce anche l’occupazione – “Ci hanno comunicato che la Mostra D’Oltremare rescinderà il contratto con Salvini. Per questo motivo liberiamo la sala congressi ma saremo comunque in piazza se Salvini dovesse venire ugualmente”, ha detto Alfonso De Vito, uno dei portavoce del Comitato Mai con Salvini uscendo dalla sala occupata e dove sabato era prevista la manifestazione politica con il leader della Lega.

“A Napoli comandano i violenti ma io ci sarò lo stesso” –  “Lo Stato a Napoli non esiste,comandano violenti e centri sociali. Lo Stato non è in grado di garantire democrazia, sicurezza e libertà d’espressione. Non è possibile che l’Italia sia ostaggio di delinquenti, di sindaci complici e ministri assenti” ha detto Salvini che però non recede dall’idea di andare nel capoluogo partenopeo. “Visto che non siamo in dittatura e per rispetto nei confronti delle migliaia di persone che hanno già annunciato la loro pacifica presenza, sabato alle 17 sarò Napoli come previsto” ha spiegato.


Francesco Storace

La democrazia italiana nega a Salvini il diritto di parola. E’ una vergogna

LA MIA TOTALE SOLIDARIETA’ E VICINANZA AL RISTORATORE ITALIANO !!!!

Se passasse il messaggio “tu entri in casa mia per rubare stai certo che ne esci steso”, i delinquenti tanto protetti da una sinistra traditrice del popolo italiano, ci penserebbero bene prima di andare per furti…….!!!!

Patrick di Majan

da  DAGOSPIA     10 mar 2017 13:53

 

ITALIA SPARA – A LODI IL PROPRIETARIO DI UN RISTORANTE UCCIDE A FUCILATE UNO DEI LADRI CHE SI ERA INTRUFOLATO NEL SUO LOCALE – IL GRUPPO DI MALVIVENTI E’ SCAPPATO MA L’UOMO FERITO MUORE DOPO 200 METRI – I SUOI COMPLICI LO HANNO LASCIATO PER STRADA, SEMINUDO

Finisce nel sangue il tentato furto all’interno di un ristorante a Gugnano, un piccolo paesino in frazione di Casaletto Lodigiano (Lodi). Il ladro sarebbe stato ucciso dal proprietario che quando ha sentito rumori provenire dal locale, ha imbracciato il fucile ed è andato a vedere. La tragedia è accaduta la scorsa notte (tra giovedì e venerdì).

Sono le 3.30. L’Osteria dei Amis è chiusa da qualche ora. Almeno tre persone, secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, fanno irruzione nell’unico locale del paese, che è anche tabaccheria. I lucchetti vengono forzati. Il rumore sveglia il proprietario, Mario Cattaneo, 67 anni, padre di famiglia ed esperto cacciatore. La saracinesca si alza: non ci sono dubbi, qualcuno sta entrando. L’uomo prende il fucile, lo carica e scende le scale per andare a vedere.

Osteria dei Amis - il titolare Mario Cattaneo Osteria dei Amis – il titolare Mario Cattaneo

Si trova faccia a faccia con i malviventi. E’ buio, la concitazione e la paura fanno il resto. Da una parte i ladri che cercano di avere la meglio, dall’altra il ristoratore con la doppietta in mano. Parte un colpo. Il gruppetto si dà alla fuga. Mario Cattaneo rimane frastornato. Parte la chiamata ai carabinieri.

I ladri passano per le stradine del paese, costeggiano il cimitero. Forse hanno un’auto parcheggiata poco lontano. Ma uno di loro si accascia e muore in pochi minuti. I pallini della doppietta lo hanno centrato in pieno. I carabinieri lo ritrovano cadavere ad appena 200 metri dall’osteria. L’uomo, ancora da identificare, è seminudo. Secondo gli investigatori potrebbero essere stati i compagni ad aiutarlo ad arrivare fino a lì, per poi abbandonarlo. Come hanno abbandonato nel retro del locale un sacco pieno di sigarette, che sarebbe dovuto essere il bottino. Ma la ricostruzione per ora è solo parziale.

Osteria dei Amis - il titolare Mario Cattaneo Osteria dei Amis – il titolare Mario Cattaneo

Cattaneo, invece, ha alcune ferite al braccio e a una gamba. E’ ricoverato all’ospedale Maggiore di Lodi, piantonato dai militari. Gli investigatori non sono ancora riusciti a parlargli. Lo faranno nelle prossime ore. Il cacciatore dovrà dare la sua versione di quanto accaduto. Poi saranno i riscontri tecnici degli investigatori a fornire altri elementi utili per ricostruire cosa è accaduto la scorsa tragica notte.

Osteria dei Amis - il titolare Mario Cattaneo Osteria dei Amis – il titolare Mario Cattaneo

L’amministrazione comunale di Casaletto Lodigiano intanto «sarà al fianco di Mario e Luca e delle loro famiglie». Lo afferma in una nota il Comune di cui è sindaco Giorgio Marazzina «in seguito ai tragici eventi che oggi hanno sconvolto la nostra piccola comunità e ancor prima la famiglia di Mario e Luca». In questo «drammatico momento» rappresentato dall’uccisione di un ladro nel ristorante di cui sono titolari Mario Cattaneo e i suoi familiari, «diamo loro la nostra piena solidarietà e la vicinanza di tutta la nostra gente».

 

 

 

CHE D I O VI STRAMALEDICA…….. MALEDETTI DELINQUENTI !!!!

Ultima manovra : IVA al 24%…… ci vogliono tutti morti .

Presto, vi daremo tutto quello che meritate…….. MA  TUTTO  QUELLO  CHE  MERITATE !!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

Rovigo, disoccupato si getta sotto un treno: aveva l’auto piena di curriculum

Un 42enne si è gettato sotto un treno alla stazione di Rovigo. Nell’auto sono stati trovati diversi curriculum, segno che l’operaio fosse in cerca di una nuova occupazione

Si è gettato sotto un treno diretto a Venezia ed è morto sul colpo. La vicenda è accaduta alla stazione di Rovigo a un operaio 42enne di San Martino di Venezze.

Nell’auto dell’uomo, una Golf nera parcheggiata nei pressi dello scalo, sono stati trovati diversi curriculum. Si ipotizza che l’operaio disoccupato fosse alla ricerca di un lavoro.

Il gesto, sulla cui volontarietà non ci sono dubbi, è avvenuto poco prima delle 11 di ieri mattina, quando sotto le pensiline erano radunati soprattutto studenti che hanno assistito alla scena. Tanto sconcerto tra i presenti. Il treno, un Frecciarossa, viaggiava a una velocità di quasi 100 chilometri l’ora.

Il 42enne non era sposato e non aveva figli ma lascia i genitori con una sorella. “Siamo tutti colpiti – spiega il sindaco del paese Vinicio Piasentini – il nostro cordoglio è forte e sincero verso una famiglia di ottime persone”.


da ImolaOggi

Aumento Iva al 24%. Imprenditori: “il Governo respinga la pretesa dell’UE”

L’Unione europea ha chiesto all’Italia l’innalzamento delle aliquote Iva, quella ordinaria dal 22% al 24% e quella agevolata dal 10% al 13%. La richiesta, arrivata al governo italiano il 22 febbraio scorso, sarebbe volta allo spostamento del carico fiscale dal lavoro ai consumi. Secondo i tecnici di Bruxelles una iniziativa di questo genere permetterebbe al nostro Paese di abbattere ulteriormente l’onere fiscale sul lavoro, favorendo di riflesso la lotta contro la povertà e la disuguaglianza. Le continue sollecitazioni provenienti dal Bruxelles sembrerebbero in realtà più orientate a ottenere dall’Italia un miglioramento dei conti pubblici. Il debito pubblico del Paese, infatti, cresce nonostante i pesanti sacrifici chiesti dalla classe politica di volta in volta al governo. Dall’Ue c’è molta preoccupazione per la macchina Italia costantemente ferma sulla corsia d’emergenza: burocrazia stressante per imprese e cittadini, riforme istituzionali che si inceppano periodicamente e settore lavoro ancora alle prese con i vecchi problemi.

Per gli italiani una stangata da 8-10 miliardi di euro

La nuova stangata dell’Ue, stando a quanto riportato anche sulle pagine di Libero, possono essere quantificate in una “botta da 8-10 miliardi di euro”, mascherata da operazione di redistribuzione di reddito, che i contribuenti potrebbero vedersi “servita” con la manovra di primavera. Sia chiaro, in assenza di una sforbiciata ai conti pubblici l’Iva verrà in ogni caso innalzata nel 2018. “Il piano che Bruxelles vuole fare ingoiare all’Italia ha varie opzioni”, si legge ancora sul quotidiano. Gli sconti tributari (possibili grazie all’incremento dell’Iva ) potrebbero toccare in alcuni casi solo i lavoratori dipendenti “e non gli autonomi”. Il rapporto Ue, inoltre, fa riferimento ai potenziali effetti positivi sull’occupazione. Riferimenti che, come sempre, non vengono correlati di previsioni concrete ma si basano su ipotesi che gli italiani hanno imparato a conoscere nel corso dei decenni…

A chi conviene

I “vantaggi di un incremento delle aliquote Iva”, a detta degli esperti dell’Unione europea, riguarderebbero principalmente i redditi più bassi, quelli compresi tra i 600 e i 1282 euro:

Chi oggi ha un reddito da 660 euro godrebbe di un aumento annuo pari a 143 euro, appena 11 euro al mese

Calerebbe invece a 6 euro al mese il beneficio mensile per chi ha un salario di 823 euro

Per gli italiani che hanno uno stipendio di 975 euro l’aumento Iva dovrebbe portare un extra salario di 5 euro al mese

Chi ha un salario di 1130 euro vedrebbe il proprio reddito “schizzare” (ironicamente) di ben 3 euro al mese

Nella previsione veniva indicato anche il reddito di 1282 euro che, a dire il vero, è stato inserito esclusivamente per indicare i lavoratori che da questa nuova stangata non percepiranno un solo centesimo.

Il progetto dell’Ue risulta essere poco credibile

La “proposta dell’Ue”, è quasi inutile dirlo, non piace agli imprenditori né, tanto meno, ai lavoratori italiani. “L’Italia – denuncia il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci – deve respingere la pretesa dell’Europa di aumentare l’Iva. A nostro giudizio l’Italia non deve dar seguito a questa pretesa e respingerla fortemente: si tratterebbe di un’altra stangata di tasse che rischierebbe di massacrare la ripresa economica. Il progetto prevede di utilizzare il maggior gettito derivante dall’incremento delle aliquote Iva come risorse per crediti di imposta sui redditi più bassi. Le stesse simulazioni della Commissione, però, mostrano come gli stipendi avrebbero benefici assai contenuti a fronte di sicuri aumenti dei prezzi che finirebbero col fiaccare i consumi e dunque di mettere una zavorra alla crescita del Paese. Riteniamo pertanto fondamentale che l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni non di seguito a questa ennesima, assurda imposizione dell’Unione europea”.

REDAZIONE TISCALI

LE REGOLE SONO REGOLE…… MA VALGONO SOLO PER QUELLI DI DESTRA !!!!

da  IL  GIORNALE.IT

 

“L’assessore del Pd deciderà sui fondi al teatro del marito direttore”

Scoppia la polemica a Bologna per un possibile conflitto di interessi. Marco Lisei (Forza Italia): “I comunisti credono ancora di poter fare quello che vogliono”

La situazione è quantomeno imbarazzante e potrebbe essere sintetizzata così: l’assessore Pd lascia al marito la guida di una associazione e dovrà decidere se e quanti fondi pubblici garantirgli.

La fontana del Nettuno a Bologna (da Wikipedia)

Brutta storia.

Siamo a Bologna, dove nel giugno dell’anno scorso il sindaco Virginio Merola ha chiamato all’assessorato per la cultura Bruna Gambarelli. La signora prima di dedicarsi alla giunta comunale era vice-presidente dalla compagnia teatrale “Laminarie” guidata fino a luglio scorso dal marito, Fabio del Zozzo. La Luminarie tra le altre cose gestisce lo “spazio culturale DOM” alla periferia della città di cui l’assessore è fondatrice e il marito attuale direttore.

Bene. O forse no. Il consigliere comunale di Forza Italia, Marco Lisei, si è infatti accorto che Laminarie nel 2014 ha intascato circa 39mila euro per il DOM, 4mila euro per la gestione del progetto speciale Pasolini e altri 15mila euro per la “realizzazione del progetto speciale Pilastro 2016”. Una bella somma. Il fatto è che adesso il marito della Gambarelli dovrà andare a bussare alla porta dell’ufficio della moglie per chiedere ulteriori finanziamenti.

Conflitto di interessi?

Ieri Marco Lisei aveva fatto pure notare che l’associazione “risulta essere in corte Galluzzi, che è anche il luogo di residenza dell’assessora e di suo marito“. Un intreccio anomalo. La Luminarie ha smentito, affermando che “è situata in un appartamento sito nello stesso stabile ma a un diverso piano, affittato da un privato con regolare contratto di locazione intestato all’associazione. Va da sè che tutte le spese connesse alla sede legale dell’associazione nulla hanno a che fare con la residenza di Bruna Gambarelli“. In realtà a guardare le foto dei campanelli della casa, qualche dubbio sorge. Come può mostrare il Giornale (guarda qui), infatti, il nome dell’Ass.Laminarie appare sullo stesso campanello di Gambarelli e Del Zozzo. Solo in un secondo momento, e con un adesivo di carta scritto a penna, è stato aggiunto un bottone per la “nuova” sede della Laminarie (coprendo malamente il precedente).

Niente di illecito, ci mancherebbe. È una questione di opportunità politica. E infatti il centrodestra chiede che i finanziamenti vengano sospesi “finchè non sarà risolto il conflitto di interessi macroscopico“. E pensare che Lisei aveva denunciato il tutto già a giugno. “Siamo nell’epoca della trasparenza da un bel pezzo – dice a ilGiornale – ma pare che qualcuno ancora non l’abbia capito. Qui a Bologna i comunisti credono ancora di poter fare quello che vogliono, ma io credo che certi comportamenti non siano più ammissibili. Negare un conflitto d’interessi è negare l’evidenza ed anche le giustificazioni del Comune fanno sorridere. Sono come quell’adesivo sul campanello…un rattoppo che non risolve il problema”.


Ingroia indagato per peculato

L’ex pm è indagato per i rimborsi sulle trasferte come amministratore della Sicilia e servizi. Ombre pure sul bonus per i risultati

Antonio Ingroia è indagato per peculato. L’ex pm di Palermo, attualmente amministratore della società della Regione, Sicilia e servizi, è stato ascoltato questa mattina dai pm in procura.

Come riporta Repubblica Palermo, avrebbe percepito una serie di rimborsi per trasferte in modo indebito proprio per il suo incarico di amministratore della società. E a finire nel mirino degli inquirenti sarebbe anche quell’indennità di risultato che lo stesso Ingroia ha assegnato a se stesso.

Per il momento dalla Procura c’è il massimo riserbo sulla vicenda. L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto, Dino Petralia e dai pm Piero Padova ed Enrico Bologna. A finire sotto inchiesta è il periodo che va dal 2014 al 2016. Ingroia avrebbe intascato in modo indebito i rimborsi per trasferte che ammontano a 30 mila euro in cui vengono incluse le spese di vitto, alloggio nonostante fossero previsti soltanto rimborsi per i viaggi. L’ex pm si è difeso, come riporta il suo legale, Mario Serio, sostenendo che la nroma includa nei rimborsi anche le spese di vitto e di alloggio. Per quanto riguarda il bonus sui risultati, secondo l’accusa con un utile di 33mila euro, Ingroia si sarebbe “premiato” con una indennità di 117mila euro. E questa somma avrebbe procurato anche un deficit nel bilancio.

“Oggi sono stato convocato in Procura a Palermo per dare spiegazioni – racconta Ingroia- e ho fatto presente ai magistrati il mio stupore perché la contestazione nei miei confronti si basa su una legge del 2006 abrogata nel 2008 dalla legge 133 (art. 61, comma 12)”. Per quanto riguarda in particolare il cosiddetto premio di indennità da risultato, spiega ancora l’ex pm “si tratta di un riconoscimento previsto dalla legge in caso di raggiungimento di determinati obiettivi e serve a integrare una indennità certamente non commisurata alle grandi responsabilità in capo all’amministratore di una società come Sicilia e-Servizi, che gestisce svariate decine di milioni di euro ogni anno. Inoltre, va puntualizzato che il diritto all’indennità non me lo sono certamente attribuito io ma mi è stata riconosciuta dall’assemblea dei soci e segnatamente dalla Regione Sicilia”. Per quanto riguarda invece il capitolo relativo alle spese di viaggio Ingroia ricorda che all’atto della sua nomina ad amministratore unico della partecipata era già residente a Roma da tempo. “La legge prevede, in caso di nomina di professionisti residenti fuori sede -dice-, il rimborso delle spese di viaggio, ossia trasporto, vitto e alloggio, così confermato da più pronunce della Corte dei Conti. Spese tra l’altro contenute, come ho avuto modo di dimostrare alla Procura, sulla base di un regolamento dei rimborsi spese che io per la prima volta ho introdotto a Sicilia e-Servizi”.

SI E’ DIMOSTRATA DEGNA DELLA SUA CARICA……..!!!!

Dal momento che il suo “capo” Matteo Renzi ha massacrato l’Italia, lei, n° 2 del Partito Democratico, per dimostrare di essere degna della sua carica, ha massacrato il Friuli Venezia Giulia con grande lena .

Debora Serracchiani, al 07 marzo 2017, è in assoluto il peggior governatore (minuscolo voluto e dovuto) che abbia mai avuto il FVG .

CACCIAMOLA  VIA  DALLA  REGIONE !!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

La talebana della morale dà una mano agli amici con il vizietto della truffa

La Serracchiani ha nostalgia dello Stato etico. Ma fa finta di nulla se i suoi ne fanno di tutti i colori

Con il suo faccino da eterna ragazza, Debora Serracchiani è la longa manus di Matteo Renzi sul Partito democratico. Lui è il segretario-premier, lei una dei vice. Come il capo, che siede contemporaneamente a Palazzo Chigi e al Nazareno, detiene una doppia poltrona: oltre che numero due del Pd è governatrice del Friuli Venezia Giulia.

Sorridente e perbenino, la frangetta del Pd rinserra le file del partito, dichiara a più non posso davanti alle telecamere e tenta di tenere a bada la minoranza interna.Del resto, lei la Ditta la conosce bene: Debora era entrata nel Pd con Dario Franceschini, è passata armi e bagagli a sostenere Pierluigi Bersani («mi è simpatico» fu il suo coming out) e al culmine di questa peregrinazione si è sistemata alla corte di Matteo Renzi. Guarda caso, da quando ha la tessera del partito si è schierata con il segretario in carica. Il che dovrebbe mettere sul chi vive il leader attuale: appena la sua stella si appannerà, Debora Serracchiani gli toglierà il suo appoggio. Sempre che non sia lei stessa a fargli le scarpe.La sua idea di partito è chiara. L’ha espressa qualche giorno fa in una lezione alla Scuola di formazione politica del Pd: «Noi non possiamo pensare solo all’economia, alla crescita, ma abbiamo il dovere morale di pensare anche alla crescita morale del Paese». Debora la moralizzatrice. Un Paese da rimodellare, più che da riformare, e un unico sistema di comportamenti da seguire, secondo i dettami dello stato etico e, in fondo, dei totalitarismi.È un’idea che ci riporta indietro di decenni a conferma che il Dna della sinistra, nel passaggio dal Pci al Pd, non si è modificato. Togliatti era «il Migliore».

Berlinguer lanciò la campagna sulla «superiorità morale» rispetto alla Dc corrotta. I dirigenti delle Botteghe Oscure si consideravano fatti di un’altra pasta rispetto ai trafficoni scudocrociati. Ma appena hanno avuto un po’ di potere le loro mani pulite si sono immediatamente sporcate, come documentano tante indagini giudiziarie. Anche i pm di Tangentopoli coltivarono la medesima ambizione: non appena punire i colpevoli ma moralizzare l’Italia, estirpare la corruzione, entrare nella testa della gente e cambiargli il modo anzi, il verso – di pensare.Cambia verso. Era lo slogan di Matteo Renzi alle primarie che l’hanno condotto alla segreteria Pd. Coerente con quel motto e con l’obiettivo di una «crescita morale», Debora Serracchiani ha cambiato idea più volte nella carriera politica. Del segretario di riferimento si è detto: all’inizio Renzi le stava cordialmente antipatico, era lei l’innovatrice, il volto giovane di un partito nato vecchio; lei era stata investita in diretta da Franceschini durante un’assemblea dei circoli Pd nel 2009. Ma quando Matteo ha trionfalmente preso il potere interno, non ci ha messo molto a cambiare verso prima di essere rottamata ancora nella verde età.Era parlamentare europea, dove non brillava per assiduità delle presenze (67ma su 73 eurodeputati italiani, 588ma sui 736 complessivi), e si è dimessa per farsi eleggere come presidente della regione autonoma. Era contrarissima a porre un freno alle intercettazioni quando la vittima era Silvio Berlusconi, ma è favorevolissima a imporre pesanti limiti ora che a Palazzo Chigi si trova il suo diretto superiore e il partito è investito da scandali come Roma capitale svelati proprio da intercettazioni compromettenti.Nel 2011 l’allora eurodeputata scolpì questo editto sulla bacheca Facebook: «Sulle intercettazioni non possiamo andare contro la Corte di giustizia europea che pone il diritto di cronaca prima di tutto, anche prima del diritto alla privacy dei politici». Quattro anni e altrettanti premier dopo, ecco che cosa ha detto Debora per favorire la crescita morale degli italiani: «Va trovato un equilibrio su quello che viene pubblicato a tutela della privacy e di persone che non sono indagate».

Nella nuova classifica dei diritti serracchianici, quello alla riservatezza aveva inopinatamente rubato il posto a quello di cronaca.È il potere del potere: lo conquisti e lui ti fa cambiare idea. A Serracchiani è successo così. Anche sul garantismo ha compiuto un’inversione a U. Intransigente con gli avversari, conciliante con gli amici. Nella campagna elettorale per le regionali aveva chiesto ai candidati di sinistra di consegnarle un modulo di dimissioni in bianco da far valere in caso di guai giudiziari. Passa un anno e un assessore, il piddino Gianni Torrenti, viene indagato dalla procura di Trieste per truffa aggravata ai danni della regione di cui è amministratore: Debora gli toglie le deleghe, salvo restituirgliele un mese e mezzo dopo nonostante che all’inchiesta della procura se ne fosse aggiunta una seconda della Corte dei conti regionale. E nessun passo indietro è stato compiuto dai quattro consiglieri del Pd, tra cui il presidente del consiglio regionale, Franco Iacop, condannati dalla Corte dei conti (come ex assessori della giunta Illy) a risarcire 700mila euro alla regione per aver venduto un immobile a prezzo d’affezione.L’ultimo scivolone sul crinale del doppiopesismo risale alla scorsa estate, in una giornata particolare, quella in cui il Parlamento ha negato l’arresto del senatore Ncd Antonio Azzollini. Mentre il vicesegretario Pd Debora Serracchiani si vergognava del voto garantista («Francamente credo che ci dobbiamo anche un po’ scusare, non abbiamo fatto una gran bella figura»), il governatore friulan-giuliano Debora Serracchiani nominava un rinviato a giudizio (abuso d’ufficio e truffa) come commissario straordinario della fondazione Villa Russiz travolta dai debiti. Evvai con la moralizzazione. A giorni alterni.

E’ GIA’ IN FASE AVANZATA IL PROGETTO DI DISTRUZIONE DELL’ ITALIA……!!!!

PER  ESSERE  SICURI  DI  NON  SBAGLIARE,  DOBBIAMO  BUTTARLI  FUORI  DALL’ ITALIA  TUTTI  QUANTI !!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  FOGLIO        28 Febbraio 2017 alle 16:14

 

Sul carro del sistema proporzionale sale anche il Partito islamico italiano

Il progetto lanciato da Hamza Piccardo che vuole attingere ai due milioni di voti di elettori musulmani in Italia. Un progetto “pericoloso che vuole polarizzare ed escludere”. Parla Maryan Ismail Mohammed

Forse per effetto della nuova voglia di ritorno al proporzionale nel nostro paese o forse se come contraccolpo dell’ondata integralista mondiale, in Italia sta per nascere un Partito islamico italiano. L’idea non piace affatto a Maryan Ismail Mohammed, antropologa di origine somala da tempo all’avanguardia nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili con la sua “Associazione mamme e bimbi somali”, una delle 11 entità che lo scorso primo febbraio ha firmato al Viminale col ministro dell’Interno Marco Minniti un “Patto nazionale per un islam italiano” in 10 punti. Sorella di un ambasciatore somalo presso le Nazioni Unite a Ginevra che fu assassinato dagli estremisti islamici di al Shabab, portavoce della Comunità somala di Milano, musulmana sufi, Maryan Ismail lo scorso giugno uscì clamorosamente dal Pd milanese dopo molti anni di militanza, per protesta contro la scelta di far eleggere al Consiglio comunale Sumaya Abdel Qader, una integralista in area Fratelli musulmani la cui famiglia è stata collegata a prese di posizione duramente anti-ebraiche. Proprio in contrapposizione a questo Partito islamico italiano, Maryan ha costituito una “Associazione musulmani laici”, inaugurata sabato alla “Convenzione nazionale della Marianna”, un movimento creato da Giovanni Negri per “ridare una casa a tanti homeless politici”. “Uomini e donne che hanno fame di politica, che non accettano più una realtà italiana dove la politica è stata ridotta a roba da tribunale o a corrida da talk show, che vogliono aiutare il nostro paese in declino a rialzarsi”.

 

“L’idea di costituire un Partito islamico italiano è stata lanciata il 21 gennaio sulla pagina Facebook del Dottor Hamza Piccardo”, spiega Maryan Ismail Mohammed. Hamza Piccardo, va ricordato, è stato uno dei fondatori dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche in Italia considerata emanazione dei Fratelli musulmani, e che è pure tra i firmatari del Patto nazionale per l’islam italiano. Piccardo nel frattempo ne è uscito, insoddisfatto del contenuto di quel documento. “La pagina di Piccardo manifesta l’esigenza di far partire un’assemblea costituente per un partito islamico, ritenendo inadeguato il percorso di 25 anni di dialogo con lo stato italiano, sia il patto che è appena stato firmato”. Secondo Maryan Ismail Mohammed, “l’esigenza è legittima, e la piattaforma da cui il Partito islamico italiano dovrebbe nascere si presenta come ampia, condivisa, partecipata e democratica. Ma un conto è la legittimità, un conto l’utilità e l’opportunità. Certamente certe richieste di rappresentatività e di luoghi di culto sono condivisibili, certamente guardo questo processo con molto interesse, ma l’idea di polarizzare una comunità per appartenenza etnica o per appartenenza religiosa, sinceramente, non mi sembra un esperimento molto costruttivo. Lo dico di un Partito islamico italiano, come lo direi di un Partito ebraico italiano o di un Partito buddhista italiano. In un paese di cultura cristiana come l’Italia potrebbe avere un senso rifare la Democrazia cristiana, che si rivolge a 60 milioni di persone e ha a Roma il punto di riferimento di uno stato che si chiama Città del Vaticano. Ma fare un Partito islamico in Italia sarebbe come fare un Partito cristiano in Marocco, se magari dopo che vi è stata garantita la libertà di cambiare religione si forma pure lì una comunità cristiana di una certa consistenza”.

Cosa peraltro improbabile… “Ma no! Tutto è possibile nella storia umana! Ma non è neanche questo il punto principale”, dice Maryan. “È che mi sembra pericolosa questa voglia di polarizzare, di escludere, di marcare un’appartenenza religiosa. Se tutti fanno così, il dialogo diventa impossibile. Da una parte Trump ci vuole marcare perché proveniamo da paesi musulmani. Ci banna: Muslim Ban. Dall’altra chi ci vuole marcare dicendo che siamo islamici: Islamic Party. Sono poli opposti che alla fine si assomigliano e si toccano. Da una parte tu mi escludi; dall’altra io mi autoescludo. Il risultato è comunque un’esclusione”.

 

Partito Islamico, peraltro, può significare due cose. Può voler dire un movimento per difendere interessi specifici di una minoranza, come ad esempio sono stati la Lega Musulmana in India o i partiti cristiani in Indonesia. Può voler dire chiedere la Sharia in territorio italiano. “Non è chiaro ancora a quale prospettiva vogliono arrivare. Se l’esigenza è ad esempio avere più luoghi di culto, c’è una situazione che può essere migliorata, ma   lavorando tutti quanti insieme. Se Si vuole la Sharia, è bene che un confronto si apra. Anche per questo abbiamo costituito l’Associazione Musulmani Laici”.

 

Non è che più semplicemente il Partito islamico italiano vuole sfruttare il ritorno al proporzionalismo? Non tanto la voglia di Repubblica islamica ma di Prima Repubblica… “È un’analisi che fanno: c’è ormai in Italia un bacino elettorale islamico da 2 milioni di voti, valorizziamolo. Il fenomeno va visto con interesse e attenzione, ma bisogna dare modo al musulmano di non condividere quel modello stereotipato di dissociarsi. Dato che il mondo islamico è un mondo composito, la risposta sta proprio nella laicità. Si è compositi perché si è laici, si è laici perché si è compositi, e quindi è una cosa che arricchisce, in ogni caso. Il nostro sforzo è far sì che le nostre voci, dei musulmani e delle musulmane, che non si riconoscono in quell’ortodossia, possano uscire fuori proprio attraverso un percorso laico e dire ‘io voglio mettermi il fazzoletto, io non voglio mettermi il fazzoletto. Io sono malichita, io sono sciafeita, io sono hanbalita, io sono quello che sono’. Punto. Io posso essere ateo. Io voglio abiurare per andare da un percorso islamico a un percorso di scelta individuale”. Come dice anche il Corano, non vi può essere costrizione nella fede. “Esattamente”.